domenica 6 dicembre 2015

Senso unico

Sono abbastanza sicuro che qualcosa prima c'era.
Prima di diventare grande.
Prima di diventare adulto.
Prima che tutto avesse un nome.
Prima che tutto avesse un significato.
Prima che tutto avesse un significato recondito.
Prima che tutto avesse un significato reconditamente nascosto.
Prima che tutto avesse un significato reconditamente nascosto ai più.
Prima che tutto avesse un significato reconditamente nascosto ai più piccoli.
Ecco.
Prima di tutto questo c'era la vita senza domande.
La vita pura.
Quella che facevi scendendo di corsa di casa per le scale senza nemmeno prendere l'ascensore.
Quella che facevi senza l'orologio e senza le ore.
Quella che facevi senza il cellulare, la patente, i soldi e i debiti e i contributi previdenziali.
Quella era la vita a senso unico, dove contava solamente il davanti, e non il dietro, il sopra, il sotto, a destra e a sinistra. 
Quando ti lavavi per pulirti e non per profumarti.
Quando dormivi per il sonno e non per ricaricarti.
Quando mangiavi per nutrirti e non per degustare.
Quando ti vestivi per coprirti e non per sfoggiare.
Quando ti spogliavi per il caldo e non per non sudare di più.
Quella era la vita.
A senso unico.
Verso un vicolo cieco, però.

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