domenica 22 ottobre 2017

Alone

Tutti ridevano nel paese della gioia.
Qualcuno si fotografa il sorriso
in maniera spontanea
spontanea quanto l'azione del premere click.
Tutti mostravano i denti di mille colori
come i felini quando soffiano
e quindi perchè associare un sorriso a qualcosa di bello?
Tutti urlavano nel paese della gioia
solo per sovrastare e annullare il loro silenzio interiore
Tutti mangiavano nel paese della gioia
per riempire il loro vuoto abissale
Tutti avevano intorno un alone
ma non conoscevano il significato di quella parola in inglese.

sabato 19 agosto 2017

Le ferie d'agosto

Caldo, caldo nella norma, caldo africano.
Ai miei tempi (che non erano miei) il caldo era sempre lo stesso, non c'erano cicloni ed anticicloni e paracicloni.
Le mie ferie coincidono quasi sempre col picco del calore immenso. Non me ne curo perchè con l'aria condizionata, le tapparelle chiuse e tutto il vicinato che sa che io sono al paese dei miei, e le scorte alimentari per due settimane, e le pareti insonorizzate, e lo splitter posizionato in maniera strategica per non far rumore nè acqua, nessuno penserebbe che sono chiuso in casa.
E invece.
Da quando il demiurgo che regola le nostre vite dall'altro ha capito che i social network non ci distraevano e dividevano abbastanza ha deciso di creare le serie tv. E qui il campo d'azione si è allargato a dismisura.
Mi stendo sul divano e sul mio servizio di streaming mi accorgo che ho più episodi che ore di vita rimanenti.
Per inaugurare il periodo di festa ne scelgo una tutta nuova, di cui non ho letto niente e di cui probabilmente non conosco il finale.
La comincio di pomeriggio ma potrebbe anche essere sera, dopotutto da casa mia non si intende la differenza. Non mi prende più di tanto, la terza puntata parla di un ladro che approfittando dell'asenza del proprietario entra in una casa disabitata per derubarla. Anche in quella puntata è agosto, anche in quella puntata è tutto chiuso, anche in quella puntata il proprietario non è uscito realmente di casa, anche in quella puntata..ahia!
Mi sveglio dopo non so quanto tempo. Legato polsi e caviglie, con un gran mal di testa e presumibilmente un bel bernoccolo. Davanti a me, placido e tranquillo, quello che con ogni possibilità è la ladra che voleva rapinare casa mia. Stranamente è donna, o per fortuna, perchè se lo avessi raccontato o scritto sul mio blog mi avrebbero risposto che la cosa è altamente improbabile, e di consequenza più originale, però potrei essere tacciato di sessismo, così per prima cosa le chiedo :
-Sei donna?
-A te cosa  sembro?
Ok, la risposta è esatta. Solamente mi aspettavo un ladro maschio. Ma ormai c'è la parità e le quote rosa anche in questo settore, non penserai che le lotte degli anni 70 siano andate a farsi fottere?
In una certa misura...
-Ho sete, potresti darmi qualcosa da bere? Considerando che si tratta di roba mia...
-The freddo o limonata?
-Una cosa che unisca entrambi i sapori, the freddo al limone.
-Arriva subito.
Bevo dal bicchiere con la cannuccia, avendo le mani legate. Almeno la sete per un po' si è calmata.
Chiedo alla mia ospite improvvisa (ommioddio, cosa penserà di tutto questo disordine) perchè ha scelto proprio casa mia. Semplice, mi aveva studiato per bene, aveva parlato col portiere (figlio di puttana) fingendosi agente immobiliare, aveva raccolto informazioni sul vicinato che ovviamente le avevano detto sarei andato in vacanza dai miei. Almeno la mia bugia aveva funzionato, addirittura si era diffusa all'esterno del palazzo. E poi dicono che oggi non c'è dialogo.
-Allora, cosa vuoi rubare?
-Mah, non so, tu cosa hai da offrire?
-Se ti va per stasera avevo in mente pennette panna e salmone alla vodka, con un po' di sedano.
-Ma è una ricetta vecchia di secoli! Quando ho fatto l'alberghiero dieci anni fa era già fuori moda!
-Allora visto che sei esperta, cucina tu qualcosa...
-Non è un problema...
Se ha fatto dieci anni fa l'alberghiero ha tra i 24 e i 29 anni, salvo bocciature. Certo che se mi diceva "mi sono diplomata dieci anni fa" oppure "l'ho iniziato dieci anni fa" rendeva la comprensione più facile a me e a voi, ma tant'è.
-Almeno mi liberi le mani?
-Per cosa?
-Per mangiare...
-Ci sono altre cose che mi interessa fare, piuttosto che mangiare, ed una in particolare non ha bisogno di mani per essere compiuto, o almeno non delle tue...
La vedo avvicinarsi a me, sbottonandosi i pantaloni. Si, si tratta di sesso come avrete già capito. Pare che funzioni come catalizzatore dell'attenzione e così probabilmente arriverete alla fine della storia.
Rimane in canotta e slip, e una volta accanto a me si mette ad armeggiare col mio boxer, dal quale già fuoriusciva un membro più che discreto, stracciandolo e buttandolo via come uno straccio (quale era dopotutto, per fortuna che l'avevo messo pulito in mattinata). Senza nemmeno togliersi gli slip si autointroduce il mio pene dentro, chiudendo gli occhi e mugolando tra sè e sè. Non sapevo che alcune ladre unissero l'utile al dilettevole. Se ne va via appena raggiunto il suo orgasmo, lasciando il mio ben lontano dal venire (ahaha, hai fatto il doppio senso). Chiedo di essere liberato e lei acconsente. Vado in bagno, lei va nell'altro e dopo la mia e la sua doccia siamo in cucina. Lei armeggia ai fornelli, mi dice di rilassarmi, che ormai il colpo è andato male, e che non mi ruberà nulla. Io le dico che è il caso di brindare allora, e lei mi consiglia di far decantare un po' di rosso, che si addice al piatto che preparerà. Fortuna che ho un Montepulciano d'Abruzzo del 2015 in dispensa. Lo apro e lo verso nel decanter. La cena è già pronta. Farfalle al salmone e panna, senza vodka. Verso il vino alla mia ladra cuciniera. Lo beve d'un sorso.
-Tu non bevi?
-No, sto seguendo una cura che non mi permette l'uso di alcolici...
-Oddio non avrai mica una malattia?
-Me lo chiedi perchè lo abbiamo fatto senza protezioni?
-Certo.
-Tranquilla. Tu piuttosto come stai?
-Bene.
-Sicura?
Il veleno per topi che avevo messo nel vino ci metteva un po' a fare effetto, ma prima o poi ce l'avrebbe fatta ad ammazzare la mia ladra. La vidi dapprima con la vista annebbiata, poi senza forze nemmeno per chiedermi cosa stesse succedendo, poi la vidi stramazzare col viso nella pasta al salmone.
La rialzai, le ripulii il bel viso con la lingua, assaporando così un altro po' di condimento che era davvero buono, la presi in braccio, la portai sul mio letto e la spogliai. Era ancora calda. Mi sarei preso l'orgasmo che mi aveva negato, anche al costo di essere tacciato di necrofilia. La scopai così senza pietà, arrivandole copiosamente dentro. Dopotutto il rischio di una gravidanza indesiderata probabilmente non si poneva più.
A pensarci bene la vita reale poteva essere più interessante di una serie tv.


sabato 29 luglio 2017

Giugno lugno agogno

Sai cos'è il caldo?
Il caldo è una copertura, così come il freddo è una mancanza.
D'estate siamo parecchio coperti, già la pelle ci basta e vorremmo anche togliercela da dosso. Ma non si può. L'epidermide è l'ultimo scudo che ci appartiene per sempre, al massimo col tempo può cambiare ma non ci abbandona mai.
Sulla spiaggia rovente delle due del pomeriggio la pelle più o meno coperta dei bagnanti ha le colorazioni più diverse e disparate.
Sotto un ombrellone a pochi metri dalla riva due ragazzi litigano. Dove troveranno la forza per farlo, con questo caldo, non è dato sapere.
Lei si alza e si butta in acqua, lui rimane sdraiato a piangere sotto gli occhiali da sole. Lei torna, si asciuga e dopo qualche minuto se ne va. Inciampa, si scheggia un ginocchio sul vetro e sanguina, ma sembra non farci caso. Lui rimane in acqua a guardare la scena, senza intervenire. Con questo caldo, dopotutto è comprensibile.
Nel lido accanto lei riesce a farsi prestare un cerotto e un po' d'acqua ossigenata. Medicata alla bell'e meglio si inerpica per la leggera salita che conduce alla stazioncina semi deserta di paese. Un paio di venditori ambulanti aspettano il suo stesso treno, quello delle 16 e 10.
-Senti, non è che ti serve un cellulare?
Un attimo dopo il vecchio Samsung che lui le aveva regalato due anni prima ha un nuovo, felice e sorpreso, proprietario. La sim, rimossa, chissà come è atterrata proprio sul binario più vicino alla banchina, la rotaia del treno in arrivo la distruggerà per sempre. Se deve finire una cosa, finisca con tutti i cordoni ombelicari che la legano al passato. Tanto farne una nuova è un attimo.
Il treno arriva, lei prende posto nello scompartimento reso freddissimo dall'aria condizionata. Qui dentro, pensa, oltre alla pelle serve anche una felpa che ora non ha.
Lui è ancora in spiaggia. Il tempo di riprendersi chè non è facile essere lasciati e abbandonati a due settimane da ferragosto con il volo per la Grecia già prenotato. Raccoglie le sue cose e se ne va pure lui alla stazioncina. Aspetta il treno, per fortuna non c'è nessuno. Sarà più facile buttarsi sul binario appena arrivato il treno, e distruggersi come una sim, quella con cui si sono parlati per tanto tempo. Il treno è in orario, sente il fischio sempre più vicino, quando è a pochi metri si butta chiudendo gli occhi. Il macchinista, com'è ovvio, non ha nemmeno il tempo di pensare.

lunedì 26 giugno 2017

Una teglia di maccheroni

-E mi raccomando carica carica di formaggio.
Sembrava superflua come indicazioni ma in fin dei conti non lo era, dopotutto non c'è nulla di più soggettivo di un condimento, quanto ne è, ma soprattutto quanto non ne è. Specie quando si parla di pasta al forno, specie se la devi trovare nel forno già pronta quando torni a casa. Il semplice gesto di accendere il forno mentre ti lavi, uscire dalla doccia, impiattare e a volte manco quello, mangiare direttamente dalla pirofila, e poi lasciarla a bagno maria senza nemmeno prendersi la briga di lavare i patti.
Quella sera, ovviamente, appena entrai a casa la prima cosa che feci fu constatare il carico di formaggio sulla pasta, e mi accorsi che era notevole. Potevo lavarmi tranquillo. Troppo tranquillo, è così che succedono i guai, quando 'ansia ti abbandona per un solo attimo e pensi di rilassarti come i comuni mortali.  In quell'attimo di sospensione può succedere che lasci una spina attaccata, un lavandino che scorre, una maniglia chiusa, e succede l'irreparabile. Quella sera l'irreparabile accadde per colpa di quel cazzo di lavandino che perdeva. Tic e tic tutte le ore del giorno, fanno un lago nel bidet pieno di peli. Così uscendo dalla doccia scivolai, battei la testa sul lavabo e morii, subito per fortuna, però nudo. Se penso alla vergogna mi ammazzerei. Però ero pulito, appena uscito dalla doccia, ma veramente. Salendo verso il (paradiso, inferno,purgatorio, tetto) vidi chiaramente che il fumo comuinciava ad uscire dal forno. Chiunque sarebbe entrato dopo poco avrebbe trovato solamente un cumulo di pasta carbonizzata, e nient'altro. Se penso alla fatica fatta per preparare quel piatto mi sento morire. Ah no, sono già morto. Salgo ancora più su e vedo entrare i pompieri, spengono il forno e poi entrano in bagno. Almeno ero pulito.

lunedì 1 maggio 2017

Se solo ci fosse il mare

A chi non capita di perdersi
a chi non capita di ritrovarsi
a chi non capita di riperdersi
a chi non capita di non ritrovarsi più.
Se solo ci fosse il mare
che se lo mantieni a destra sai che è sempre lì
che se lo mantieni a sinistra sai che è sempre là
che finchè è giorno lo vedi
che quando fa notte scompare
ma puoi sempre annegarci dentro
fino al collo
e ancora più giù.
Se solo ci fosse il mare che mi bagna i piedi
e mi ricorda da dove vengo
e dove vado.

sabato 25 marzo 2017

La matrioska al contrario

Non occupava tanto spazio, ma nei miei ricordi di bambino la matrioska è onnipresente.
Sul marmo bianco del caminetto della cucina di nonna in campagna, troneggiava come vecchio ricordo di uno zio che aveva fatto la campagna di Russia, e che stranamente (e fortunatamente) era tornato a casa per raccontarlo. Un giorno fu proprio lo zio soldato a spiegarmi il senso ed il funzionamento, se così si può dire, di quella bambola lignea e misteriosa.
-Vedi, se la apri a metà ne trovi un'altra più piccola. E se apri la piàù piccola, ne trovi un'altra ancora più piccola. E poi ancora, fino alla più piccola che non si divide.
E chiudeva la spiegazione chiudendo nel suo grosso e grasso palmo di mano la bambolina di legno dipinta in rosso e blu.
Passavo pomeriggi interi a montarla e rimontarla, non mi spiegavo come fosse possibile avere dentro di sè tutte quelle cose, forse la bambola più grande aveva mangiato le più piccole, ma non era così che nascevano i bambini?
Crescendo ignorai pian piano la bambola, fino al giorno della morte di nonna. Fu in quella casa che la rividi per l'ultima volta. Sia nonna che la matrioska. E fu lì che decisi che quella bambola sarebbe stata mia per sempre. Nella confusione generale del funerale nessuno se ne accorse, così tornai a casa con la bambola nello zainetto. La posizionai su una mensola del mio appartamento, un po' nascosta dagli sguardi altrui. Col tempo iniziai a pensare che mi proteggesse, che davvero si potesse tutto nascondere al suo interno, che chiuso un piccolo incidente se ne apre uno più piccolo, ma mi sbagliavo.
Col tempo capii che la vita funzionava esattamente come una matrioska al contrario.
Chiuso o risolto un piccolo problema, se ne apre uno ancor più grande. Magari è sempre lo stesso ma con implicazioni maggiori, o magari è irrilevante ma in quel determinato momento ci sembra insormontabile, fatto sta che le bambole non finiscono mai e diventano ogni giorno più grandi.
Sogno, anelo una bambola enorme che non mi dia altro a cui pensare, una matrioska gigantesca da distruggere per poter dire finalmente che è tutto finito.