domenica 22 maggio 2016

Il controllore

il controllore

il mio annuncio diceva : affetto da disturbo ossessivo compulsivo da controllo cerca controllore per utenze casalinghe. no perditempo, si pensionati/e, disoccupati/e,

sociopatici/he, dissociati/e. offresi interessante retribuzione.
praticamente avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse ad uscire di casa appena ero pronto, evitandomi la solita trafila di controllo di acqua, luce e gas. pensavo che

pagando chi avesse svolto tali compiti per me avrei risparmiato un sacco di tempo, per una modica cifra di, vabbè questo era ancora da decidere.
all'annuncio rispose solamente una persona, un anziano di circa 65 anni, un carabiniere in pensione che voleva arrotondare le sue misere entrate. vedovo, con i figli

fuori città, senza parenti, mi sembrava la persona adatta a me. lo invitai a casa mia per un colloquio conoscitivo preliminare.
-buonasera.
-in verità bisognerebbe dire buon pomeriggio, sono solamente le 17
già mi piaceva. aveva trovato una prima falla nel mio esprimermi. chissà cosa sarebbe stato capace di fare, magari di vedere cose che io mai avrei visto.
-buon pomeriggio allora. io sono il signor viali.
-c'è scritto sul citofono, sulla targhetta della porta di casa, ed anche su una bolletta della luce che vedo attaccata con una calamita sul frigo, e che, tra

parentesi, risulta scaduta da tre giorni.
-ha ragione, stavo giusto per andare a pagarla...
-non si dimentichi la mora
-non si preoccupi. allora si accomodi, parliamo un po' della mia offerta lavorativa. come avrà già capito, ho bisogno di qualcuno che si prenda cura della mia casa

mentre io sono via, controllando che non ci siano fugghe di gas, luci accese, rubinetti che perdono, finestre aperte eccetera eccetera.
-è in buone mani, può dormire sonni tranquilli
-no, per la notte non c'è bisogno, avrei bisogno dei suoi servigi solamente dalle 9 alle 18, quando rientro.
- e se dovesse avere la necessità di uscire la sera?
-capita raramente, ma in tal caso ci metteremo d'accordo.
-d'accordo.
-che fa, ripete?
-no, intendevo dire che sono d'accordo sul fatto che ci metteremo d'accordo.
-ok. allora se vuole può cominciare anche adesso.
-sono pronto.
dalla sua ventiquattr'ore tirò fuori una copia immacolata de "la settimana enigmistica". evidentemente comprata in edicola pochi minuti prima, una matita rossa e blu

ed i suoi occhiali da lettura. si dedicò subito al primo cruciverba, e quando uscii non si segnò nemmeno di salutarmi.
scesi di casa sollevato come non mi accadeva da quando ero bambino, un tempo lontano in cui si poteva usicre di casa senza cellulare, soldi, chiavi, documenti e altre

corde che ti legano alla modernità ed alla tua età. esatto, mi sentivo slegato, scollegato, come neo in matrix, in una parola "liberato", un freeman come morgan.
non quello dei bluvertigo.
andai subito a pagare la bolletta della luce al tabacchino vicino casa, e non avendo altri progetti per la sera me ne andai a zonzo per il centro, entrando a caso in

librerie, negozi di arredamento, supermercati, negozi di abbigliamento, senza comprare nulla.
verso le otto, l'ora dell'aperitivo, incontrai luca in un bar che, visto il clima, aveva già messo i tavoli fuori. si fece incontro col suo spritz e mi disse che mi

stava proprio cercando, che il mio cellulare era spento (lo presi, effettivamente era scarico e me n'ero completamente dimenticato, allegerito com'ero)
-ti ho cercato anche sul fisso, mi ha risposto un signore con una voce che non conosco, mi ha detto di essere il tuo "controllore", ma che è sta storia?
-è una lunga storia luca...
mi sedetti al suo tavolo e cominciai a raccontargli tutto, dopo aver ordinato a mia volta uno spritz. lui non potè far altro che farsi delle grosse risate. dopotutto è

così. l'ansia, gli attacchi di panico, i disturbi ossessivi compulsivi sono esclusivo appannaggio di persone intelligenti e sensibili. per questo una larghissima fetta

della popolazione non ne potrà mai essere affetta. lo salutai e me ne tornai a casa, senza nemmeno lasciare la mia parte di soldi per l'aperitivo.
aprii la porta e trovai il controllore esattamente  dove l'avevo lasciato. si alzò in piedi e mi fece un breve rapporto orale, leggendo da un taccuino che prese dal

taschino della sua camicia.
-telefonate : 1, da un certo signor luca. allarmi : nessuno. gas, luce ed acqua tutto perfetto.
-la ringrazio, per oggi può andar bene così. ci vediamo domani mattina alle 8 e 45.
si vestì, rimise le sue cose nella ventiquattr'ore e se ne andò.
cucinai qualcosa e quella sera andai a domrire molto presto, con la mente sgombra. non accesi nemmeno la tv, non avevo bisogno dello scemenzaio italiano per prendere

sonno.
dormii tranquillo e mi alzai poco prima che la sveglia squillasse, feci colazione, doccia veloce ed alle 8 e 45 puntuali arrivò il controllore. ci salutammo, ed io

congedandomi dissi che avrebbe potuto mangiare ciò che voleva, che il frigo era pieno etc etc. lui rispose senza parlare mostrandomi un termos dove evidentemente aveva

il suo pranzo caldo già pronto. salutai, e per la prima volta dopo tanti anni scesi di casa senza la consueta trafila di controlli. ero felice, raggiante e leggero

come una nuvola.
la giornata lavorativa passò in un baleno. tutti mi notavano più raggiante, più disteso, più rilassato, più felice. tutto merito di un pensionato che si era accollato

le mie ansie. e vi pare poco? già, ma a che prezzo? riflettei sul fatto che ancora non ne avevamo parlato.
tornai a casa intorno alle 18, e il controllore, che non sapevo nemmeno come si chiamasse, era sempre al suo posto. mi sorbii il solito rapportino orale (non era

successo nulla, e questo lo sapevo già). presi il coreggio a due mani e gli chiesi a bruciapelo : scusi ma mi sembra che ancora non abbiamo parlato del suo compenso...
la sua risposta mi lasciò basito : io non voglio nulla. a me basta venire qui, avere qualcosa da fare e qualcuno di cui occuparmi, almeno mi fa sentire vivo. alla mia

età, abbandonato da tutti, mi capirà.
lessi la solitudine nei suoi occhi, e mi ricordai di mio padre, che non vedevo ormai da anni.
la nostra relazione andò avanti così fino al giorno in cui tornai a casa e non rispose al mio saluto. lo trovai fermo immobile, riverso sul tavolo, sulle parole

crociate. i medici dissero che si trattava di infarto, alla polizia spiegai che si trattava di un mio amico a cui chiedevo di fare qualche pulizia quando non c'ero.

nessuno si interessò della sua morte, nessuno organizzò i funerali e quindi me ne occupai io.
tornai ad essere solo con le mie paure.

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