sabato 25 marzo 2017

La matrioska al contrario

Non occupava tanto spazio, ma nei miei ricordi di bambino la matrioska è onnipresente.
Sul marmo bianco del caminetto della cucina di nonna in campagna, troneggiava come vecchio ricordo di uno zio che aveva fatto la campagna di Russia, e che stranamente (e fortunatamente) era tornato a casa per raccontarlo. Un giorno fu proprio lo zio soldato a spiegarmi il senso ed il funzionamento, se così si può dire, di quella bambola lignea e misteriosa.
-Vedi, se la apri a metà ne trovi un'altra più piccola. E se apri la piàù piccola, ne trovi un'altra ancora più piccola. E poi ancora, fino alla più piccola che non si divide.
E chiudeva la spiegazione chiudendo nel suo grosso e grasso palmo di mano la bambolina di legno dipinta in rosso e blu.
Passavo pomeriggi interi a montarla e rimontarla, non mi spiegavo come fosse possibile avere dentro di sè tutte quelle cose, forse la bambola più grande aveva mangiato le più piccole, ma non era così che nascevano i bambini?
Crescendo ignorai pian piano la bambola, fino al giorno della morte di nonna. Fu in quella casa che la rividi per l'ultima volta. Sia nonna che la matrioska. E fu lì che decisi che quella bambola sarebbe stata mia per sempre. Nella confusione generale del funerale nessuno se ne accorse, così tornai a casa con la bambola nello zainetto. La posizionai su una mensola del mio appartamento, un po' nascosta dagli sguardi altrui. Col tempo iniziai a pensare che mi proteggesse, che davvero si potesse tutto nascondere al suo interno, che chiuso un piccolo incidente se ne apre uno più piccolo, ma mi sbagliavo.
Col tempo capii che la vita funzionava esattamente come una matrioska al contrario.
Chiuso o risolto un piccolo problema, se ne apre uno ancor più grande. Magari è sempre lo stesso ma con implicazioni maggiori, o magari è irrilevante ma in quel determinato momento ci sembra insormontabile, fatto sta che le bambole non finiscono mai e diventano ogni giorno più grandi.
Sogno, anelo una bambola enorme che non mi dia altro a cui pensare, una matrioska gigantesca da distruggere per poter dire finalmente che è tutto finito.