domenica 13 dicembre 2015

Black Christmas

Probabilmente il 24 dicembre è il giorno più bello dell'anno, almeno per me. Nemmeno in famiglia mi capiscono, nemmeno loro comprendono la frenesia che la vigilia di Natale mi prende, ma è come se tornassi bambino, almeno per mezza giornata.
Il lavoro mi prende poco tempo in questa giornata fredda e piovosa, mezz'ora e sarò a casa, il traffico è scorrevole, piove ma poco. Sono in autostrada, ascolto le solite canzoncine natalizie alla radio ed all'improvviso mi accorgo di aver bucato. La scocciatura è cambiare la gomma sotto la pioggia, ma uan volta arrivato a casa doccia calda, phon e tutto passa. Voglio solo cercare un gommista aperto, non mi va di passare le vacanze col ruotino. Esco dall'autostrada, trovo il gommista ancora aperto, per fortuna. Sono le 13, strano che ancora sia al lavoro. Parcheggio, saluto il gommista che mangia un panino su di una poltrona sfondata e con le mani sporchissime. Lui manco mi risponde, gli spiego il problema, lui finisce con due morsi il panino e prende dal mio bagagliaio la ruota bucata.
-ci vuole molto?
lui manco risponde, poi con un rutto e con una grattata al sedere si mette al lavoro. 
mi accomodo a guardare i calendari, tutti degli anni scorsi, non ce n'è nemmeno uno di questo in corso o di quello che sta per arrivare. lui ogni tanto mi guarda di sottecchi, evidentemente non gradisce la mia curiosità.
finisce il lavoro, e mi dice secco : dieci euro.
prendo il portafogli, e mi accorgo che non ho contanti. gli chiedo se accetta carte di credito, lui mi dice che non ne ha e che non ha intenzione di metterne ne oggi ne mai. gli dico che posso cercare una banca per prelevare, lui mi dice che potrei scappare e non tornare più, io ribatto che non mi sembra il caso di preoccuparsi per dieci euro. lui mi chiede il cellulare in cambio, io gli dico che vale seicento euro. a questo punto lo vedo estrarre dalla tasca di dietro un telecomando. lo preme. la serrranda si abbassa. io rimango di ghiaccio. lui ride. io sono paralizzato. mi si avvicina pulendosi le mani con uno straccio ancora più sporco.
-da qui non esci senza i dieci euro.
conto gli spiccioli ma arrivo a malapena a 3 euro e 40 centesimi. piango, non mi capitava da anni.
-la prego mi lasci andare, gliene porterò 50 se mi lascia uscire. ho la mia famiglia che mi aspetta per il cenone, è Natale...
-io non ho nessuno che mi aspetta, ed è Natale anche per me
-mi dispiace...
-no che non ti dispiace, non te ne frega niente come non frega niente a nessuno. se non ti bucavi la gomma manco ci capitavi qui. e allora facciamo una cosa equa. io passo il Natale solo, e lo passi pure tu. solo con me.
con la forza della disperazione cerco di scappare, ma inciampo in un crick di quelli a pedale e sbatto la testa e svengo.
mi risveglio dopo una decina di minuti. sono legato ad una poltrona con una corda lercia. sento che il sangue mi scende dalla fronte e mi copre la parte destra del viso. lui è di fronte a me, ride e fuma. 
-ti sei fatto male?
-un po'...
-beh, quello non era niente....
lo vedo avvicinarsi con una chiave inglese enorme, quelle da mezzo quintale. l'ultima cosa che vedo è l'oggetto che viaggia veloce verso il mio cranio, e l'ultima cosa che sento è lui che mi dice : buon Natale.

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