domenica 28 aprile 2013

La democrazia semplicemente non funziona *



Sebbene sia accaduto tanto tanto tanto tempo fa, ricordo distintamente il giorno in cui ho visitato il mio primo sito web,e soprattutto di che sito si trattava. Era l'edizione del 1995 di Fosof, una fiera dell'informatica abbastanza interessante che si svolgeva qui a Salerno, ma che nel tempo è diventata qualcosa di più settoriale (edilizia, nello specifico) e meno attrattiva, ovviamente. Il sito, dicevo, era quello della Ferrari, abbastanza penoso se ci ripenso, incomparabile a ciò che siamo abituati a vedere oggi nemmeno sui nostri pc, ma addirittura su di uno smartphone da settanta euro. Ma erano i giorni dei modem 56k che emettevano quei sinistri rumori che le generazioni dei nativi digitali manco conoscono (fatevi un giro qui). Un obbrobrio, in pratica, uno sfondo grigio e qualche triste gif animata, e niente più. Eravamo nell'autunno del 1995, come già detto, gli abbonamenti di Italia Online erano ancora a pagamento, mancavano ancora circa quattro prima dell'arrivo di Tiscali, Kataweb e tanti altri provider ormai più che defunti i quali portarono internet
nelle case di tutta Italia in modalità gratuita, o meglio senza costi per l'utente finale se non quelli della connessione. Va da sè che il tempo passato a navigare a quei tempi era davvero poco, non si poteva gravare più di tanto sulla bolletta Telecom e, lust but not least, non si poteva tenere per tanto tempo la line occupata in un momento storico in cui i cellulari non erano diffusi come ora. Il mio primo pc con connessione ad internet compresa lo ebbi, ad un prezzo spropositato in verità, soprattutto se paragonato alla sua mediocre potenza, nell'aprile del 2000. Ufficialmente mi serviva per l'università, in pratica mi serviva per cazzeggiare nel mare magnum di internet che lentamente stava diventando il "media" per eccellenza anche in Italia, sempre in ritardo sui trend tecnologici. Ma con una connessione lenta e con poco tempo a disposizione non è che si poteva far tanto, l'avvento dei social network ruba tempo e ruba banda era ancora molto lontanto ("lontano" intenso nella misura del tempo internettiano, che è come quella degli anni dei cani per intenderci). Così mi dedicaci a qualcosa di creativo, e poche settimane dopo l'arrivo del mio Pentium III avevo già il mio sito su Tripod (chi se la ricorda questa piattaforma?). Un sito dove scrissi parecchie cazzate, che mi costò parecchia fatica poichè lo scrissi tutto in Html con Frontpage, all'epoca le cose non erano semplici come ora. Non ho mai saputo quante visite abbia avuto nè che fine abbiano fatto i miei soliloqui su diete, piccantezza dei peperoncini ed altre cazzate, ma fu la mia prima esperienza 2.0 in una rete che era sopratutto 1.0. Il resto del tempo su internet lo passavo tra chat, siti di controinformazione e Napster, il primo programma per lo scambio (ovviamente illegale) di file musicali. All'epoca, sempre per il discorso della banda e del tempo limitati, le canzoni da scaricare erano scelte in maniera certosina e ragionata, per avere una canzone ci si poteva mettere anche mezz'ora, ma si era sicuri che ne valeva la pena, non come ora che in due minuti si possono avere intere discografie che nessuno mai ascolterà (nessun luddismo in questo pensiero, 
è solamente un dato di fatto che l'overdose informativa fa un giro di  360 gradi e riporta all'ignoranza). Poi Napster chiuse, ed arrivò Kazaa, poi DC++, poi Bearshare, Gnutella, BitTorrent, etc. etc. Insomma non mi sono mai fatto mancare nulla, per quel che riguardava la pirateria, che consideravo e considero solo un metodo per farsi un'opinione in vista di acquisti musicali e fruizione di eventi live (e non è un caso che i maggiori utilizzatori dei suddetti programmi siano coloro che spendono di più in prodotti culturali). Continuando la cavalcata dei miei ricordi internettari ricordo che il mio primo blog semiserio lo aprìì nel 2003, all'epoca della seconda guerra in Iraq e dei movimenti per la pace, ero ancora talmente coglione da credere sia nella politica che nel fatto che le mie opinioni potessero interessare a qualcuno. Così quel blog di cui non ricordo nemmeno il nome si riempì di dissertazioni terzomondiste, pacificiste, rifondarole, etc etc. Tutti siamo stati adolescenti ed idioti almeno una volta, l'importante è ammetterlo. E quello era il web 2.0, cioè quello della condivisione, della creazione "do it yourself" dei contenuti, contrapposto al web 1.0 dove la fruizione della rete era solamente verticale. Mancava poco all'arrivo di Youtube, Facebook, Myspace, il mio blog finì come al solito nel dimenticatoio, iniziai a lavorare in maniera abbastanza stabile, abbandonai gli studi in maniera definitiva, e nel 2007 aprii, per gioco e per diletto, il mio primo blog serio, "Ingiropermangiare", tuttora visitabile e tuttora visitato, tralaltro. Fu lì che cominciai a confrontarmi con la bestia nera del web moderno, i commenti. Parliamoci chiaro, ogni volta che qualcosa viene pubblicato in rete non siamo mai interessati alla notizia in sè, ma ai commenti. C'è gente  che ci campa sul web a lanciare invettive, è facilmente verificabile un pò dappertutto. Insomma sul mio bel blog mi prendevo offese gratuite ed immotivate (ma ad onor del vero anche tanti complimenti) che mi portarono a riflettere su di una cosa molto semplice ed evidente : non sappiamo davvero cosa farcene della democrazia, non sappiamo davvero utilizzare il nostro cervello in maniera costruttiva, la furia cieca di poter prevaricare il prossimo ci porta ad esternare via tastiera tutta la nostra frustrazione facendola passare, però, per libertà d'espressione. Sarebbe banale a questo punto sintetizzare che questa nostra spasmodica volontà autodistruttiva e settaria ci porta a rimanere confinati nel nostro piccolo orticello, se non fosse che in questa modalità sono nati, e nascono tutt'ora, movimenti politici e d'opinione, vuoti, senza alcun progetto reale e senza alcun intento se non quello di destabilizzare e disturbare in modalità random. Non è un caso quindi che oggi il nostro paese si ritrovi con un governo frutto di un pastrocchio senza precedenti, con una sicura deriva autoritaria d'ispirazione statunitense (crea il problema, poi offri la soluzione che però limita le libertà personali dei cittadini). La verità è una sola : la democrazia non funziona, o quantomeno non siamo pronti per essa. Prendiamo esempio dalle due realtà più longeve e più influenti del nostro territorio, il vaticano e la criminalità organizzata. Funzionano alla perfezione proprio perchè non hanno democrazia, i problemi sono risolti in maniera immediata senza nessuna discussione interminabile, le gerarchie sono monolitiche (più nella chiesa, in verità) ed il dissenso viene troncato sul nascere. Ciò permette alle due su citate organizzazioni di prosperare e garantire ai propri affiliati benessere (molto effimero in verità nelle organizzazioni criminali) e stabilità, senza le tipiche menate e perdite di tempo della democrazia (elezioni, parlamenti etc. etc.). D'altronde gli italiani agognano un capo, anelano la dittatura, è solo questione di chi scegliere. I tempi sono maturi, bisogna solo mettere da parte l'ipocrisia. Che arrivi una nuova dittatura, ma seria per davvero, visto che abbiamo ampiamente dimostrato che della democrazia davvero non sappiamo che farne.

*il titolo del post è ovviamente una citazione di questo bellissimo pezzo, col cameo dell'unico Giorgio che conta in Italia (oltre a Mastrota, perchè le pentole ed i materassi sono fondamentali per vivere)