mercoledì 30 novembre 2011

La canzone del parco

Sarà che oggi mi sento molto platano, la stò ascoltando ad libitum. Indubbiamente la più bella dei Baustelle, e sicuramente una delle più belle canzonzi sul non-amore.



Brano tratto da "I Baustelle mistici dell'Occidente", di P. Jachia e D. Pilla, Ancora editore
pag. 15
La voce di Rachele diventa protagonista nella canzone successiva, la bellissima e struggente "La canzone del parco". Su una base quasi interamente elettronica, viene cantata la storia di due giovani innamorati che si incontrano nel parco. Il ritmo della canzone è molto frammentato, le parole vengono letteralmente spezzettate. All'inizio il punto di vista è quello dei due amanti che incidono le iniziali dei loro nomi sul tronco di un albero. Gradualmente musica e testo vanno in
crescendo, raggiungendo l'apice del climax nel momento in cui diventa il
parco in persona a parlarci dei due innamorati "penso che ho di nuovo i brividi e mi lascio prendere da domande inutili da poeti poveri sui miei rami umidi sulle foglie ultime a che cosa pensano questi umani fragili a che cosa servono i miei rami stupidi a che cosa servono se mi lascio prendere da pensieri inutili posso solo esistere In eterno vivere senza avere gli attimi degli amanti giovani degli amori giovani a che cosa pensano questi umani fragili a che cosa servono i miei rami stupidi a che cosa servono se mi lascio prendere da pensieri inutili a che cosa?".
Il parco quindi da un lato, coi suoibrividi e le sue tormentate domande, è partecipe e complice dell'amore dei due giovani, ma prevalentemente sembra osservarli come uno spettatore esterno,
come una sorta di filosofo che non riesce fino in fondo a immedesimarsi nelle passioni umane perchè troppo preso da "domande inutili da poeti poveri", meditando sulla fugacità dell'esistenza umana ben rappresentata dai due giovani e contrapposta all'eternità della natura. Il tema è, anche, leopardiano : potremmo ricordare un famoso incipit : "Lungi dal proprio ramo, povera foglia frale, dove vai tu?" (da "Imitazione"). Ma forse potremmo anche dire, con le parole di De Andrè in Khorakhanè, che quello del parco è "il punto di vista di Dio" (e spia testuale di questo sonoi versi "posso solo esistere In eterno vivere senza avere gli attimi degli amanti giovani degli amori giovani").

martedì 29 novembre 2011

La moda del lento

Ho più freddo adesso Di quando tanti anni fa La neve bianca mi gelò La giacca a vento
So che tornerà fra 100.525 anni La moda del lento - F.Bianconi

Brutta cosa le abitudini. Ti fanno perdere contatto con la realtà e con le esperienze di coloro che ti circondano. In parole povere, ti fanno perdere l'empatia. Salerno sarà anche piccola e industrialmente insignificante, ma la sua cosiddetta "zona industriale" (che sarebbe più corretto definire "commerciale") se percorsa a piedi sembra enorme. Un pò come la storiella della luna che quando sei bambino ti sembra più lontana. Tutto è relativo, diceva Einsten. E quindi. Mi trovavo stamattina in questa landa desolata che ricalcava abbastanza la brughiera de "Il Mastino di Baskerville" di Conan Doyle, tra lupi e nebbie, per forza di cose, in pratica per la revisione obbligatoria della mia vettura, ultimamente messa a dura prova per degli estenuanti tour tra i monti picentini. E quindi. Lasciata la mia fiestarella in officina me ne vado bel bello in direzione della fermata del bus, che guarda caso è sempre troppo lontana (ma questa legge Murphy non l'aveva mica scritta!), e qui mi rendo conto che percorrere una strada a 100 all'ora è un pò diverso rispetto all'andare a piedi, ma giusto leggermente, eh. Se non altro ho avuto tutto il tempo per riflettere, e 3/4 d'ora dopo, salito sul bus, scrivere sulla mia fida agenda quello che state leggendo ora. Che poi, tutto sommato, non so manco cosa volevo dire, ma essendo una persona sola avevo bisogno di sfogarmi, se non altro sfogarmi adesso. Vabbè, comunque devo trovare la giustificazione per il titolo del post. Riappropriamoci dei nostri tempi, non corriamo, non è necessario fare 100 o 150 chilometri in una sera, anche stare fermi in un parcheggio a chiacchierare e fumare, se ci si vuole bene, può essere davvero bello.

domenica 27 novembre 2011

Quello che non ti ho detto

Mangia.
Ma vai piano.
Non sai che per preparare questa cena ho preso due ore di permesso dal lavoro. Volevo che fosse tutto perfetto, che tu ti accorgessi di quanto mi sono impegnata per te. Ma a quanto pare ciò che c'è a tavola ti piace, e non hai nemmeno il tempo per guardarmi negli occhi. Se tu lo facessi, almeno per un attimo, ti direi quanto amore ho messo nel piatto che adesso stai mangiando.
Baciami.
Ma vai piano.
Sapessi quanto ho aspettato questo momento. Mi sei piaciuto dal primo momento che t'ho visto, e ho pensato che tra noi potesse funzionare, che il mio cuore sarebbe tornato a battere come una volta. Se per un attimo le nostre labbra si staccassero ti direi che tu sei tutto ciò di cui ho bisogno adesso. Chiamami stupida, ma io ci credo ancora.
Entrami dentro.
Ma vai piano.
Ti desidero come non ho mai desiderato un altro uomo, ma tu sei troppo impegnato a raggiungere il tuo piacere per capirlo. Ti dirai che adesso sono felice, che vorrei che quest'attimo durasse per sempre.
Vestiti.
Ma vai piano.
Se tu non avessi fretta di tornare a casa ti direi che è stato tutto bellissimo e come l'avevo immaginato nella mia testa, ma evidentemente il tempo che hai da dedicarmi è troppo poco.
Parti.
Ma vai piano.
Ora che ti osservo dalla mia finestra mi accorgo che avevo tante cose da dirti, ma non c'è mai tempo in questa vita che ci regala qualche emozione a volte ed un mare di noia il resto dei giorni.
Ora dormo. Nel mio letto c'è ancora il profumo del tuo dopobarba e del tuo sudore. Mi addormento felice sapendo che prima o poi ti dirò cosa sei tu per me.
Ma il tempo per dormire è sempre troppo poco. La sveglia suona e mi ritrovo allo specchio ridendo felice perchè penso a te. Se tu mi chiamassi ora, ti direi quanto ti amo. Ma il telefono è muto, ed è già ora di uscire. Ho freddo, ma il mio cuore è caldo perchè sono innamorata di te. Non vedo l'ora che quest'altra giornata inutile passi, per poterti rivedere. Ma qualcuno lassù, se c'è, ha deciso che non è il caso. Il traffico del mattino è sempre caotico, tutti vanno di fretta, e una macchina troppo veloce non ha coscienza di quanto avrei voluto dirti. Ora che ti ho lasciato solo su questo freddo pianeta, ho il solo rimpianto di ciò che non ti ho detto.

p.s.: non ho mai indicato la morale di un mio racconto, ma questa volta voglio dirla. Se avete qualcosa da dire ad una persona cui tenete particolarmente, fatelo adesso, senza alcuna paura di sentirvi inadatti e/o ridicoli. Domani potrebbe essere troppo tardi.

giovedì 24 novembre 2011

Padri e figli

Premessa : visto che oggi l'interesse per il mio blog è palpabile, dedico 5 minuti a scrivere due cacchiate. Enjoy (the silence, of course).

Spero mi perdoni Ivan Sergeevič Turgenev (figuratevi se sapevo scriverne il nome, l'ho copiato da Wikipedia) se prendo in prestito il titolo di un suo celeberrimo tomo per una riflessione che parte dall'osservazione di un involucro di un profilattico.
Domenica scorsa, come quasi tutte le domeniche, mi trovavo in quel ridente borgo marinaro etc. etc. dove non si trova mai parcheggio, se non nella parte alta dove c'è una famosa fontana e dove fino a poco tempo fa funzionava a pieno regime un parcheggio multipiano, ora sequestrato (aleè :D).
Dicevo, dopo aver posteggiato mi appropinquavo a scendere il dolce declivio (aahaha, ma come scrivo?) che conduce alla marina, quando un pezzetto di plastica argentea attira la mia attenzione. Si, si trattava propriamente di un involucro di un profilattico, segno evidente di un coito avvenuto presumibilmente la sera precedente. E quindi il mio cervello è partito in questa solipsistica riflessione. Ma perchè due ragazzi, nel pieno delle loro energie sentimentali e sessuali, debbono ridursi ad appartarsi in una vettura, esposti al freddo delle loro terga e delle loro pubenda, quando potrebbero tranquillamente starsene in casa ad amoreggiare, senza esporsi a rischi inutili e pericolosissimi di cui le nostre cronache sono purtroppo latrici?
Perchè, semplicemente, le loro case sono occupate nella migliore delle ipotesi da due coppie di genitori che molto probabilmente non copulano da tempo immemore, e che passano il sabato sera o qualsiasi altra sera della settimana davanti alla tv, mentre i propri figli rischiano la propria incolumità per la cosa più bella che c'è al mondo, l'amore. Chissà se codesti genitori sono a conoscenza di tale fenomeno, oppure, come dice il proverbio, fanno la parte del peggior cieco che lo è solamente perchè non vuole vedere. Inutile poi piangere lacrime di coccodrillo a cose fatte. Un consiglio per tutti i genitori : siate più aperti e costruttivi con i vostri figli, e lasciategli la casa libera qualche volta. Tanto a voi cosa costa? Al massimo vi perdete un talk show o un varietà con Fiorello che non fa nemmeno più ridere.
p.s.: casualmente, poco fa, durante il tragitto tra il tabaccaio e le poste, ho notato un anziano appartato in macchina con una donna dell'est (oggi è giovedì) nel parcheggio del mercato di Torrione. Anche lui, evidentemente, non sapeva dove andare.

martedì 15 novembre 2011

La glaciazione

L'autunno mi piace tanto, ma tanto tanto. Non solo per le castagne ed il castagnaccio, ed i melograni che brondianamente possono sembrare dele bombe a mano per pacifisti, ma perchè al suo interno racchiude tutt'e quattro le stagioni. Da metà settembre a metà novembre si può passare da una torrida estate che non ti fa nè dormire nè respirare, ad un freddo inverno spazzato da venti di grecale e maestrale, col cielo terso che si staglia su di te.
Quella sera da Tiffany's ero a mezze maniche (tu invece, perchè mettesti il gilet?) e tu notasti divertita i tacchetti laterali delle mie l.a. trainer. Anche quella sera si parlava di aggiornamenti di Android, proprio come oggi. Ti mostrai come controllare la presenza di aggiornamenti sul tuo telefono, e ti scappò un : ops!
Per me è ancora tutto fermo a quella sera....uso ancora Gingerbread.
Anche se ora fa freddo dentro e fuori, e sto col piumino.
Ma quando arriva Ice Cream Sandwich?
Andrebbe bene anche il solito cono a Capaccio, a pensarci bene.

martedì 8 novembre 2011

Luci ed ombre

Roberto Saviano scrisse una volta che, proponendo al noto critico Goffredo Fofi un racconto dal tono fantastico, gli fu risposto che sarebbe stato meglio per lui affacciarsi al balcone e scrivere ciò che vedeva. Il resto è storia (letteraria) recente. Voglio seguire anch'io il consiglio di Fofi, e parlare del mio quartiere stavolta, mettendo per un attimo da parte le mie velleità di scrittore artistoide. Abito da più o meno trent'anni a Torrione, quartiere movimentato e popoloso, situato al centro esatto della città di Salerno. Ho il presentimento che, presto o tardi, Torrione diventerà un quartiere a prevalenza cinese. Le prime avvisaglie già si possono avvertire (tre negozi di cianfrusaglie a pochi centesimi, e due ristoranti cinesi), d'altronde via Paolo Sarpi a Milano mica è nata in un giorno, no?
Comunque, Torrione è sì un quartiere popoloso pieno di bar e centri scommesse, ma la sua vera anima la svela il sabato mattina, quando il mercato rionale di via Robertelli riesce a paralizzare un intero quartiere. Ed è proprio presso questo mercato che è possibile toccare con mano il peso della crisi economica e sociale di questi tempi. Accanto all'edicola che espone in maniera (presumo) abusiva i personaggi della Looney Tunes sulla sua insegna, c'è una signora anziana che cerca di sbolognare un'insieme di merce presumibilmente racimolata dando fondo ai suoi cassetti o alla sua cantina (se ce l'ha). La signora in questione vende di tutto, cravatte, scatole di biscotti, libri, cartoline, qualsiasi cosa vi venga in mente lei ce l'ha. Fa davvero una pena infinita vedere una persona di quell'età che, chissà per quali motivi, è costretta ad elemosinare in tale maniera qualche spicciolo. Tutto ciò mentre il nostro munifico comune butta al vento 5 (dicasi cinque) milioni di euro per gli obbrobri d'artista, dette anche luci, spinti dalla grancassa mediatica della tv di regime che non si può nemmeno lontanamente paragonare all'istituto Luce (almeno loro avevano una dizione ed una proprietà di linguaggio adatte alla diffusione al pubblico). E meno male che il sindaco De Luca si atteggia a comunista cantando in un noto video "Bella Ciao" accompagnato dalla chitarra, mentre i nostri anziani arrancano e non hanno i soldi per pagare medicine, bollette ed affitti. Sindaco, ma vaffanculo va.

domenica 6 novembre 2011

Crudele*

Ho una macchina tutta mia.
Un lavoro a tempo indeterminato.
Tanti libri che forse non leggerò mai. Tanti cd che forse non ascolterò mai. E tanti vestiti che non ho il tempo di indossare.
Ho addirittura una casa tutta mia.
E, più o meno, ho anche la salute. Ho capacità di discernere il bene dal male, e sono anche discretamente simpatico.
Ma mi manca l'amore.
Più vai avanti, e più ti rendi conto che solo quello è ciò che conta.
Ma non l'amore a perdita di tempo, quello che si cerca solamente perchè arrivate le 6 e mezza di sera non sai che fare e come passare il tempo se non sei iscritto in palestra. No, io intendo l'amore che ti completa, quello che ti fa anche soffrire, per intenderci. Mai avrei pensato che una canzone di Emma Marrone potesse rappresentarmi, al momento, ma la frase di "Sarò libera" che fa "Perchè ogni cosa bella ti fa sempre stare male" mi calza a pennello.
Ho voglia di soffrire, ho voglia di legami, ho voglia di catene. Perchè di tutta stà cazzo di libertà non so che farmene.

*solo mi farai felice se sarai crudele con me, e se sono prigioniero io mi sento libero.

martedì 1 novembre 2011

Once upon a time

Se ci penso. Un tempo il forte "La Carnale", simbolo del quartiere Torrione e tralaltro motivo per il quale il quartiere si chiama così, non era altro che una fortezza abbandonata, tenuta in pessime condizioni come quasi tutto il resto del patrimonio culturale italiano. Ma c'era uan differenza sostanziale, in quella mitica metà dei mitici anni 90. E cioè che il forte era nostro. All'epoca io ed i miei amici, che mi onoro di frequentare tuttora, salivamo sulla fortezza per rubare le lampadine che ornavano il perimetro che si affacciava sul mare durante il periodo natalizio, e prima di conoscere la teoria delle luci messe in serie non capivano perchè svitandone una tutte le altre si spegnevano. Ora cos'è diventato il forte? Una piccolissima discoteca dove ho passato la notte di Halloween facendomi truccare per la prima volta in vita mia, un catino dove si balla stretti stretti e la selezione musicale è francamente pietosa, tant'è che non ho mosso un piede. Ma stì dj tutti cd-r e lettori Pioneer dove hanno studiato, se hanno mai studiato? Mah!
Aridatece il forte!