sabato 22 ottobre 2011

Tranne me

Che poi la colpa è tutta di Amazon. Da quando sul famoso sito non ci sono più gli sconti del 40% non c'è più sfizio a comprare libri online. E' vero, ci sarebbe ancora un allettante 15% e la consegna gratuita dopo i 20 euro di spesa, ma i benefit appena descritti non equivalgono il piacere di avere un libro tra le mani subito dopo averlo pagato. I feticisti della carta stampata mi capiranno. E quindi, la capatina del sabato mattina tra le discrete ed intellettualmente stimolanti pareti della Feltrinelli di Salerno è d'obbligo. Solo che, nonostante i miei camuffamenti (occhiali da sole e lettore mp3 a manetta) c'è sempre qualcuno delle tue vite precedenti che ti riconosce e ti fa domande più o meno di circostanza. Domande volte al passato naturalmente, del quale mi interessa una beneamata. Ma dov'erano queste persone quando avevo bisogno io di loro? Dov'erano quando soffrivo, e come d'altronde soffro ancora? Dov'erano quando, insomma, avevo bisogno non dico di aiuto, ma quantomeno di conforto? Ma andatevene tutti a fanculo, come dicevano i Zen Circus. Sono sulla pericolosa china della misantropia, ma non è che me ne freghi più di tanto. Chè d'altronde si tratta di scelte : o si accetta il loro modello, sbagliato su più fronti, oppure il mio, che è sbagliato lo stesso, probabilmente. Adesso è sabato sera, quando tutti si divertono ed inseguono la loro fallace idea di felicità. Tutti, tranne me.

lunedì 17 ottobre 2011

Tu non lo sai

Tu non lo sai che non ti vedo soffro.
Tu non lo sai che solo tra le tue braccia per un attimo penso che il mondo lì fuori non ci sia più.
Tu non lo sai che solo la forza del tuo sorriso mi rende felice.
Tu non lo sai che mi manchi in ogni singolo momento che non ci sei.
Tu non lo sai che sei il mio primo pensiero quando mi sveglio, e l'ultimo quando vado a dormire.
Tu non lo sai che conto i secondi che mi allontanano da te, e quelli che passo insieme a te sembrano sempre troppo pochi.
Tu non lo sai che se potessi mi toglierei il cuore dal petto per donartelo.
Tu non lo sai quanto soffro per te.
L'amore è la cosa che dà più gioia e più dolore allo stesso tempo.

martedì 11 ottobre 2011

La lunga estate caldissima

Premessa : ora che il caldo sembra quasi finito possiamo ragionarne a mente sgombra.

Luigi aveva novant'anni. Una vita passata nelle ferrovie dello stato come capostazione, un lavoro massacrante portato avanti con dedizione e passione. Al freddo e con la neve, col caldo e con il solleone. Ma il caldo dei suoi anni era diverso, però. Luigi non ricorda di aver mai vissuto un'estate così. Un caldo allucinante sin dalle prime ore del mattino, coi telegiornali e i bollettini della protezione civile ad amplificare la sensazione di oppressione. Ma non ce n'è bisogno. Il caldo c'è, a luglio come ad agosto, anzi all'ultima settimana di agosto, che di solito è più fresca, è in arrivo la famigerata bolla africana. Che poi cosa sarebbe stà bolla africana, Lugi sa solo che sono le nove, bisogna scendere a fare la spesa e fa già così caldo che la camicia si attacca alla schiena. Alla sua età non è più il caso di portare i pantaloncini. Chè per lui sono sempre stati sinonimo di gioventù, quell'attimo della vita che si fugge tuttavia, e che per lui è fuggita da un pezzo. I figli sono ancora in villeggiatura chissà dove, non è che le destinazioni di Easyjet si capiscano così bene al telefono. Pazienza, un altro agosto passato da solo, come sempre da quand'è vedovo. Ma non faceva tutto stò caldo quando ancora poteva passare qualche giorno ad Acciaroli con sua moglie Assunta, che il cancro gli ha portato via dieci anni fa. Luigi va al mercato, compra tanta frutta come dice il telegiornale, e beve almeno due litri d'acqua, anche se non ha sete. Così ha detto la televisione, che a differenza dei figli non ti lascia mai solo anche ad agosto. A pranzo un pò di pomodori all'insalata, giusto un pò di cipolla, tanto chi ci fa caso all'alito di un novantenne. Giusto il tempo di riordinare la tavola, e Luigi si mette a letto a riposare. Ma fa troppo caldo, il sonno non arriva e la casa sembra un forno. Ed allora perchè il telegiornale dice di non uscire nelle ore più calde, se a casa fa così caldo? E se facesse come dice il governo ed andasse a rinfrescarsi al centro commerciale? Già, e come arrivarci senza nessuno che ti accompagna? Pazienza, meglio cercare di riposarsi, stendersi a pancia in su e pensare a quando andava a mare con la moglie e i bambini piccoli, e l'acqua, anche se era agosto, era sempre fredda chè il piede esitava sempre un pò ad entrare dentro. Ma ora è tutto lontano. Luigi sente che non ce la fa. E' un attimo, l'ultimo respiro è esalato. Muore solo sul suo letto, Assunta l'aspetta in quello che forse si chiama paradiso, chissà. Forse i vicini sentiranno la puzza.

Questo post, tragico come sempre, è dedicato a tutti gli anziani ed a tutti quelli che giustamente soffrono il caldo. Solo dei coglioni inutili e debosciati possono amare il caldo, il sole, il mare e tutta la prosopopea del cazzo che ci rende ultimi fra gli ultimi. In finale, un grande vaffanculo a tutti i governi della nostra storia repubblicana che non hanno mai fatto nulla per alleviare le nostre sofferenze estive.

lunedì 3 ottobre 2011

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A volte cerchi di trovare le parole per descrivere come ti senti, ma poi ti accorgi che c'è uan canzone che lo fa meglio di te....