domenica 16 dicembre 2012

Buon Anno




La televisione come sempre accesa su Rai Uno. La mono porzione di cotechino con le lenticchie (che portano soldi) era già in forno dalle sei del pomeriggio. Un'altra notte di san Silvestro da passare da sola, anche quest'anno, si preparava per Valeria, ottant'anni a febbraio, tre figli, due maschi ed una femmina, cinque nipoti, quattro femmine ed un maschio, tutti e undici (contando i rispettivi consorti) in quel momento occupati a prepararsi per il veglione danzante in un ristorante fuori città. Avevano invitato anche lei, come ogni anno, ma lei come ogni anno aveva gentilmente declinato dichiarandosi stanca ed inadatta a passare una serata con la musica ad alto
volume in mezzo a bambini urlanti, e poi si faceva sempre troppo tardi. Così alle otto e mezza, poco prima  del discorso del presidente, aveva già pranzato, giusto due linguine alle vongole, il fritto l'aveva saltato, un po' per il colesterolo alto, un pò per il prezzo, chè la pensone minima bastava giusto giusto per la spesa, per qualche regalo ai nipoti sempre a corto, e qualche volta anche ai figli, che di sicuro non se la passavano meglio. Aveva smesso anche di leggere i gialli, la sua passione fin da quando era adolescente, chè i libri erano sempre troppo cari ; Don Matteo e
Montalbano alla tv bastavano adesso alla sua mente curiosa ed indagatrice. Ora le uniche letture che si concedeva erano i volantini dei supermercati, dove si potevano trovare pacchi di pasta a trenta centesimi, buste di latte a meno di un euro, e tante altre offerte che le permettevano di sopravvivevere ancora un altro mese.
Mentre Napolitano raccontava le solite balle sulla crisi, mentre i duemilacentottantuno dipendenti del Quirinale provvedevano alla cura della sua persona, mentre mezza Italia soffriva la fame, Valeria aveva già finito di fare i piatti, pochi in verità, ma sempre scomodi da fare con l'acqua fredda, per risparmiare sul gas. Le mani le si arrossarono un pò, così si diresse vicino alla stufa a gas per riscaldarle, e dalla finestra osservò che la pioggia cominciava
a scrosciare copiosa. Vide anche la sua vecchia cinquecento bianca, con la capotte nera, che ormai non guidava  da vent'anni, parcheggiata come sempre sotto casa, a prendere acqua e sole, ad invecchiare ferma ed immobile esattamente come lei. Dopo prese il nuovo plaid che i suoi nipoti le avevano regalato a Natale, e si stese in poltrona davanti alla tv. Erano solamente le nove, altre tre ore da aspettare per addentare una fettina di cotechino, e poi a dormire. Carlo Conti e la sua corte di nani, puttane e ballerini l'avrebbero traghettata nel nuovo anno, migliore forse, uguale auspicabilmente, peggiore di sicuro. Ma come si fa ad essere così abbronzati anche il 31 dicembre, si chiedeva Valeria osservando distrattamente il conduttore toscano, ignorando completamente l'esistenza di lampade e docce solari.
Stava quasi per addormentarsi quando un rumore la distrasse dal tubo catodico. Un ragazzo, alto circa un metro e ottanta, con il cappuccio della felpa calato sulla testa, stava armeggiando attorno alla serratura della sua cinquecento. Lo poteva vedere distintamente nonostante l'infuriare del temporale. Superata la paura, si chiese se era il caso di chiamare la polizia, poi si disse che a quell'ora non sarebbero mai arrivati in tempo a sventare il furto della sua reliquia su quattro ruote.
Decise quindi di affacciarsi alla finestra, e di urlare con tutto il suo poco fiato in corpo :
-Giovanotto ma che stai facendo? Quella è la mia macchina, guarda che chiamo la polizia!
Il ragazzo si girò verso di lei, ma invece di scappare le corse incontro sotto alla finestra, e nel suo italiano stentato le disse :
-Signora prego no chiami polizia, io non volere rubare, io volevo solamente riparare da pioggia!
Valeria si impietosì alla vista di quel ragazzo, che ad occhio e croce poteva avere l'età di Andrea, il suo primo ed unico nipote maschio, al quale aveva regalato, per i diciott'anni compiuti a novembre, l'intero corso per la patente alla scuola guida, oltre alla promessa di prestargli la sua amata cinquecento bianca. Fu così che decise di invitarlo a salire su da lei. Un pò di compagnia,
un surrogato del nipote troppo assente ed opportunista che non l'andava mai a trovare, ed una buona azione l'ultimo dell'anno. Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte. Imboccò il portone che Valeria aveva già aperto, e facendo le scale due a due in un attimo fu nel tepore asciutto dell'appartamentino della sua inaspettata salvatrice. Valeria non volle sapere nè il suo nome nè perchè stesse cercando di scassinare la sua auto per cercare riparo, ma pensò solamente ad asciugargli i capelli ed a trovargli
un cambio d'abiti. Per fortuna il ragazzo aveva la stessa identica taglia di suo nipote, e lei aveva una vecchia tuta dimenticata  lì da Andrea qualche mese prima. Valeria chiese al suo inaspettato ospite se avesse già mangiato, ma dai suoi occhi e dal viso emaciato capì che il ragazzo non mangiava da almeno un paio di giorni. Per fortuna in frigo c'erano degli avanzi (un salame, un pò di provolone),
nella dispensa un pò di pane, ma Valeria decise che almeno un piatto caldo ci voleva per riscaldarlo. Così cominciò a scaldare un pò d'acqua e conl'ultimo dado preparò un piatto di brodo, che il ragazzo, che si chiamava Andrei ed era rumeno, finì in un battibaleno scottandosi anche la lingua. Era da più di un mese che non mangiava qualcosa di caldo, si giustificò con aria mortificata. Durante la mini-cena improvvisata Andrei raccontò come era arrivato in Italia, come passava le sue giornate e cosa faceva per sopravvivere. Era in Italia da due anni, di giorno faceva il muratore a cottimo e di notte andava a rubare i cavi di rame per poi rivenderli al mercato nero, dove il metallo giallo era considerato di gran valore. Ma quasi tutti i soldi che guadagnava li spediva a
casa, dove c'era sua sorella, Ramona, malata di leucemia, oltre alla madre ed al padre disoccupati. Valeria trattenne a stento le lacrime, e per nascondere l'emozione si girò per fare i piatti e poi scomparve nel salotto per preparare il divano letto dove Andrei avrebbe trascorso la notte.
Quando tornò in cucina vide che il ragazzo, per la fame, stava facendo la scarpetta nel piatto dove prima c'era il brodo. Valeria si scusò per il pranzo poco sostanzioso, dovuto alle sue scarse disponibilità economiche, ma Andrei si sentiva già sazio e felice, con un tetto sulla testa, al posto del solito ponte o di una macchina da scassinare. Si erano fatte quasi le dieci e mezza, e Valeria pensò che non aveva alcun senso aspettare la mezzanotte per il cotechino con le lenticchie, quindi anticipò il capodanno di un'ora e mezza festeggiando con il suo ospite improvvisato. Alle undici erano già stanchi per continuare la veglia, così ognuno andò nel suo letto, e Valeria si addormentò contenta senza dover prendere il solito sonnifero.
Quando il mattino dopo alle sette si svegliò ed entrò nel salotto per vedere se Andrei c'era ancora, si sorprese nel vedere il divano vuoto e la tuta di suo nipote piegata. Andrei era andato via, con gli abiti indossati la sera prima che nel frattempo si erano asciugati, forse all'alba, in ogni caso non se n'era accorta. Ma di una cosa però si accorse. Sulla tuta c'era un foglietto blu, Valeria si avvicinò per guardare meglio e capì che si trattava di una banconota da venti euro, con la scritta "Buon Anno".

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