domenica 4 settembre 2011

Pasticceria Zuca Zuca/4

Sempre più decisa nel suo intento di lasciare definitivamente la pasticceria Gargiulo, Elena volle comunque dimostrare a se stessa ed al signor Gargiulo che il panettone col capitone come lo preparava lei non lo preparava nessuno. Si spogliò degli abiti usati per fare la spesa, indossò una comoda tuta che aveva imparato ad usare dopo averla notata come abito passepartout dalle donne napoletane tutto lardo, e sopra di essa mise il suo candido grembiule con la scritta "il panettone col capitone è la fine del mondo". Per lei che veniva da un luogo dove i Maya erano molto di più che un lontano popolo ormai estinto, l'espressione fine del mondo non aveva la stessa connotazione che gli affibiavano i napoletani, ma poi con calma le spiegarono che stava ad indicare qualcosa di estremamente positivo. Prese la pasta di farina, burro e canditi dall'impastatrice, poi la pose negli stampi a forma di panettone da porre nel forno. Il capitone, che necessitava di un tempo di cottura molto breve, andava aggiunto solamente in un secondo tempo. Era questa una concessione alla modernità ed alla praticità operata dai Gargiulo figli rispetto al Gargiulo padre, che invece cuoceva tutt'insieme. Durante l'attesa fra la cottura della pasta e l'aggiunta del capitone, Elena si occupava della pulizia e del taglio del pesce, nonchè della sua uccisione, naturalmente. Era un'operazione molto semplice, eppure quel giorno qualcosa l'agitava. Più volte aveva rischiato di tagliarsi con l'affilatissimo coltello giapponese, ed un'ansia montante le cresceva nel petto. Così, quando sentì suonare il campanello della porta d'ingresso, nonostante la pasticceria fosse chiusa per la pausa pranzo, sobbalzò più del normale. Si fece strada dal retrobottega intenta a ricacciare lo scocciatore, dicendogli semplicemente che l'esercizio era chiuso, ma non ebbe nemmeno il tempo di pronunciare una singola parola che si ritrovò la punta di un coltello sul collo. Era un rapinatore, uno di quelli che ammazzavano se non trovavano nulla in cassa o nelle tasche dei rapinati. Un tossico di via Baku o via Labriola, per intenderci. Elena ribattè che non aveva nulla in cassa, che la pasticceria era chiusa e che il padrone aveva portato via l'incasso della mattinata, ma la rota era troppo forte per lui, che prese il coltello e lo spinse prendendo in pieno la giugulare che cominciò a zampillare come una fontana. Elena morì pochissimi secondo dopo, con i suoi sogni d'indipendenza economica completamente intatti. 4/fine.

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