martedì 8 dicembre 2015

White Christmas

Il pomeriggio del 24 dicembre è stato definito dall'Oms il giorno più triste dell'anno. Più del Blue Monday, più del giorno prima delo stipendio, più del giorno del pagamento delle pensioni alla posta quando hai soloamente un bollettino da pagare e cento anziani davanti. Sveglia, il denaro elettronico esiste da parecchio tempo, fatevi spiegare dai vostri nipoti o dai vostri figli come si usa, saranno contentissimi di farlo appropiandosi di una cospicua percentuale.
Quel 24 dicembre ero solo in auto. Finito di lavorare mi trovavo come al solito nel noioso tragitto verso casa, in un eterno due del pomeriggio semi soleggiato, molto triste e molto grigio e molto freddo. Il 24 dicembre si riconosce anche dal traffico lievemente scarso, chi doveva ha già comprato, chi deve compra, chi deve cucinare sta già cucinando.
L'autostrada scorreva veloce sotto le gomme, tre per la precisione, perchè la quarta all'improvviso scoppiò.
Riuscii in tempo ad accostare nella piazzola di sosta, montare velocemente la ruota di scorta bestemmiando i santi dei 359 giorni appena passati di quell'anno. Era ancora relativamente presto, così per non passare senza gomma di scorta le vacanze natalizie decisi di uscire dall'autostrada per cercare un gommista ancora aperte. Quante potevano essere le probabilità di trovarlo al primo colpo? Dieci su 100 ? Una su cento?
Fatto sta che lo trovai subito, proprio accanto al cavalcavia che portava all'Ikea. La saracinesca era alzata, ma l'officina era vuota. Affisso all'ingresso c'era un cartello col numero del cellulare del gommista. Chiamo, ma non risponde nessuno. Chiedo lumi al bar accanto, e la ragazza dei caffè mi dice che il gommista a quell'ora è a casa a pranzare. La ringrazio e mi faccio fare anche un caffè. La saluto, le auguro buon natale e mi dirigo verso casa del gommista (me l'ha detto la ragazza dov'è). Il caseggiato abbastanza anonimo dove risiede il gommista e la sua famiglia è abbastanza vicino all'officina, ci metto tre minuti a piedi. CItofono "Borrelli", so che quello è il cognome, c'era scritto sull'insegna al neon. Mi risponde una bambina, con sottofondo di cani che abbaiano. O forse è uno solo, ma fa casino come se fossero quattro. Forse è uno di quelli piccoli e cacacazzo. Lei mi dice "pronto", forse ancora non conosce la differenza tra telefono e citofono, io le chiedo se c'è papa (o nonno) e dopo due secondi arriva una voce forte e femminile. Forse la mamma (o la nonna). Rispiego il mio problema, e la signora mi dice di salire, suo marito sta spugnando il baccalà ed ha le mane impegnate. Alla parola baccalà il mio stomaco ha un leggero stravolgimento, sono a digiuno dalla colazione ormai. Salgo, prendo l'ascensore ed arrivo sul pianerottolo. Ancor prima di aprire la porta gli odori del cenone mi riempono le narici. Frittura, frutti di mare, dolci, etc etc. Mi apre una signora sulla sessantina col grembiule che mi invita ad entrare, si scusa per la nipotina e mi guida fino alla cucina. Un omone grande, come un gommista per l'appunto, mi saluta senza alzare lo sguardo dal suo filetto di baccalà e mi chiede cos'è successo, io gli racconto  tutto e lui mi dice che dobbiamo mettere la gomma nuova, e per fortuna ce l'ha. Il tempo di finire col baccalà e la mettiamo, tant'è questione di cinque minuti. Finalmente alza lo sguardo e mi dice di accomodarsi coi suoi occhi azzurri ed intensi. Io mi siedo, la signora mi chiede se ho fame e francamente non me la sento di fare cerimonie col languorino che sento e con tutto quel ben di Dio davanti. Mi porta pane, alici fritte e baccalà in pastella, e pure un quarto di vino bianco. Spazzolo tutto in 5 minuti sotto gli occhi compiaciuti dei due, mi avranno preso per uno che non mangiava da mesi. Il gommista finalmente finisce il suo lavoro gastronomico e scendiamo assieme. Ringrazio la signora per la gentilezza e saluto la bambina che nel frattempo è stata seduta col suo tablet in grembo ad osservarmi fissa.
Per cambiare la gomma ci vogliono davvero 10 minuti, pago e chiedo al gommista se posso offrirgli un caffè o un amaro al bar accanto, lui accetta e la barista ci versa due amari del capo. La saluto e le auguro nuovamente buon natale, lei sorride e mi dice che già glieli avevo fatti. Due volte è meglio di una, no?
Aiuto anche il gommista a chiudere la saracinesca, sono ormai le quattro. Mi chiede dove andrò a mangiare, io gli rispondo che non ho nessun posto dove andare. E qui scatta inaspettato l'invito. Io imbarazzato non so cosa rispondere, e quindi rispondo di sì. Avevo già notato le prelibatezze di casa e onestamente un invito era quello che aspettavo. Obietto che non ho nulla da portare, o forse aspetta un attimo, nel cofano ho un panettone con spumante. Saliamo in macchina e parcheggiamo nel parco sotto casa sua, saliamo e lui spiega l'arrivo del nuovo ospite alla moglie, la signora la prende bene ed aggiunge una sedia al tavolo. Dobbiamo solo aspettare i genitori della bimba e poi si mangia. Quando si dice il caso. Buchi in autostrada, ed oltre alla riparazione trovi anche uan famiglia (temporanea).

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