giovedì 1 aprile 2021

Il ritmo circadiano

Da quando lavoro su turni (i canonici 6/14 - 14/22 / - 14/22) mi sento un po' come il Marcovaldo di Calvino, che osservava lo scorrere dello stagioni lontano non nella natura, ma bensì nel contesto urbano/industrializzato. Certo, non ho trovato funghi che mi hanno provocato disturbi intestinali e non ho intravisto insegne pubblicitarie intermittenti, però ho visto l'allungarsi e l'accorciarsi delle giornate dalle vetrate dello stabilimento e poi più tardi dalla finestra del bagno dopo la doccia delle sei del mattino.  Se tutto questo può sembrare positivo, c'è naturalmente anche il rovescio della medaglia, ovvero il completo ribaltamento dei ritmi sonno/veglia, ma sarebbe più giusto dire che ormai la vecchia maniera di dormire è un simpatico ricordo, col risultato di avere un sonno perennemente arretrato, risvegli improvvisi, sonnolenza ed insonnia, il tutto in contemporanea. I più attenti diranno che questa è la sindrome da covid che stanno passando milioni di italiani, io penso che si tratta solamente di un nuovo paradigma che colpisce le persone più sensibili, cioè quelle che non si fanno una dormita decente da quando erano avvolti nel liquido amniotico. E a questo problema non c'è vaccino che serva a qualcosa, nè anticorpi monoclonali. 

giovedì 2 luglio 2020

Pan Demia

"Si inizia a stare stretti, siamo sette miliardi, ed altri nuovi arrivano a fare gli stessi sbagli" (gente di merda/zen circus)
Quando pensi che mai una cosa del genere ti possa accadere, ecco che allo scoccare dell'anno del tuo ingresso negli anta si scatena una pandemia influenzale globale.
Per i tre quattro che ancora non ne avranno sentito parlare, pare che un virus arrivato da un pipistrello ad un wet market di Wuhan, in Cina, abbia fatto il cosiddetto salto di specie finendo per infettare l'uomo ed il resto del mondo circostante. Ora, non bisogna essere certo dei geni per capire che questa versione fa acqua da tutte le parti, che nella narrazione mainstream dei media, ed ancor di più delle agenzie sovranazionale, per non parlare dei governi, la verità è praticamente un optional e può cambiare da un momento all'altro per direzionare meglio l'opinione pubblica e di conseguenza le misure più o meno draconiane da adottare, e per questo ne voglio parlare adesso, a luglio, quando qui in italia siamo alla normalità. o quasi. Devo dire che ce la siamo vista brutta, ma non dal punto di vista sanitario (come tutti sanno la presunta pandemia ha colpito soprattutto il nord), piuttosto dal punto di vista psicologico. Un'aria pesante che per me ha un inizio preciso, la sera del 7 marzo, quando per la prima volta ho visto una persona fare la spesa con la mascherina, e mai avrei pensato che quella scena da allora sarebbe diventata la norma, così come il quotidiano bollettino delle ore 18 della protezione civile con la conta dei morti, che non si sa mai se sono stati reali del coronavirus oppure cos'altro? Per me la pandemia è stata soprattutto "pan", cioè panico, paura. Non è passato giorno senza che, da buon ipocondriaco, non mi sia autodiagnosticato insufficienza respiratoria, febbre, tosse, raffreddore, dolori intercostali, mal di gola, tutte cose che per fortuna mi passavano nel giro di un giorno, pur continuando a leggere notizie di intubati, maschere da sub usate come respiratori, bombole di gas insufficienti, morti nelle case di riposo, giovani incoscienti, guanti al supermercato,  distanze da mantenere, asili e scuole chiuse, un incubo senza fine che piano piano si è dissolto con l'arrivo del picco, della discensa dal picco, e con il caldo poi e con un generale liberi tutti in seguito. Ma è notizia di questi giorni che la seconda ondata arriverà e sarà terribile, anzi feroce, che nei paesi sud americani è in atto una strage, che moriremo tutti etc. Ora francamente non so che pensare, so bene che tutto ciò che viene narrato è totalmente funzionale all'orientamento dell'opinione pubblica nei confronti di una versione piuttosto che di un'altra, quindi risulta logico che informarsi è del tutto inutile. Quindi che fare? in pratica non possiamo fare un cazzo, detto semplicemente. Siamo nelle mani di criminali senza scrupoli che nella migliore delle ipotesi hanno creato questa pandemia per regolare ancora una volta il mercato a loro piacimento (lo ricordiamo per chi ancora non lo sapesse : il capitalismo ha sempre bisogno di una grossa crisi ogni 8/10 anni per riorganizzarsi, vuoi la caduita del muro di berlino, l'11 settembre, i mutui subprime, le guerre, tutte cose che fanno passare per casuali ma progettate nei minimi dettagli), oppure, nella peggiore delle ipotesi, per modellare il mondo in senso ancor più orwelliano di quanto già non lo sia, e il distanziamento sociale, la video sorveglianza, la vaccinazione di massa e i sistemi di social credit già in atto non sono altro che un prologo di qualcosa ancor più grande. Dopotutto le risorse stanno per terminare, siamo davvero tanti e la selezione, quando arriverà, sarà davvero cruenta.

mercoledì 17 luglio 2019

Dimmi che food reality guardi e ti dirò che sei

Sarà stato il cattivo tempo, sarà che ho permesso a chiunque di salire sul mio tetto per sistemare la proria antenna urtando e quindi destabilizzando la mia, non mi interessa saperlo onestamente, ma da un giorno all'altro la nostra tv ha iniziato a captare solamente 5 canali in croce, e non perchè si trattava di reti televisive cattoliche, solo perchè è un modo di dire. Io non me ne curai più di tanto, dopotutto ormai le alternative alla tv generalista sono talmente tante che non c'è nemmeno bisogno di farne un elenco, ma la mia compagna, per di più in maternità e quindi con maggior tempo da dedicare alla magione (ed al mangione) non era dello stesso avviso e per questo si decise a fare intervenire un antennista, che con la modica cifra di 90 euro ci restituì la visione di circa 200 canali, se non di più, del digitale terrestre. Ma che bel mondo colorato che ospita l'etere! C'è un canale per ogni cosa : motori, costruzioni, televendite, ed ovviamente cibo, nel senso proprio che c'è un canale che si chiama Food Network, che, a giudicare dal nome, si occupa solo di ricette, food reality, ristoranti, avventure picaresche, insomma tutte cose con le quali andrei a nozze. Se fossero vere. Quelli che io chiamo fintality show sono degli spettacoli talmente coreografati da sembrare un balletto della Scala. Sai già cosa accadrà e quando, sai la battuta che dirà il conduttore e quella che dirà l'ospite, e a questo punto ti viene da chiedere : ma perchè far finta che sia tutto vero? La risposta si potrebbe azzardare prendendo in considerazione il fatto che spesso si tratta di format stranieri, dove i reality-presa-per-culo sono all'avanguardia, oppure molto più prosaicamente con la motivazione scientifica e più che fondata che gli italiani sono un popolo di fessi boccaloni analfabeti funzionali. Ma sarebbe sbagliato dire che è tutta spazzatura, alcuni spunti interessanti ci sono, e poi per giustificare il titolo di questo post debbo necessariamente passare alla disamina di 4/5 (dipende da quando mi scoccio di scrivere) programmi. Pronti? Via

1)Cucine da incubo
Partiamo dal grande (in tutti i sensi) Antonino Cannavacciuolo. Come ben sapete il suo programma è l'adattamento, in salsa partenopea, della famosa trasmissione di Gordon Ramsay. Tra i programmi che prenderò in esame forse si tratta di quello più palesemente finto, con uno schema ben definito che si ripete pressochè identico ad ogni puntata : c'è un ristorante, spesso a conduzione familiare, che naviga, per usare un eufemismo, in cattive acque. Propongono una cucina molto semplice, ma non riescono a rimanere a galla. La puntata si apre con l'arrivo di Cannavacciuolo a pranzo, che parcheggia la vettura che sta sponsorizzando in quella puntata, si lamenta dell'ingresso, si accomoda e nessuno lo caca, e quando lo cacano gli portano delle pietanze di merda. Poi saluta dicendo "ci vediamo stasera", e quella stessa sera, tornato al locale c'è un piccolo miracolo : il ristorante in fallimento è pieno, però gli astanti non riescono a mangiare, o perchè si perdono le comande, o perchè in cucina ci si appiccica invece di cucinare, o perchè semplicemente tutti si scocciano di aspettare. La serata finisce con gli ospiti che se ne vanno senza mangiare e il  cazziatone di cannavacciuolo che dice " ci vediamo domani". E domani il ristorante si trasforma ed il cuoco, che fino ad allora faceva bucatini all'amatriciana a 5 euro al piatto impara dallo chef a preparare medaglioni di vitello su riduzione di mirtillo selvatico della valtellina, dal modico prezzo di 35 euro a porzione. Vabbbuon? E certo che va buono. La sera lo chef riesce a far mettere in pratica i suoi insegnamenti al ristoratore sulla via del fallimento, che miracolosamente, grazie al nuovo menù, ai nuovi interni ed al rinnovato spirito collaborativo del personale ottiene il tanto agognato successo. Tutti sono felici e contenti, e Cannavacciuolo se ne va pronunciando il suo saluto : "addios!". E così sono tutte le puntate, più o meno.
A chi può piacere : a chi crede nello stereotipo gigante buono/simpatico del sud, e a chi guarda i video di casa Surace, che in tutta la loro carriera hanno messo in scena una sola idea (oddio quanto si mangia al sud/ è arrivato il pacco da giù/ ripetere per n anni).

2)Fatto in casa da Benedetta
Se pensate che Benedetta Parodi sia l'unica a cucinare e pubblicare libri di ricette, vi sbagliate di grosso. Ne esiste un'altra, più simpatica, più rubiconda e più di provincia, dalle Marche per l'esattezza. Nata su Youtube, è poi approdata in tv con la stessa formula fatta di ricette semplici e gustose, dove l'ingrediente segreto è il suo accento : è come stare in cucina con Ciriaco De Mita, le d diventato t, le g diventano c e così via. Benedetta Rossi dalla sua enorme casa di campagna (arredata Ikea, almeno in cucina) comincia sempre a raccontare la sua ricetta con un aneddoto, e ciò la rende ancora più simpatica e familiare, ogni tanto rompe un uovo, versa qualcosa, oppure fa un errore che non si sa quanto sia spontaneo (trattandosi di un programma registrato), poi mentre qualcosa cuoce in forno se ne esce sulla sua panchina esclamando "quando è bella la gampagna", poi rientra in cucina e se non si è bruciato nulla assaggia il suo manicaretto e, da sola, si dice "quando è buono", poi alza il pollice perchè si sa viviamo nell'epoca della likecrazia, e poi parte lo spiegone con tanto di grafica gentrificata (cioè frecce, disegnini etc.). Ogni tanto arriva a farle compagnia qualche ospite da fuori, il marito, la zia, il nipote, la mamma e il resto dell'albero genealogico, che a volte aiutano pure a cucinare. Tutto sommato non me la sento di biasimarla perchè si vede che è una donna vera, anche se alcune cose risultano un tantino forzate.
A chi può piacere : a chi crede che la genuinità ormai si trovi solamente in provincia, a coloro cui piacciono le ricette semplici e gustose e i riflessi rossi nei capelli tagliati corti.

3)Unti e bisunti/Camionisti in trattoria
Post unico per i due programmi più famosi dell'ex rugbysta di Frascati. Il simpatico Gabriele Rubini credo che sia davvero una persona squisita, pur non conoscendolo, e a quanto pare sembra proprio godere fisicamente quando addenta un panino iperfarcito o qualche pezzo di carne ancora grondante grasso e/o condimenti (e la regia, in tal senso, non lesina primi piani sulla sua bocca, per la gioia delle telespettatrici e non), il problema nasce quando a questa sua genuinità la scrittura del programma aggiunge delle forzature assolutamente non necessarie, come riferimenti cinematografici assolutamente fuori luogo (prendiamo i due gemelli cosentini, campioni del morsello, costretti a recitare la parte delle gemelline di Shining), oppure ristoratori sorpresi di una visita improvvisa (che in realtà è programmata da settimane), e potrei continuare con gli esempi. I più realisti diranno che fa parte del programma, e sono anche d'accordo, ma perchè inserire questi elementi di finzione in due programmi che della verità/genuinità dovrebbero essere i portabandiera? Ma nonostante tutto i programmi sono godibili e divertenti e, perchè no, anche divulgativi in quanto consentono di conoscere posti nuovi e ricette da provare.
A chi può piacere : a chi a tavola non conta nè calorie nè colesterolo e non si preoccupa se il mangiare con le mani può risultare sconveniente.

4)Food advisor
In questa sede prendiamo in esame solo questa trasmissione dello chef Rugiati, ben conscio del fatto che ne abbia anche uno di cucina vera e propria, ovvero "Cuochi e fiamme". In questo reality Simone gIra l'italia in lungo ed in largo facendosi accompagnare, per ogni città, da cinque advisor che, a loro giudizio, gli faranno assaggiare la loro versione preferita di una determinata pietanza (pizza a Napoli, cotoletta a Milano, etc.). L'idea del programma è davvero buona e soprattutto lascia sottindendere una visione egalitaria della critica gastronomica, ovvero ognuno può dire ciò che pensa senza aver necessariamente conseguito master e/o frequentato corsi. Quello che pesa, a voler essere sinceri, è la presenza di Rugiati, che ad ogni piè sospinto infarcisce la narrazione di aneddoti non richiesti e ingredienti non necessari (il panco, nominato almeno una volta a puntata), ma si sa, se uno è chef ti devi aspettare qualche pippone prima o poi.
A chi può piacere : ad un pubblico mediamente hipster/metropolitano (non si esce mai dai grandi centri abitati) abituato a scrollare su Tripadvisor.

5)L'italia a morsi con Chiara Maci
Ennesimo esempio di food reality itinerante, e decisamente più intimo, "L'Italia a morsi con Chiara Maci" prende il via da un piccolo paese come da una grande città, dove la conduttrice, dopo una breve ricognizione gastronomica, si lascia invitare a pranzo a casa da un "cesarino/a", ovvero un custode certificato della tradizione gastronomica di un determinato luogo. Rebus sic stantibus è chiaro che l'aspetto culturale del cibo, che è, in ultima analisi, il più importante, diventa preponderante, al netto di alcune forzature che purtroppo sembrano essere l'ingrediente base dei reality (che io chiamo "fintality", e non c'è bisogno di spiegare il perchè). Chiara è brava e spigliata, oltre ad essere preparata, e aiuta pure in cucina, il che non guasta mai.
A chi può piacere : a chi crede che il cibo sia soprattutto cultura, amore e condivisione, cioè così come dovrebbe essere.

P.S.: per la chiosa dell'ultima trasmissione ho deciso di non trattare "Cortesie per gli ospiti", una trasmissione dove tre idioti vengono a giudicarti la casa, una cosa che, anche se finta come una moneta da 3 euro, mi mette l'orticaria. Ancor più del cibo la casa rappresenta l'amore, l'accoglienza ed il calore, e sono tutte e tre cose ben lontane (per fortuna) dalla perfezione formale.




sabato 1 dicembre 2018

Primo

Il primo di qualcosa non si scorda mai. Che sia il primo amore, il primo sapore, il primo dolore, il primo rancore, il primo sentimento, il primo risentimento.
Ma non è vero per niente.
L'unica cosa che non si dimentica del primo è la paura che sia anche l'ultimo.
Che ciò che stringi tra le mani per forza di cose un giorno o l'altro è destinato a scapparti di mano, nelle migliori delle ipotesi, o a scomparire per sempre senza un perchè, nella peggiore.
Ecco davvero cosa non si scorda mai.

domenica 17 giugno 2018

L'offerta speciale

E fu così, per una serie di coincidenze che non sto qui ad elencare ma che potete facilmente immaginare (una serie di ejaculazioni dilatate nel tempo, in buona sostanza, che è tutto ciò che siamo essenzialmente) che un tiepido mattino di novembre mi trovai all'anagrafe a denunciare sia la morte di mio padre che la nascita del mio primogenito. Entrambi maschi, entrambi con lo stesso nome, entrambi con lo stesso cognome.
All'ufficio c'era già la fila, ancor prima dell'apertura c'era già il traffico dei numeretti fasulli imbandito da qualche utente particolarmente mattiniero, ansioso di possedere finalmente nel portafogli la sua nuova e scintillante carta d'identità elettronica, quella che oltre ad indicare le generalità, da qualche anno, serviva anche da fidelity card al supermercato e da tessera per l'assistenza in caso di indigenza economica.
Entrai alle nove, e la fila di circa quattordici utenti me la vidi scorrere sorseggiando un caffè in bicchiere biodegradabile ed addentando una brioche alla quinoa selvatica del Madagascar. I distributori degli esercizi pubblici erano sempre più all'avanguardia e sempre più ecosostenibili.
Arrivò finalmente il mio turno.
-Buongiorno, dovrei denunciare la nascita di mio figlio e la morte di mio padre.
-Beh questo è poco ma sicuro, indubbiamente il contrario non sarebbe stato possibile.
-Spiritoso. Comunque sarà facile trovarli sul computer, hanno lo stesso nome e lo stesso cognome.
-Poteva dirlo subito, in questo caso c'è l'offerta speciale comunale : una nascita ed una morte nello stesso giorno con lo stesso nome e lo stesso cognome nello stesso comune non comportano alcuna tassa di trascrizione. Si tratta di un'iniziativa comunale per favorire il lavoro di noi impiegati, che non dobbiamo creare un nuovo file per il nascituro ma semplicemente sostituire le date al morituro, risparmiando spazio sui server e tempo lavorativo. Che però se ne va lo stesso fornendo queste spiegazioni ai cittadini.
-E mi scusi, la posizione anagrafica di mio padre?
-Sarà come se non fosse mai esistito, sostituito da suo figlio. Si tratta di un'idea talmente geniale che c'è gente che appositamente uccide (o fa uccidere) il proprio padre il giorno della nascita del suo figlio solamente per approfittare dell'occasione. Se è questo il suo caso mi avvisi che chiamo subito la polizia e la denuncio per omicidio.
-No, non è il mio caso. Comunque procediamo perchè ho una certa fretta, ho un funerale da organizzare...
- Mi spiace ma non ci sarà nessun funerale. Come le ho già detto la posizione anagrafica di suo padre sarà completamente cancellata, e quindi un non nato non può nemmeno morire, e quindi nessun funerale. Il comune si occuperà della cremazione e dell'occultamento delle ceneri. Firmi qui.
Firmai il modulo e me ne andai. Mia moglie sarebbe rimasta contenta per quel risparmio di tempo, di spazio, di emozioni.

domenica 8 aprile 2018

Intorno a

Catalizzare, leggo sul dizionario, è un procedimento atto a velocizzare una determinata reazione chimica e/o processo. Fatto sta che per la maggior parte delle persone, me compreso, catalizzare ha a che fare con la marmitta catalitica che non si sa nemmeno che funzione ha. Però scotta. E di questo me ne accorsi quando mi fermai su un mucchietto di erbe secche per rispondere ad una telefonata, finita la quale mi accorsi che qualcosa alle mie spalle prendeva fuoco, o meglio c'era del fumo che usciva, appunto, da sotto la mia marmitta. ripartii ma già il fuoco si era sviluppato, e non avevo acqua con me. Prima di chiamare i vigili del fuoco cercai anche di pisciare sul fuoco, ma nel momento in cui mi accingevo ad abbassare la zip mi resi conto di essere già attorniato da una decina di persone, perdigiorno scansafatiche e disoccuppati. Ognuno con il loro consiglio, ognuno con la loro idea, solo uno con una bottiglia d'acqua di due litri che risolse all'istante la situazione. Alla mia proposta di riacquistargliela mi disse che tanto l'aveva appena riempita alla fontana e che ne aveva ancora altre con sè. Me ne andai, e pensai che solamente le disgrazie riescono a catalizzare qualcuno attorno a te, per fortuna, Oppure no?

domenica 25 febbraio 2018

Imma Colata

4° ed ultima parte.

E fu così che Biagio partì per una terra lontana e desolata, lontano da tutti gli affetti, da sua moglie e dalla sua amata figlia che intanto cresceva intelligente e giudiziosa, diventando ogni giorno di più la beniamina delle sue maestre per i suoi voti scolastici più che eccellenti.
Ma un brutto giorno di ottobre Biagio non fece più ritorno dalla miniera. Un'esplosione improvvisa fece morire lui e altri 6 colleghi italiani come lui, e per recuperare i corpi le autorità impiegarono giorni e giorni.
Una settimana dopo la notizia giunse anche al paesino, ed anche ad Imma che pianse per giorni interi, si ritirò da scuola ed andò a lavorare alla fabbrica di candele del paese, da cui appunto "Imma Colata", come la cera.