sabato 17 dicembre 2011

Picca Picca






La faccia come il culo. Dopo aver sperperato a destra e a manca in spregio di noi poveri
cittadini mono o senza reddito oppure neet, il nuovo governo "tecnico" ci impone di stringere
ulteriolmente la cinghia, nonostante di cuoio a cui praticare fori non ce ne sia più, mentre il
loro girovita ha raggiunto le dimensioni di quello di Giuliano Ferrara. Tra politici che minacciano
il suicidio nel caso gli vengano aboliti i loro vitalizi (meno parole e più fatti, per cortesia)
e benzina alle stelle, a noi poveri sudditi del regno italiota non resta che affidarci ai siti di social commerce per l'acquisto a prezzi superscontati di cene, concerti et simila.
Da qualche mese a Salerno, grazia all'audacia di due giovani e promettenti imprenditori, è nata la piattaforma di social commerce "Sconticity", che in brevissimo tempo è riuscita a conquistare la fiducia degli internauti più scafati grazie ad un accorto utilizzo dei social network, ed anche grazie, soprattutto, alle importanti partnership strette dal suo reparto commerciale. E proprio grazie a Sconticity, per una modicissima cifra che vi andrò a rivelare al termine della recensione, io ed i miei amici abbiamo potuto gustare un'ottima cenetta all'interno del ristorante calabrese "Picca Picca" di Fisciano, praticamente a due passi dal campus universitario. Il locale è piccolo ma carino, arredato con parecchio gusto, dotato anche di una piccola biblioteca (mi raccomando,
urge la presenza dei libri di Ernesto De Martino!) e di una piccola ludoteca.
Ci accomodiamo, e riconosciuti come acquirenti dei coupon di Sconticity, la gentilissima
titolare ci elenca brevemente le pietanze a cui abbiamo diritto. Si parte subito con un antipasto di salumi (pancetta, salame, soppressata), formaggi con miele, bomba (una 'nduja un pò più piccante), crema di pomodori secchi, polpettine di melanzane, anelli di cipolla fritti e una crocchettina con formaggio fuso, deliziosa.
Come primo piatto possiamo scegliere tra cortecce con funghi rositi (una specie di gallinaccio)
e fusilli alla 'nduja, ed essendo in sei prendiamo tre piatti di ognuno. Sbalorditivi
entrambi, e dalle porzioni più che generose. Per secondo, optiamo tutti per un piatto
decisamente molto ricercato, e dal sapore molto deciso, straccetti di suino con crema di cipolle rosse di Tropea e pecorino crotonese fuso come copertura. Siamo in un ristorante calabrese, dopotutto! Per dolce un'ottima pannacotta da ricoprire con gusti a scelta (io ho preso l'amarena)
e per terminare sempre alla calabrese, amaro del capo.
Il conto per la cena davvero completa (dall'antipasto all'amaro) è di soli 15 euro. Cosa volete
di più dalla vita, un lucano? Dimenticate che parliamo di un ristorante calabrese. Da pagare a
parte c'è solamente il vino, ma per pochi spiccioli (12 euro a bottiglia) pasteggiate
con un ottimo Aglianico Fidelis del 2006. Alla faccia del governo tecnico, alla faccia della crisi.
E non dimenticate di visitare www.sconticity.com !

mercoledì 14 dicembre 2011

Il fiume carsico del razzismo italiano

Copio da Wikipedia :

Pogrom è un termine storico di derivazione russa (Погром), che significa letteralmente "devastazione" con cui vengono indicate le sommosse popolari antisemite, e i conseguenti massacri e saccheggi, avvenute in Russia al tempo degli Zar, tra il 1881 e il 1921, con il consenso – se non con l'appoggio – delle autorità. Il termine ha poi assunto il valore di "persecuzione sanguinosa di una minoranza" in maniera decontestualizzata, nel tempo e nello spazio.

Questo termine, che spesso si tende a definire come qualcosa di appartente al passato, nel lontano 2008 mi sembrò talmente appropriato a descrivere la persecuzione nei confronti dei rom di Ponticelli che decisi di utilizzarlo come nickname in un glorioso forum, ormai chiuso, che si occupava di eviscerare la realtà napoletana in modalità ben lontane dall'agiografia della pizza e del mandolino. In quei tempi, il pogrom di cui sopra si scatenò, se ben ricordate, per una notizia infondata, cioè il rapimento di una neonata da parte di una giovane rom. Seguirono devastazioni, incendi, furti e così via, una delle pagine più nere nella cronaca del popolo napoletano, spesso descritto come "di cuore".
Spostiamoci di qualche anno e di qualche chilometro a nord. Torino, dicembre 2011. Una ragazzina di 16 perde la verginità in un contesto culturale dove, presumibilmente, l'integrità dell'imene ha ancora un certo valore. Ma, per giustificare agli occhi di amici e parenti le proprie (legittime) pulsioni sessuali di adolescente, si inventa uno stupro causato, guarda caso, da un rom. E' un attimo. Parte la denuncia, le voci girano, e le solite teste calde (neofascisti, ultrà e sfessati vari) colgono la palla al balzo per sfogare le proprie frustrazioni dando a fuoco un intero campo rom. Seguiranno le scuse e le lacrime da coccodrillo della bugiarda.
A Firenze, invece, è andata decisamente peggio ieri. Un neofascista, già conosciuto dalle forze dell'ordine, decreta l'apertura della caccia al senegalese facendone fuori due con la sua pistola. Unica nota positiva della notizia, è il suicidio dell'omicida. Un imbecille in meno.
Questi due casi di cronaca recente (ma di episodi di intolleranza, dove per fortuna non ci scappa il morto o i morti) cosa debbono farci pensare? Che noi italiani siamo un popolo di razzisti intolleranti? O semplicemente di ignoranti? Tralasciando il caso delle camice verde che del razzismo e dell'intolleranza hanno fatto il loro caposaldo (salvo poi impiegare frotte di immigrati nelle loro fabbrichette) è abbastanza ovvio che un problema c'è, ed è bello grosso. E come al solito, è di natura culturale. La cultura, quella parola che è diventata lo spauracchio degli italiani che non leggono, che non si informano, che pensano solo al calcio ed alla tv, che non comprano un giornale manco se li ammazzi. Si, è un problema culturale, ma da un punto di vista più sottile. A mio parere, infatti, non si tratta di semplice intolleranza verso culture differenti e distanti dalle nostre (il bello è che ad essere razzisti sono proprio gli italiani, coloro che non solo hanno invaso ogni angolo di mondo con le pezze al culo, ma hanno esportato delle cose carine come mafia, camorra ed 'ndrangheta in tutto il pianeta o quasi), ma di un nostro intimo vuoto culturale. In assenza di precisi riferimenti storico/culturali, tendiamo a vedere tutto ciò che ci circonda come una minaccia al nostro vivere quotidiano. Ci spaventano i musulmani con la loro fede incrollabile, i cinesi con la loro maniacale dedizione al lavoro e la loro intraprendenza imprenditoriale, le donne dell'est che si accontentano di fare lavori che noi italiani non faremmo manco morti (fondamentalmente, prendersi cura di chi ha generato). Siamo razzisti perchè invidiosi. Perchè oltre alla nazionale, al Grande Fratello ed ai siparietti dei politici in tv non c'è rimasto nulla per il quale dirsi italiani.

martedì 13 dicembre 2011

La spesa

Domani comprerò tante scatole colorate
così ci metterò dentro tutti i miei momenti tristi
e quelli meno tristi
ed un giorno le aprirò per valutarli con la giusta distanza emotiva.
Domani comprerò una bilancia
così potrò pesarci le persone che mi stanno accanto
e capire fino a che punto possono ferirmi,
qual è il loro peso specifico nella mia vita.
Domani comprerò del cellophane
per impacchettarmi per bene il cuore
per non fargli prendere di nuovo freddo
e per non lasciarlo sanguinare inutilmente.
Domani entrerò in un cinema
e cercherò di vedere un film divertente
per non essere ancora più triste di adesso.
Domani, domani, domani...
ma oggi?

lunedì 12 dicembre 2011

Vieni a ballare a Fuorigrotta

Dal disimpegno più totale de "I Cani" ad un concerto
che definire politico è alquanto riduttivo. L'ipertricotico
cantautore molfettese atterra con il suo pirotecnico
show al Palapartenope di Napoli, che per l'occasione si
riempie di circa tremila fans. Il concerto inizia in maniera
svizzera alle 21.40, dalle 21.30 previste, ed è un vero spettacolo
non solo per le orecchie, ma anche per gli occhi. Ogni canzone è preceduta
da un siparietto multicolore dove Michele e la sua variegata band introducono
il pezzo che di lì a poco andranno ad eseguire. Molti sono i pezzi
tratti dall'ultima fatica discografica (Kevin Spacey, Sono il tuo sogno eretico, Il dito
medio di Galileo, La fine di Gaia, la reggaegiante Legalize the premier, etc. etc.), ma
non mancano le incursioni nel penultimo disco "Le dimensioni del mio caos" (la super-hit "Vieni
a ballare in Puglia", Abiura di me, Cacca nello spazio, Eroe). Breve incursione in "Habemus Capa"
con "Inno Verdano" ed "Epocalisse", così come "Verità Supposte" con l'inno antirazzista
"Vengo dalla Luna" e "Iodellavitanonhocapitouncazzo". Da fan sicuramente sono
rimasto deluso per l'estromissione dalla scaletta di pezzi come "Ilaria condizionata", "La
Grande Opera", "Giuda Me" (fondamentale se ti trovi a Napoli), ma d'altronde è meglio
così. Capa non ha mai voluto essere intrappolato nel clichè del cantante-tormentone,
quindi ad un suo spettacolo difficilmente si sentirà più "Fuori dal Tunnell", canzone
che fu profondamente fraintesa diventando paradossalmente inno di quel divertimento cazzaro
che in realtà voleva stigmatizzare. Un buon spettacolo, a conti fatti, forse un pò breve
e dall'acustica scadente, ma la colpa è solamente da addebitare alla tensotruttura del Palapartenope.
Mi piacque di più quando lo vidi a Salerno in piazza, ad essere onesti.

martedì 6 dicembre 2011

Quella sera di un giorno da "I Cani"



Tutti ne parlano, o quantomeno ne hanno parlato. Dopo i primi singoli lanciati in rete più di
un anno fa, a giugno finalmente "I Cani" pubblicano il loro disco, intitolato ironicamenente
"Il Sorprendente Album D'esordio Dei Cani". C'è si spella le mani in applausi, chi li bolla
semplicemente come l'ennesima bufala del mercato discografico (ma di quale mercato parliamo,
quello di Emule & co.?), chi li osanna come la voce degli anni '10, etc. etc. Insomma, se
volevano solamente far rumore ci sono riusciti in pieno. E non solo musicalmente parlando
(una miscela micidiale di scarne basi elettroniche miste a sfuriate pop-punk, sulle quali
imbastire storie più o meno improbabili di hipster e ragazzini protofascisti della capitale),
ma sfruttando abilmente i social network e un modo particolare di porsi, sono riusciti
ad ottenere al MEI il premio come band rivelazione dell'anno. Meritato? Non meritato? C'è
un solo modo per capirlo, e cioè vederli dal vivo in occasione della loro prima data partenopea
alla Galleria 19 di via san Sebastiano. Parto con un discreto anticipo, ma faccio in tempo
a rimanere imbottigliato fra Torre del Greco e Portici per un incidente, probabilmente
causato dalla pioggia che nel frattempo comincia a cadere copiosa. Alle 9 e mezza arrivo,
grazie al mio navigatore, nei pressi della via suddetta, ma avevo dimenticato di inserire
la modalità De Magistris : le cose sono cambiate nei pressi di Piazza Dante e zone limitrofe,
così mi becco qualche occhiata indiscreta dai varchi elettronici. Pagherò qualche multa?
Lo scopriremo solo vivendo. Ormai è tardi, "I Cani" con il loro sorprendente show d'esordio
mi aspettano. Mi riduco a parcheggiare dalle parti della questura centrale, un kekab ed una
birra al volo giusto per non pogare a stomaco vuoto, ed entro nel locale. Piccolo, carino,
molto curato ed accogliente, ma dentro fa così caldo che bisogna stare a mezze maniche.
Pazienza, tanto ho addosso la maglietta dei Crystal Castles venuta direttamente dal Canada
che stasera, oltre ad inzupparsi completamente, farà la sua porca figura. Prendo la mia consumazione gratuita (una pessima capiroska, fatta con lo sciroppo invece che con le fragole) e mi avvicino a fumare nei pressi del palco, dove scopro con piacere che non sono l'unico ad andare
ai concerti da solo. Dicevo, faccio la conoscenza di una simpatica indie-girl con la quale mi
intrattengo per il resto della serata. Manca poco all'inizio del concerto, "I Cani" entrano in
scena e cominciano a sparare i loro pezzi negli amplificatori. Niccolò, il frontman, in occhiali
neri e maglietta azzurra, se ne sta sulla destra invece che al centro del palco. "I Pariolini di 18 anni", "Le Coppie", "Wes Anderson", "Post Punk", una ad una il gruppo ripropone i loro successi,
fino ad una inattesa "Con un deca" degli 883, che manda il pubblico in corto circuito generazionale. Mi guardo intorno ed infatti sono pochissimi i giovanissimi, appunto, a conoscerla. E mi rendo conto, definitivamente, di quanto sono vecchio. Chiusura col botto con la hit "Velleità", con la bella sorpresa del tastierista che prende il mano il mio cellulare per continuare le riprese (cfr. il video qui sopra).
Concerto bellissimo, senza se e senza ma. Non saranno una band tecnicamente eccellente e dai
testi impegnati e profondi, ma il loro porco dovere di intrattenitori (farti sudare fino al midollo)
lo fanno egregiamente. Lunga vita a "I Cani".

giovedì 1 dicembre 2011

La morte dell'elettronica di consumo salernitana

Ho sempre amato in maniera particolare la tecnologia fin da bambino, ma se debbo
dire qual'è il mi primo ricordo di un'acquisto legato a quel mondo credo che
la mia memoria debba fare fast forward fino al 1994, quando a 14 anni mi comprarono
il mio primo hi-fi come regalo per la promozione all'esame di 3° media. Ricordo chiaramente
il Philips che mi fu comprato da Picciotti, che all'epoca aveva ben tre negozi (uno di
elettronica, uno di arredamento, uno di abbigliamento). Poi da un giorno all'altro
il suo imperò scomparì, si seppe poi travolto da un'imponente mole di debiti. Non fu nè
il primo nè l'ultimo negozio di elettronica a chiudere a Salerno, ma oggi ci ripensavo
poichè, tra pochi giorni, con la definitiva chiusura di Siniscalchi, l'elettronica di
consumo a Salerno smetterà di parlare salernitano. Non so se già lo sapete, ma al suo
posto arriverà il colosso tedesco dell'elettronica Mediamarket, titolare dei negozi
ad insegna Mediaworld e Saturn. E questo non è nulla. A breve, nei pressi del forte la Carnale,
aprirà un nuovo negozio della catena Tufano, molto famosi per il bombardamento mediatico
su tutte le emittenti locali. E non è certo il primo caso in cui il capitale napoletano
prende possesso del nostro territorio. Rimanendo a via Wenner, Euronics, già Spadaro (famiglia
di Sant'Anastasia) poi fallito, ha lasciato il posto ad Expert, della famiglia Somma, sempre
del napoletano. Stesso discorso per il Trony della galleria Mediterranea, della famiglia
Falco di Striano, e di Expert Parente, sempre di quelle parti. Casertani, di Orta di Atella
per la precisione, sono i Damiano proprietari del marchio Eldo, in cattive acque in questo
momento, per usare un eufemismo. Forse i miei lettori sono troppo piccoli per ricordarlo,
ma fino a qualche anno fa c'erano negozi come Tambone e Baggiano & Cavaliere, ora il nulla,
in pratica. Che l'imprenditoria salernitana non sia più in grado di investire in questo
settore chiave dell'economia (basti pensare all'exploit della telefonia e della fotografia
degli ultimi dieci anni, i margini di guadagno ci sarebbero eccome), e che pensi ad investire
solamente in outlet, bar e centri scommesse? Oppure dietro all'invasione del capitale
napo/casertano c'è qualcosa che non è del tutto chiara?