mercoledì 14 dicembre 2011

Il fiume carsico del razzismo italiano

Copio da Wikipedia :

Pogrom è un termine storico di derivazione russa (Погром), che significa letteralmente "devastazione" con cui vengono indicate le sommosse popolari antisemite, e i conseguenti massacri e saccheggi, avvenute in Russia al tempo degli Zar, tra il 1881 e il 1921, con il consenso – se non con l'appoggio – delle autorità. Il termine ha poi assunto il valore di "persecuzione sanguinosa di una minoranza" in maniera decontestualizzata, nel tempo e nello spazio.

Questo termine, che spesso si tende a definire come qualcosa di appartente al passato, nel lontano 2008 mi sembrò talmente appropriato a descrivere la persecuzione nei confronti dei rom di Ponticelli che decisi di utilizzarlo come nickname in un glorioso forum, ormai chiuso, che si occupava di eviscerare la realtà napoletana in modalità ben lontane dall'agiografia della pizza e del mandolino. In quei tempi, il pogrom di cui sopra si scatenò, se ben ricordate, per una notizia infondata, cioè il rapimento di una neonata da parte di una giovane rom. Seguirono devastazioni, incendi, furti e così via, una delle pagine più nere nella cronaca del popolo napoletano, spesso descritto come "di cuore".
Spostiamoci di qualche anno e di qualche chilometro a nord. Torino, dicembre 2011. Una ragazzina di 16 perde la verginità in un contesto culturale dove, presumibilmente, l'integrità dell'imene ha ancora un certo valore. Ma, per giustificare agli occhi di amici e parenti le proprie (legittime) pulsioni sessuali di adolescente, si inventa uno stupro causato, guarda caso, da un rom. E' un attimo. Parte la denuncia, le voci girano, e le solite teste calde (neofascisti, ultrà e sfessati vari) colgono la palla al balzo per sfogare le proprie frustrazioni dando a fuoco un intero campo rom. Seguiranno le scuse e le lacrime da coccodrillo della bugiarda.
A Firenze, invece, è andata decisamente peggio ieri. Un neofascista, già conosciuto dalle forze dell'ordine, decreta l'apertura della caccia al senegalese facendone fuori due con la sua pistola. Unica nota positiva della notizia, è il suicidio dell'omicida. Un imbecille in meno.
Questi due casi di cronaca recente (ma di episodi di intolleranza, dove per fortuna non ci scappa il morto o i morti) cosa debbono farci pensare? Che noi italiani siamo un popolo di razzisti intolleranti? O semplicemente di ignoranti? Tralasciando il caso delle camice verde che del razzismo e dell'intolleranza hanno fatto il loro caposaldo (salvo poi impiegare frotte di immigrati nelle loro fabbrichette) è abbastanza ovvio che un problema c'è, ed è bello grosso. E come al solito, è di natura culturale. La cultura, quella parola che è diventata lo spauracchio degli italiani che non leggono, che non si informano, che pensano solo al calcio ed alla tv, che non comprano un giornale manco se li ammazzi. Si, è un problema culturale, ma da un punto di vista più sottile. A mio parere, infatti, non si tratta di semplice intolleranza verso culture differenti e distanti dalle nostre (il bello è che ad essere razzisti sono proprio gli italiani, coloro che non solo hanno invaso ogni angolo di mondo con le pezze al culo, ma hanno esportato delle cose carine come mafia, camorra ed 'ndrangheta in tutto il pianeta o quasi), ma di un nostro intimo vuoto culturale. In assenza di precisi riferimenti storico/culturali, tendiamo a vedere tutto ciò che ci circonda come una minaccia al nostro vivere quotidiano. Ci spaventano i musulmani con la loro fede incrollabile, i cinesi con la loro maniacale dedizione al lavoro e la loro intraprendenza imprenditoriale, le donne dell'est che si accontentano di fare lavori che noi italiani non faremmo manco morti (fondamentalmente, prendersi cura di chi ha generato). Siamo razzisti perchè invidiosi. Perchè oltre alla nazionale, al Grande Fratello ed ai siparietti dei politici in tv non c'è rimasto nulla per il quale dirsi italiani.

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