domenica 7 ottobre 2012

Bimbi in affitto


                                                          

-Allora, sono rimasti due bambini biondi, un castano ed un rosso, vanno bene?
-Solo due biondi?
-Si, quest'anno c'è stata parecchia richiesta..
-Mia moglie mi ammazza se non gliene porto almeno tre, voleva il trio per far invidia alla sue amiche...
-Mi dispiace ma di solito le prenotazioni le prendiamo a partire da aprile, non è colpa mia se lei si presenta a metà agosto...
-Lei ha ragione...vabbè facciamo così, me li dia tutti e quattro...
-Consegna a domicilio oppure glieli incarto e li porta via adesso?
-No, me li spedisca a casa, sono venuto in scooter...
-Ok, fanno quattromila euro, mille a bimbo, per una settimana d'affitto, spese comprese.
-Accettate assegni?
-Spiacenti, solo carte di credito....
-Ok...
Renato prese dal portafoglio la Mastercard, strisciò e sentì scendergli tra le tempie un sudorino freddo. Quattromila euro per un capriccio di sua moglie, mica una cosa da poco. Tutto era nato una sera di luglio, quando sfogliando le riviste dell'agenzia di viaggi in cerca una destinazione per le ferie, lessero che il posto di villeggiatura che avevano deciso era frequentato quasi esclusivamente da coppie con figli. Ma loro non avevano figli, poiché avevano deciso di comune accordo di non riprodursi in questa vita. Claudia un giorno disse : Non voglio avere figli. E Renato rispose : Va bene. Di comune accordo, insomma.
Uscito dall'agenzia Renato salì in sella al suo scooter, non telefonò nemmeno a sua moglie poiché era intenzionato a darle la notizia direttamente a voce, tanto a quell'ora sua moglie era a lezione di spinning nella palestra sotto casa, anche se era agosto e molto probabilmente c'era solamente lei in tutto il centro sportivo. Difatti era così. Renato parcheggiò, entro nella sala d'attesa della palestra e attese che sua moglie finisse di docciarsi sfogliando qualche rivista di motori. Claudia uscì dopo poco, bella e sinuosa, con la sua silouette impeccabile da donna che non aveva mai partorito e che frequentava la palestra 4 volte a settimana. Rimase leggermente sorpresa a vedere suo marito in sua attesa, anche perchè ricordava di averlo investito dell'arduo compito di affittare tre bambini biondi per la loro vacanza, e conoscendo la velocità bradipica del suo consorte contava di non vederlo prima di pranzo. Senza nemmeno salutarlo né tanomeno degnarlo di un bacio lo apostrofò:
-Allora, che disastro hai combinato stavolta?
-Tutto bene, due biondi, un castano ed un rosso!
-Un castano ed un rosso? E dove me li metto? Ma dove hai la testa! Non vedi che ho appena fatto la tinta!
Claudia sfoggiava da un paio di giorni uno splendido caschetto biondo-cenere, che le donava molto, dopo il rosso mogano della primavera ed il castano chiaro dell'inverno. Aveva espressamente richiesto a Renato tre bambini biondi per poter fare pendant con la sua capigliatura. Più di tutto, Claudia odiava gli abbinamenti di colore mal riusciti.
-Per favore non cominciare anche stavolta, siamo a metà agosto, i biondi sono finiti da un pezzo, ci siamo dovuti accontentare!
-E quanto ti sono costati?
-Quattromila euro!
-Cosa? Ma almeno potevi farti fare un po' di sconto! Potevi dirglielo che il castano ed il rosso non si abbinano bene ai miei capelli!
-Claudia siamo in alta stagione, lo sai, le tariffe sono quelle.
-Va bene, andiamo va.
Uscirono salutando la segretaria della palestra che aveva finora finto di lavorare al pc mentre invece si era fatta grasse risate interiori assistendo al patetico quadretto familiare inscenatosi sotto i suoi occhi, e si avviarono a casa ognuno per fatti suoi, poiché Claudia non aveva mai accettato di salire sul “trabiccolo” del marito.
Fu un pranzo senza infamia e senza lode, due scatolette di insalata Rio Mare mais e tonno “E te la apri anche da solo”, sentenziò Claudia ancora pesantemente incavolata per l'incompetenza cromatica del marito. Renato pensò che una volta arrivati a casa Claudia si sarebbe affezionata ai bimbi (forse).
La consegna era prevista per il giorno dopo alle 19, che era anche il giorno prima della partenza per il mare.
Puntuale come un orologio svizzero e come l'Equitalia arrivò il corriere dell'agenzia “Children Rent” che scaricò quattro casse da imballaggio contenenti i bambini scelti il giorno prima da Renato. Su di un lato c'era un bollino colorato che indicava il colore dei capelli e nient'altro. L'addetto alle consegne scaricò le quattro casse in salotto lasciando a Renato il compito di sballarle. Claudia aspettava fremente sul divano, come quando il marito finiva di montare le sedie comprate all'Ikea (scelte però da lei).
-Renato muoviti, sono solo due casse!
-Veramente sono quattro e fa un caldo bestiale, almeno potevi mettere l'aria condizionata!
-Ma sei pazzo! Poveri bimbi, tutto il giorno in una cassa e poi pure l'aria condizionata!
Renato dopo una discreta fatica e tre/quattro bestemmie riuscì ad aprire la prima cassa, dalla quale uscì un bambino biondo dall'apparente età di 8 anni. Al collo aveva un cartello sul quale c'erano scritte le sue caratteristiche :
Hans, 8 anni, provenienza : Danimarca, razza bianca caucasica, livello di istruzione : media inferiore, vaccinazioni : tutte.
Salutò il padre e poi si diresse dalla madre che riconobbe automaticamente come un'oca di Lorenz.
Claudia lo aspettava seduta sul divano dove Hans si accomodò e l'abbracciò chiamandola mamma, e a queste parole a Claudia scesere un paio di lacrime che si fecero strada fra le rughe degli occhi cauterizzate dal botox. Nel frattempo Renato era alle prese con la seconda cassa. Dopo averla aperta fece capolino un bambino rosso, dall'età di circa 10 anni. Si chiamava Peter, veniva dall'Irlanda ed aveva già il diploma in odontoiatria. Claudia pensò di fargli dare un'occhiata alla sue otturazioni, ma mentre questo pensiero attraversava i suoi 4/5 neuroni residui già se lo trovò al collo che la chiamava “mamma”, suscitando la gelosia di Hans. Renato per tirchieria non aveva pagato il sovrapprezzo per la clausola d'esclusione della gelosia filiale, ed ora probabilmente ne avrebbe pagato le conseguenze. Questo, tralaltro, era un particolare che aveva saggiamente omesso a Claudia.
Dalla terza cassa uscì Paolo, un ragazzino di 10 anni, senza titolo di studio e senza vaccinazioni. Naturalmente era italiano. Anche questa era stata una dimenticanza di Renato, con un altro sovrapprezzo avrebbe evitato la possibilità di avere bambini italiani nel gruppo. Tale dimenticanza fu spacciata in realtà da parte di Renato come un vantaggio, in quanto un bambino della loro stessa nazionalità avrebbe secondo le sue elucubrazioni insegnato ai suoi confratelli le abitudini del luogo.
Dall'ultima cassa uscì James, bimbo americano di 12 anni, già laureato in legge ad Harward e con un master in diritto internazionale. Claudia, che aveva innato il senso materno, decise subito che quello era il suo bambino preferito. Lei, che aveva saltato a piè pari l'eventualità di rimanere incinta, ora si ritrovava in un caldo pomeriggio d'agosto con quattro bambini sul divano del soggiorno. Per tutti quanti aveva già compiuto una razzia di pigiami, costumi e abiti da mare al reparto bimbi della Rinascente la mattina stessa, con la carta di credito di Renato tra i denti a mò di coltello.
Le valigie erano già pronte, i letti per la notte pure, solo una decina d'ore li separavano dalla partenza per il mare. Per fortuna Renato aveva comprato un'auto con sette posti disposti in tre file, dove, secondo i suoi piani, avrebbero preso posto lui e sua moglie in prima fila, in quella immediatamente dietro di loro Hans e James, e in ultima fila Peter e Paolo. Quest'ultimo già dimostrava di trovarsi parecchio a suo agio nella nuova casa, avendo già razziato tutto il razziabile in termini di soprammobili, ceneriere e oggetti in swarowski pregiatissimi. Claudia non se ne accorse, lei aveva occhi solamente per i suoi orribili angioletti con la bocca aperta.
La stanza in cui avrebbero dormito i quattro bambini in affitto era stata ricavata nel soggiorno/ingresso, con quattro brandine recuperate dopo un'interminabile giro di telefonate tra gli amici di Renato il quale, per non dare troppe spiegazioni, s'inventò che le brandine servivano per i terremotati dell'Emilia, terra alla quale era molto legato in quanto sua madre era originaria di Bologna.
Hans e James, i due biondastri, messisi a letto iniziarono a confabulare tra di loro in inglese, escludendo solamente Paolo, poiché Peter capiva benissimo cosa dicevano. Il roscio preferì intrappolare l'italiano in un discorso sconclusionato sul papa e sul ruolo della chiesa cattolica nel mondo, ma Paolo era intento a rollarsi un paio di canne prendendo fumo, tabacco e cartine prese chissà dove. In uno slancio di generosità offrì da fumare anche a Peter, il quale rifiutò decisamente sostenendo che si trattava di un peccato mortale.
La notte trascorse velocemente, Peter Hans e James dormivano tranquilli e placidi mentre Paolo cercava in tutti i modi di trovare la combinazione esatta della cassaforte, purtroppo vanamente.
Alle sette Claudia era già sveglia, si alzò di scatto dal letto senza alcun bisogno di puntare sveglie né cellulari. Visto che il marito poltriva ancora, gli diede un calcio deciso negli stinchi facendolo urlare dal dolore.
-Amore, sveglia, è ora di partire..
-Caffè..
-Fattelo da solo, non sono mica la tua barista...
Alla gentilezza e disponibilità della moglie Renato dovette contrapporre il proprio stoicismo di consorte disperato. Si alzò suo malgrado per prepararsi la colazione, ed entrando in cucina trovò Paolo intento a cercare tra le posate se ci fosse qualcosa in argento. Bofonchiò qualche scusa adducendo la sua passione per l'hotellerie ai suoi trascorsi in una scuola alberghiera, e Renato non notò la forchetta in argento che gli spuntava dalle mutande.
-Ragazzi sveglia, è ora di partire!
Claudia esordì nell'ingresso con l'entusiasmo di una Kapò di Treblinka, cominciando ad impartire ordini ai suoi bambini, anche se non ce n'era bisogno : Hans e James erano già vestiti di tutto punto, avevano già fatto colazione da soli ed avevano anche dei baffi da latte che li rendevano ancora più carini. Peter stava finendo di recitare le sue preghiere sdraiato sul tappeto rivolso verso la Mecca (era un cattolico un po' confuso) e Paolo era in bagno intento a smontare le pregiate maioliche del bagno di Claudia. Renato, che aveva un'attacco di diarrea fulminante dovuto al suo terribile caffè, bussò disperato alla porta minacciando di farsela addosso, e subito Paolo uscì con una mattonella sotto braccio. Renato non se ne accorse nemmeno, talmente era distrutto dal dolore, scambiando quel rettangolo per un libro oppure un album da disegno. Entrò, si posizionò sulla tazza e cercò di evacuare, ma dopo circa 15 secondi fu interrotto dalla moglie che aveva bisogno di fare una doccia.
-Claudia, ma non vedi che ci sono io?
-Renato siamo in ritardo! Non potevi pensarci prima?
-E tu non potevi farla prima la doccia?
-Niente discussioni, esci fuori e comincia a caricare i miei bambini in macchina, su!
Renato obbedì ricacciando tutto ciò che doveva cacciare di nuovo nell'intestino, l'avrebbe fatta in autogrill durante il viaggio. Claudia dopo circa 15 minuti di trucco e parrucco finalmente scese in strada dove Renato e i bimbi erano già in attesa col motore acceso e l'aria condizionata a palla, che naturalmente Claudia intimò di spegnere appena si accomodò sul sedile di fianco a Renato.
-Disgraziato, ma non senti che freddo, li vuoi fare ammalare? Hai letto le clausole? Devono essere restituiti nell'esatto stato in cui sono stati consegnati, senza malattie e con lo stomaco pieno. E poi non vedi come tremano?
In realtà stavano tutti benissimo, Hans e James stavano leggendo dei saggi di bioetica, Peter pregava leggendo dal suo breviario tascabile e Paolo stava cercando di svitare le casse dell'hi fi che si trovavano nella fila posteriore.
Il viaggio fu abbastanza rilassante e di breve durata, Renato finalmente potè andare di corpo all'autogrill sull'autostrada dopo aver passato un centinaio di chilometri di atroci dolori intestinali, e durante questa sosta Paolo potè anche approfittare della dabbenaggine di alcuni turisti tedeschi a cui propinare la truffa delle tre carte. La sua assenza temporanea fu giustificata con un improvviso attacco di diarrea.
Dopo un'altra oretta di tragitto arrivarono finalmente alla casa che avevano affittato per la villeggiatura. Era un deliziosa villetta rosa pastello, con due camere da letto, una per mamma e papà e l'altra per i bambini. Claudia l'aveva espressamente richiesta organizzata in tal guisa, per completare meglio il quadretto familiare che aveva nella sua testa. Mentre Renato andava a cercare una bombola nuova per la cucina, visto che aveva cercato di prepararsi un caffè senza alcun risultato, Claudia cominciò a rifare i letti assieme ai suoi due figli preferiti, quelli che cioè si abbinavano meglio alla sua capigliatura. Peter e Paolo invece si erano già appisolati sul materasso crudo, senza lenzuola, o per meglio dire Paolo fingeva di dormire, mentre in realtà stava cercando di strappare i fili di rame dal muro, avendo letto che le quotazioni del metallo rosso erano in costante crescita.
Renato tornò trafelato e completamente sudato un'ora dopo con una bombola da trentasei chili sulle spalle. Fu accolto dalla moglie che, invece di consolarlo o asciugargli il sudore, lo apostrofò con :
-Cretino, ma non hai visto il numero di cellulare attaccato dentro il vano bombola della cucina? Bastava chiamare e ce l'avrebbero portata direttamente a casa, invece di andare in giro e lasciare me a combattere con i tuoi figli!
Il “combattimento” a cui si riferiva Claudia in realtà era tutto nella sua testa, poiché dopo l'uscita del consorte lei si era addormentata in compagnia del valium mentre i suoi bimbi a termine non avevano fatto altro che prendere possesso della casa, e Paolo in particolare prendere possesso di alcune suppellettili.
La cena fu preparata, manco a dirlo, da Renato, sotto ferrea direzione della sua dolce moglie, che non gli aveva nemmeno permesso di farsi una doccia in quanto era tardi. Una cena semplicissima a base di tonno, mais e fagioli bianchi, senza cipolle perchè a Claudia davano fastidio.
-Cioè, vuol dire che dopo mi baci?
-Ma sei pazzo? Davanti ai bambini poi!
Finita la cena i coniugi si ripartirono equamente i compiti, cioè Renato andò a fare i piatti, mentre Claudia si chiuse in bagno per prepararsi per lo struscio serale. Renato flebilmente, dopo un'oretta circa, chiese di fare una doccia, anche se era in digestione, poiché era davvero in condizioni pietose.
-Ma non è che mi fa male lavarmi mentre sono in digestione?
-Ma, forse si forse no, che ne posso sapere, mica sono un medico...
Fortunatamente la doccia non ebbe conseguenze negative su Renato, che dopo appena 10 minuti era già pronto per la passeggiata con annesso gelato. Claudia aveva già vestito i suoi due biondi, mentre a Renato sarebbe toccato l'arduo compito di riassettare Peter e Paolo, su direttive di Claudia, ovviamente. Erano molto carini con i completi camicia e bermuda comprati il mattino prima, ma Paolo, molto teneramente, chiese di essere aiutato a chiudere i bottoni della camicia. In realtà tanta tenerezza era giustificata dalla necessità di provare a rubare il portafoglio di Renato una volta che lui si fosse chinato ad aiutarlo, anche se non ci riuscì.
Fu così, attorno alle dieci di sera, che la famiglia fece la sua uscita al competo. Claudia si incamminò davanti alla truppa con i due albini al seguito, mente Renato la seguiva dietro con Peter e Paolo che ogni tanto gli dimostrava il suo affetto abbracciandolo stretto. In realtà stava cercando solamente di scippargli nuovamente il portafoglio.
-ma come sono belli questi bambini!
Una befana di novantatrè anni si fece incontro a Claudia Hans e James
-grazie! Luca, Alfredo, salutate la signora!
Claudia aveva già provveduto a cambiare i nomi ai suoi bimbi interinali, avendo convenuto con se stessa che Hans e James non erano molto comuni tra i nomi dei bambini italiani. Inoltre, prima di uscire impartì ai due qualche frasa di circostanza come “la ringrazio, lei è molto gentile”, “grazie ma non posso”, “grazie ma ho già mangiato”, rinominate rispettivamente uno due e tre. Con la mano sulla sua testa Claudia alzò un dito ed i due capirono che si trattava di dire la frase numero uno.
-La ringrazio, lei è molto gentile.
Dissero i due bambini all'unisono. La carampana tutta sorridente si avviò verso il bar del paese, dove c'erano tutte le altre famiglie con prole più o meno numeroso. Claudia alla buona riuscita dei suoi ordini ebbe un orgasmo interno, mentre Renato nel frattempo era intento a discutere con un agente della polizia municipale che aveva beccato Paolo a raccogliere spiccioli dalla fontana ornamentale.
-Sarebbero cinquanta euro di multa, ma per stavolta lascio correre. E stia più attento ai suoi figli!
Lo redarguì aspramente il solerte vigile di paese. Claudia aveva già preso posto al tavolino centrale del paese, quello dove poteva essere meglio osservata ed invidiata dagli altri genitori. Ed in effetti ne aveva ben donde, lei elegante nel suo completo di lino bianco e sandali color oro che ben si sposavano con la parure collana ed orecchini ricordo del fidanzamento con Renato dell'estate di dieci anni prima. Suo marito arrivò dopo poco con Peter e Paolo tutti trafelati e malvestiti, a differenza di Hans e James che erano due figurini. Anche Renato era completamente in disordine e per questo dovette subire l'ennesimo lavacapo da parte di sua moglie, stavolta davanti a tutto il bar che se la rideva di sottecchi. Hans e James nel frattempo avevano appena cominciato una discussione appassionata sul ruolo delle icone pre-cristiane nella chiesa moderna, suscitando l'invidia dei tavoli circostanti, mentre invece Peter dormiva con un rivolo di bava dalla bocca e Paolo aveva cominciato una partita di tressette con alcuni giovinastri del tavolo accanto, in fida compagnia del suo mazzo di carte truccato. Claudia nel frattempo ciarlava amabilmente di quanto fossero intelligenti i suoi bimbi con una sua coetanea appena conosciuta, e Renato, stanco morto, sorseggiava distrattamente una granita al limone semisciolta. A mezzanotte circa, la famigliola decise che era ora di fare rientro a casa, o per meglio dire fu Claudia a dichiarare conclusa la serata.
Si incamminarono tutti verso casa, Hans e James nelle due mani di Claudia per la quale i figli erano tutti indistintamente uguali, Peter addormentato sulle spalle di Renato e Paolo che ogni tanto si fermava per vedere se nelle cabine telefoniche era rimasto qualche spicciolo.
Appena arrivati a casa Claudia organizzò una riunione di famiglia, alla quale ovviamente erano tenuti a partecipare tutti, compreso Renato talmente insonnolito da doversi mantenere il mento con la mano.
-oggi è stata davvero una bella giornata, sono davvero orgogliosa di voi, miei cari ragazzi. Ho apprezzato molto il modo in cui vi siete integrati tra di voi, calcolando il fatto che non vi conoscevate nemmeno, vero Renato? Renato!
Renato alle urla delle mogli trasecolò, nei suoi sogni era su una spiaggia dei Caraibi a spaccare noci di cocco con una indigena in topless ed un gonnellino di paglia che gli offriva una cannuccia ed i suoi servigi sessuali.
-Ah, eh, si si, hai ragione, domani vado al supermercato...
-Ma non stavo parlando della spesa! Un po' di attenzione, e che cazzo!
-Ma è l'una, sono distrutto, e poi siamo in vacanza, e che diamine!
-Debosciato!
Questa era la classica frase di chiusura di ogni discussione di Claudia col marito, pronunciata la quale si chiudeva in bagno per struccarsi e prepararsi per la notte. Le imcombenze finali, come preparare i bimbi per la notte e spegnere le luci e chiudere i balconi furono lasciate, manco a dirlo, a Renato. Finiti i suoi compiti patriarcali, si infilò a letto dopo essersi naturalmente lavato i denti, fatto il bidet e lavato le ascelle (condizioni minime per dormire con Claudia, la quale già dormiva girata di spalle verso la finestra con una maschera nera sugli occhi). Renato tentò un approccio accarezzando la moglie sulla sua tornita coscia sinistra, ma in automatico gli arrivò un manrovescio seguito da un mugugno sommesso, che da una parte gli fece automaticamente retrocedere la sua minuscola erezione e dall'altra gli fece capire che anche quella notte sarebbe andata in bianco, almeno dal punto di vista copulatorio.
La notte trascorse in maniera molto tranquilla, i due coniugi erano molto stanchi così non si accorsero che il loro pargolo italiota era andato in giro a “visitare” le case del circondario saltando amabilmente tra i balconi lasciati aperti per il caldo. Purtroppo per Paolo si viveva in un periodo di grande crisi, e le case non erano poi tanto piene di preziosi e quant'altro. Tutto ciò che riuscì a razzolare fu qualche lettore mp3, un tablet e due cellulari. Tutte cose da smerciare facilmente sulla spiaggia nei prossimi giorni.
Alle 8 in punto risuonarono per la casa le note della cavalcata delle Valchirie, era la sveglia che Claudia aveva ideato per dare la carica alla sua numerosa famigliola temporanea. Nel mentre Renato preparava la colazione, o meglio si faceva due chilometri a piedi sotto il sole cocente per andare a prendere i cornetti al panificio su al paese, Claudia si trovava dinanzi al dilemma quotidiano di quale costume indossare. A colazione erano tutti, ovviamente, presenti ad ascoltare il programma dettagliato di Claudia per la giornata, che era stato minuziosamente preparato ancor prima di partire ed annotato sul suo portatile.
-ore 10 : spiaggia
-ore 13 : pranzo a casa
-ore 14 : riposino
-ore 15 : spiaggia (di nuovo)
-ore 18 : rientro a casa, doccia, risposino
-ore 20 : cena
-ore 22 : attività serale a scelta tra cinema, passeggiata o gelato
Sull'organizzazione non la batteva nessuno, c'era poco da dire.
Fu così che alle dieci in punto l'allegra combriccola si avviò a mare nella formazione consueta, cioè Claudia con i due biondi davanti, e Renato con Peter e Paolo, oltre all'ombrellone ed alla borsa termica, dietro a bestemmiare interiormente per il caldo più che africano. Per fortuna, dato l'orario abbastanza inusuale per l'orda di bagnanti moderni, trovarono posto ben presto. Renato sotto la ferrea direzione della moglie piantò l'ombrellone tenendo innanzitutto conto della direzione del vento ottenuta come un bravo giocatore di golf leccandosi un dito e poi tenendolo al di sopra della sua testa. L'ombra proiettata dal loro ombrellone di dimensioni titaniche fu completo appannaggio di Claudia e della sua carnagione lattea, ed ovviamente dei suoi due figli preferiti ed albini, anch'essi a corto di melanina. A Renato, Peter e Paolo non rimase che mettersi al sole con dei ridicoli cappellini da basket con la scritta “we're an happy family” scelti manco a dirlo da sua moglie dal cestone delle rimanenze degli anni '90 della Rinascente. Cappello che lei ovviamente rifiutò di indossare, tanto si trovava all'ombra.
Ma la tranquillità e la quiete di una famiglia, anche se di natura un po' particolare, può sempre essere messa in discussione dal concatenarsi degli eventi.
Fu verso che le 11 che Hans e James, impressionati dall'enorme distesa di mare che si stendeva davanti ai loro occhi per la prima volta, decisero di tuffarsi per la prima volta. Claudia non era affatto contraria, poiché aveva letto sulle istruzioni che i bambini sapevano nuotare correttamente. Li lasciò quindi entrare, non sapendo cosa sarebbe successo di lì a poco. I due albini si inoltrarono nella superficie acquea fino a non toccare più, e qui la loro inasperienza venne a galla, a differenza di loro. Entrambi iniziarono ad annaspare in evidente debito d'ossigeno, e paralizzati dal panico stavano quasi per annegare. Claudia osservava la situazione impotente, cercando disperatamente con gli occhi Renato in quale non era di certo un bagnino. Fu Paolo, tra la sorpresa di tutti, a risolvere la situazione. Memore del suo passato di marinaio a bordo di un peschereccio di Trapani si tuffò e con due bracciate raggiunse i suoi fratelli temporanei, li strinse uno per braccio e li riportò a riva, depositandoli ai piedi di Claudia, ansimanti e sputacchianti acqua. La matrigna temporanea, che finora non l'aveva degnata di uno sguardo per la sua natura proletaria e truffaldina, lo abbracciò forte e lo baciò ringraziandolo per quello che aveva fatto, e piangendo si rese conto di quant'era meschina, e di soprattutto di come aveva sempre cercato di tenere lontano il suo istinto materno come se fosse un'infezione, per poi vederselo ritornare tutto d'un tratto, con gli interessi, come un riflusso gastro-esofageo. Decise seduta stante che la giornata a mare era finita, doveva tornare a casa per parlare con Renato di una cosa importantissima. Rientrati salutò i suoi bimbi con un bacio in fronte ciascuno, e gli disse di stare buoni per un po' perchè doveva parlare con papà. Prese Renato per il bavero della camicia e lo trascinò in camera, scaraventandolo sul letto.
-Quanto riusciamo a recuperare vendendo la casa in montagna che mi sta sulle palle e che odio?
Esordì Claudia che aveva già in mente un progetto diabolico sul loro futuro.
-mah, non saprei, forse centomila euro, forse qualcosa in più.
-appena torniamo a casa vendila. E telefona subito l'agenzia per protrarre il periodo di noleggio dei bimbi, e per contrattare l'acquisto definitivo. Li amo, e li voglio per sempre. E voglio anche te. E ti amo.
Erano mesi, forse anni che non se lo sentiva dire. Renato non ci vedeva più dalla gioia, non aspettava altro. E non credette nemmeno ai suoi occhi quando vide sua moglie spogliarsi ed invitarlo a fare altrettanto.
-Chiudi la porta a chiave. Te l'ho mai detto che il mio numero preferito è il cinque?

FINE