sabato 9 aprile 2016

Mozzarella

All'uscita dell'autostrada di Eboli, come sempre nella vita, ti trovi dinanzi ad un bivio. A sinistra c'è la città, pluricitata anche da chi non ha letto il libro di Levi come il posto in cui si è fermato Cristo, a destra una lunga strada che tagliando per i campi arriva dritta al mare, e poi al Cilento ed al mare cristallino. In mezzo, a destra ed a sinistra, una marea di caseifici, punti vendita di caseifici, bar che vendono prodotti di caseifici, negozi di alimentari che vendo prodotti di caseifici, bufale, e ancora caseifici. Notte e giorno la produzione di mozzarella procede incessante, incurante di vegani, intolleranti e salutisti che mal vedono il contenuto lipidico dell'oro bianco della piana del Sele.
A mezzogiorno e mezzo di un giorno di metà agosto la famiglia Cantoni, in viaggio verso la Calabria per le vacanze estive, si fermò proprio ad Eboli con il santino di Gesù attaccato sul lunotto posteriore dell'auto.
-Facciamo uno spuntino, altre tre ore e arriviamo a casa
Declamò il signor Cantoni, la moglie accettò, il figlio con l'Ipad in mano e le cuffie nelle orecchie non aveva nemmeno sentito ma avvertì la frenata e si accorse della pausa del tragitto.
-Siamo arrivati?
-No amore, ci siamo solo fermati a mangiare. Ti piace la mozzarella?
Chiese affettuosamente la signora Camilla. Riccardo, il primo ed unico genito rispose stancamente di sì.
Parcheggiarono dinanzi al caseificio "Oro Bianco", scesero e lo shock termico fu devastante. Fuori 38 gradi dopo un viaggio di sette ore a 25 gradi. Tutti e tre iniziarono a sudare copiosamente, fino all'ingresso nel caseificio che per fortuna aveva l'aria condizionata. C'erano un paio di tavoli per mangiare in santa pace, e vista l'ora non erano i soli nel locale. Camionisti, rappresentanti, qualche operaio edile ed un paio di braccianti agricoli si erano fermati per rifocillarsi e per prendere un po' di fresco in quella giornata dal calore assurdo. Il signor Cantoni, sulla carta d'identità Giulio, fece accomodare moglie e figlio e al bancone ordinò mezzo chilo di bocconcini, un paio di panini e un po' di affettato. Spesa totale : 10 euro. Mica poco, ma mica tanto. E poi a Como queste cose non si mangiavano tutti i giorni, anzi non si mangiavano mai. 
-Desidera lo scontrino?
-No, lasci stare.
Rispose pacificio il signor Cantoni, maledicendo dentro di sè il sud dove le tasse erano un optional, e non un obbligo come in tutti i paesi civili. Quello che la commessa ignorava era la professione del signor Cantoni, e cioè direttore dell'agenzia delle entrate di Como. Ma non oggi, quel 13 agosto era in vacanza e per un attimo gli adempimenti fiscali di un piccolo esercizio non gli interessavano. Mangiarono in fretta assaporando fino all'ultima goccia la bontà della mozzarella di bufala di Eboli, talmente buona che decisero di comprare un altro chilo da portare alla casa al mare. Anche stavolta senza scontrino.
La sfortuna volle che all'uscita un signore in polo verde, pantalone di cotone chiaro e mocassini si levasse gli occhiali da sole e mostrasse al signor Cantoni il distintivo che recitava "Ispettore della Guardia di Finanza".
-Buongiorno, mi mostri lo scontrino.
Il signor Cantoni cominciò a sudare, più per la tensione che per il caldo. Dovette ammettere di non averlo, così fu invitato a rientrare dentro ed a pagare una multa bella salata, assieme al titolare del caseificio.
Salirono in macchina e continuarono il viaggio nel silenzio più assoluto. Dopo una decina di chilometri il signor Cantoni accosto sulla corsia di emergenza, prese il contenitore della mozzarella, lo rovesciò e scaraventò i bocconcini sull'asfalto rovente. Questi iniziarono a sciogliersi sotto gli occhi impietriti di sua moglie e di suo figlio che si era appena destato dal suo torpore multimediale.
- Non dite nulla. 
Sentenziò il signor Cantoni.
All'area di sosta successiva si fermarono per fare pipì. Nel bar c'era una gigantografia di un noto caseificio. Diceva "porta con te in vacanza i nostri bocconcini".
Ripartirono, ma senza mozzarella.

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