venerdì 23 settembre 2011

Everybody Hurts*

Prima legge dei rapporti interpersonali : tutti fanno del male al prossimo, a seconda delle loro capacità, senza distinzione di lingua, sesso razza o religione.
Corollario alla legge : è meglio un pugno in pieno viso, che ci rimani steso, ma domani passerà (Syria docet).
Ricordate quando da bambini guardavamo al mondo degli adulti, immaginandoli come degli stronzi egoisti ed arrivisti, intenti solo a perseguire il proprio tornaconto personale, totalmente estraneri al concetto di altruismo ed al mantenimento della parola data? Beh, è davvero così! Almeno io ho sempre guardato agli adulti in questo modo, ed adesso, essendo adulto in senso lato, cioè solamente in maniera anagrafica, mi rendo conto che, se possibile, la situazione è peggiorata. Forse sono solamente io il cretino che ancora crede nella parola data, che mantiene le promesse etc. etc., ma sicuramente non mi lascerò contagiare dall'ondata montante di aridità che mi circonda. Il mio cuore non l'avrete mai.

*il titolo del post l'ho pensato prima che circolasse la notizia dello scioglimento dei R.E.M. Grazie ancora per la musica che ci avete dato in trent'anni di onorata carriera.

giovedì 15 settembre 2011

L'autostrada delle pummarole

Non è così semplice. Quando ci si siede ad un tavolo e si ordina una pizza, quel pomodoro, prima di finire sul nostro disco di pasta passato nel forno a legna, ha fatto tanti chilometri tra un campo di Foggia ed un'industria conserviera di Nocera Inferiore. Lo sapeva bene Aldo, che quella strada la faceva almeno due volte al giorno nel periodo caldo della raccolta, fra agosto e settembre, quando il caldo torrido non dà tregua e fa tremare l'aria che si alza dall'autostrada. E quando sei arrivato a casa la sera, sei talmente stanco che nemmeno puoi portare tua moglie e i tuoi figli a mangiare la pizza, che senza di te forse non potrebbero nemmeno condirla. L'autostrada A16 fra Candela ed Avellino Est sembra quasi una montagna russa, il cartello verde lo dice chiaramente d'altronde "Inizio tratto appenninico. Moderate la velocità". Ma l'industria del pomodoro non conosce l'orografia dei comuni della Baronia, nè tantomeno cosa significhi ridurre la velocità. Bisogna correre, far presto, che gli stagionali sono già stati chiamati, e le catene fumanti di barattoli e vapore aspettano l'oro rosso da lavorare, mentre il Sarno puzza ancora di più e l'aria fra Nocera Superiore e Castellammare di Stabia si fa irrespirabile. Irrespirabile come le notti afose di agosto, quando Aldo non riesce a prendere sonno per il caldo e per i debiti, e per la pizza che sua moglie vorrebbe provare, magari anche un panuozzo, che a Gragnano li fanno così buoni. Quattro, al massimo cinque ore di sonno e Aldo è già pronto per caricare il suo tir, assicurare i cassoni con le funi e ripartire, tanti chilometri da macinare e solamente il baracchino a farti compagnia. La Polstrada è sempre in agguato a controllare cronotachigrafi e bolle d'accompagnamento, ma oggi sembra non vedersene tanta in giro, c'è solo l'asfalto e qualche cantiere fra Vallata e Grottaminarda, e tanto sonno arretrato. Quel sonno che si acuisce verso le due, dopo pranzo, quando lo stomaco lavora per digerire il mezzo panino trangugiato sempre in moto, che di tempo per fermarsi non ce n'è. E' un attimo, le palpebre di Aldo si chiudono proprio in una curva a gomito, il tir salta i new jersey che fanno da spartitraffico fra le due corsie, e finisce la sua corsa contro un muro di contenimento. Per fortuna non veniva nessuno in senso contrario. La strada si riempe di pomodoro, il cranio di Aldo si apre e riempie di sangue l'abitacolo. D'altronde il cartello lo diceva di andare piano.

giovedì 8 settembre 2011

Quel persistente dolore al petto

Da quando sono tornato dalle ferie, cioè circa due settimane fa, sto accusando un lieve ma fastidioso dolore al pettorale sinistro, più o meno profondo, e che a volte sembra corrispondere anche alla porzione di schiena ad esso immediatamente prospiciente. Inizialmente, ho addebitato il tutto ad un dolore intercostale, al quale sono purtroppo soggetto spesso, a causa del massiccio uso di ventilatore ed aria condizionata. Ma non è mica colpa mia se fa caldo! Finora ancora non sono stato dal medico, ma quando ne ho parlato a mia madre le ho detto : ho il tumore al polmone. Così, giusto per tranquillizzarla. In questi giorni, invece, sto pensando che si tratti di qualche disfunzione cardiaca, chissà che a 31 anni non muoia d'infarto. E visto che comunque la morte è l'unica certezza che ho, mi rendo conto che ancora non ho fatto testamento. Vabbè, non è che me ne fotta un granchè. Spartitevi le mie ricchezze terrene come meglio credete, a me non sono servite, le ho comprate solo per colmare un vuoto che comunque è rimasto tale. Ma non v'appiccicate, eh, che poi dall'aldilà vi vedo e vi sputo in testa. Su una cosa però mi preme dare disposizioni, i miei amati libri. I libri sono fatti per essere letti, e non per prendere polvere ammassati chissà dove. Quindi, in caso di una mia prematura dipartita, voglio che i miei libri siano donati alla biblioteca di via Laspro a Salerno. Inoltre, voglio che ad essi sia dedicata una saletta intitolata al mio nome, che dev'essere così approntata : tappeti rossi a fantasia, sulle pareti poster dei Kraftwerk, Baustelle, Daft Punk, Gianfranco Marziano, Clash, New Order, Aphex Twin e per ora basta così. E silenzio, se possibile.

domenica 4 settembre 2011

Pasticceria Zuca Zuca/4

Sempre più decisa nel suo intento di lasciare definitivamente la pasticceria Gargiulo, Elena volle comunque dimostrare a se stessa ed al signor Gargiulo che il panettone col capitone come lo preparava lei non lo preparava nessuno. Si spogliò degli abiti usati per fare la spesa, indossò una comoda tuta che aveva imparato ad usare dopo averla notata come abito passepartout dalle donne napoletane tutto lardo, e sopra di essa mise il suo candido grembiule con la scritta "il panettone col capitone è la fine del mondo". Per lei che veniva da un luogo dove i Maya erano molto di più che un lontano popolo ormai estinto, l'espressione fine del mondo non aveva la stessa connotazione che gli affibiavano i napoletani, ma poi con calma le spiegarono che stava ad indicare qualcosa di estremamente positivo. Prese la pasta di farina, burro e canditi dall'impastatrice, poi la pose negli stampi a forma di panettone da porre nel forno. Il capitone, che necessitava di un tempo di cottura molto breve, andava aggiunto solamente in un secondo tempo. Era questa una concessione alla modernità ed alla praticità operata dai Gargiulo figli rispetto al Gargiulo padre, che invece cuoceva tutt'insieme. Durante l'attesa fra la cottura della pasta e l'aggiunta del capitone, Elena si occupava della pulizia e del taglio del pesce, nonchè della sua uccisione, naturalmente. Era un'operazione molto semplice, eppure quel giorno qualcosa l'agitava. Più volte aveva rischiato di tagliarsi con l'affilatissimo coltello giapponese, ed un'ansia montante le cresceva nel petto. Così, quando sentì suonare il campanello della porta d'ingresso, nonostante la pasticceria fosse chiusa per la pausa pranzo, sobbalzò più del normale. Si fece strada dal retrobottega intenta a ricacciare lo scocciatore, dicendogli semplicemente che l'esercizio era chiuso, ma non ebbe nemmeno il tempo di pronunciare una singola parola che si ritrovò la punta di un coltello sul collo. Era un rapinatore, uno di quelli che ammazzavano se non trovavano nulla in cassa o nelle tasche dei rapinati. Un tossico di via Baku o via Labriola, per intenderci. Elena ribattè che non aveva nulla in cassa, che la pasticceria era chiusa e che il padrone aveva portato via l'incasso della mattinata, ma la rota era troppo forte per lui, che prese il coltello e lo spinse prendendo in pieno la giugulare che cominciò a zampillare come una fontana. Elena morì pochissimi secondo dopo, con i suoi sogni d'indipendenza economica completamente intatti. 4/fine.

giovedì 1 settembre 2011

Pasticceria Zuca Zuca/3

Elena stava per scendere dall'autobus, ma sentiva che la sua borsa si era impigliata. Al principio pensò che si trattasse delle porte che si stavano per chiudere, ma poi si rese conto che un vecchietto era attaccato alla sua Vuitton falsa. L'ottuagenario si difese dicendo di essersi appoggiato per non cadere in seguito alla frenata violenta dell'autobus, ma era palese che stava mentendo e che in realtà quello era il suo modo di arrotondare la pensione. Poco male, pensò Elena, sono a Napoli e queste cose fanno parte del folklore. Scese dall'autobus e si scusò col vecchietto, che aveva già ripreso a cercare qual'altra borsa da scippare o svuotare. Il mercato del pesce la invase con le sue urla ed i suoi odori. C'erano circa una ventina di vasche che offrivano alla sua vista guizzanti capitoni, ancora vivi, che erano alla base della famigerata preparazione della pasticceria Gargiulo. Scelse dopo circa un'oretta di contrattazione 10 chili di capitoni ad un prezzo tutto sommato ragionevole, 5 euro al chilo. Pagò, prese il suo fagotto e decise di tornare alla pasticceria, a piedi stavolta. Era troppo pensierosa per prendere un autobus e per resistere alle avances di scippatori e rattusi vari. Il suo pensiero particolare, in quel momento, era quello di mettersi in proprio. Era da giorni che ci pensava, ed aveva già pensato al nome della sua pasticceria. "Pasticceria Zuca Zuca", questo era il nome che voleva dare alla sua creatura. Senza però pensare che in italiano l'abbreviazione del suo cognome non aveva niente di dolce, ma piuttosto si riferiva ad un modo volgare di chiamare la fellatio. Ma queste cose non la preoccupavano, almeno per ora. Pensando pensando, e camminando camminando, si rese conto di essere già arrivata in pasticceria. Fece un respiro profondo ed entrò, convinta che quella sarebbe stata una delle ultime volte che avrebbe messo posto in quel laboratorio dove si preparava quella schifezza, che veniva spacciata per prelibatezza. 3/continua