sabato 17 dicembre 2011

Picca Picca






La faccia come il culo. Dopo aver sperperato a destra e a manca in spregio di noi poveri
cittadini mono o senza reddito oppure neet, il nuovo governo "tecnico" ci impone di stringere
ulteriolmente la cinghia, nonostante di cuoio a cui praticare fori non ce ne sia più, mentre il
loro girovita ha raggiunto le dimensioni di quello di Giuliano Ferrara. Tra politici che minacciano
il suicidio nel caso gli vengano aboliti i loro vitalizi (meno parole e più fatti, per cortesia)
e benzina alle stelle, a noi poveri sudditi del regno italiota non resta che affidarci ai siti di social commerce per l'acquisto a prezzi superscontati di cene, concerti et simila.
Da qualche mese a Salerno, grazia all'audacia di due giovani e promettenti imprenditori, è nata la piattaforma di social commerce "Sconticity", che in brevissimo tempo è riuscita a conquistare la fiducia degli internauti più scafati grazie ad un accorto utilizzo dei social network, ed anche grazie, soprattutto, alle importanti partnership strette dal suo reparto commerciale. E proprio grazie a Sconticity, per una modicissima cifra che vi andrò a rivelare al termine della recensione, io ed i miei amici abbiamo potuto gustare un'ottima cenetta all'interno del ristorante calabrese "Picca Picca" di Fisciano, praticamente a due passi dal campus universitario. Il locale è piccolo ma carino, arredato con parecchio gusto, dotato anche di una piccola biblioteca (mi raccomando,
urge la presenza dei libri di Ernesto De Martino!) e di una piccola ludoteca.
Ci accomodiamo, e riconosciuti come acquirenti dei coupon di Sconticity, la gentilissima
titolare ci elenca brevemente le pietanze a cui abbiamo diritto. Si parte subito con un antipasto di salumi (pancetta, salame, soppressata), formaggi con miele, bomba (una 'nduja un pò più piccante), crema di pomodori secchi, polpettine di melanzane, anelli di cipolla fritti e una crocchettina con formaggio fuso, deliziosa.
Come primo piatto possiamo scegliere tra cortecce con funghi rositi (una specie di gallinaccio)
e fusilli alla 'nduja, ed essendo in sei prendiamo tre piatti di ognuno. Sbalorditivi
entrambi, e dalle porzioni più che generose. Per secondo, optiamo tutti per un piatto
decisamente molto ricercato, e dal sapore molto deciso, straccetti di suino con crema di cipolle rosse di Tropea e pecorino crotonese fuso come copertura. Siamo in un ristorante calabrese, dopotutto! Per dolce un'ottima pannacotta da ricoprire con gusti a scelta (io ho preso l'amarena)
e per terminare sempre alla calabrese, amaro del capo.
Il conto per la cena davvero completa (dall'antipasto all'amaro) è di soli 15 euro. Cosa volete
di più dalla vita, un lucano? Dimenticate che parliamo di un ristorante calabrese. Da pagare a
parte c'è solamente il vino, ma per pochi spiccioli (12 euro a bottiglia) pasteggiate
con un ottimo Aglianico Fidelis del 2006. Alla faccia del governo tecnico, alla faccia della crisi.
E non dimenticate di visitare www.sconticity.com !

mercoledì 14 dicembre 2011

Il fiume carsico del razzismo italiano

Copio da Wikipedia :

Pogrom è un termine storico di derivazione russa (Погром), che significa letteralmente "devastazione" con cui vengono indicate le sommosse popolari antisemite, e i conseguenti massacri e saccheggi, avvenute in Russia al tempo degli Zar, tra il 1881 e il 1921, con il consenso – se non con l'appoggio – delle autorità. Il termine ha poi assunto il valore di "persecuzione sanguinosa di una minoranza" in maniera decontestualizzata, nel tempo e nello spazio.

Questo termine, che spesso si tende a definire come qualcosa di appartente al passato, nel lontano 2008 mi sembrò talmente appropriato a descrivere la persecuzione nei confronti dei rom di Ponticelli che decisi di utilizzarlo come nickname in un glorioso forum, ormai chiuso, che si occupava di eviscerare la realtà napoletana in modalità ben lontane dall'agiografia della pizza e del mandolino. In quei tempi, il pogrom di cui sopra si scatenò, se ben ricordate, per una notizia infondata, cioè il rapimento di una neonata da parte di una giovane rom. Seguirono devastazioni, incendi, furti e così via, una delle pagine più nere nella cronaca del popolo napoletano, spesso descritto come "di cuore".
Spostiamoci di qualche anno e di qualche chilometro a nord. Torino, dicembre 2011. Una ragazzina di 16 perde la verginità in un contesto culturale dove, presumibilmente, l'integrità dell'imene ha ancora un certo valore. Ma, per giustificare agli occhi di amici e parenti le proprie (legittime) pulsioni sessuali di adolescente, si inventa uno stupro causato, guarda caso, da un rom. E' un attimo. Parte la denuncia, le voci girano, e le solite teste calde (neofascisti, ultrà e sfessati vari) colgono la palla al balzo per sfogare le proprie frustrazioni dando a fuoco un intero campo rom. Seguiranno le scuse e le lacrime da coccodrillo della bugiarda.
A Firenze, invece, è andata decisamente peggio ieri. Un neofascista, già conosciuto dalle forze dell'ordine, decreta l'apertura della caccia al senegalese facendone fuori due con la sua pistola. Unica nota positiva della notizia, è il suicidio dell'omicida. Un imbecille in meno.
Questi due casi di cronaca recente (ma di episodi di intolleranza, dove per fortuna non ci scappa il morto o i morti) cosa debbono farci pensare? Che noi italiani siamo un popolo di razzisti intolleranti? O semplicemente di ignoranti? Tralasciando il caso delle camice verde che del razzismo e dell'intolleranza hanno fatto il loro caposaldo (salvo poi impiegare frotte di immigrati nelle loro fabbrichette) è abbastanza ovvio che un problema c'è, ed è bello grosso. E come al solito, è di natura culturale. La cultura, quella parola che è diventata lo spauracchio degli italiani che non leggono, che non si informano, che pensano solo al calcio ed alla tv, che non comprano un giornale manco se li ammazzi. Si, è un problema culturale, ma da un punto di vista più sottile. A mio parere, infatti, non si tratta di semplice intolleranza verso culture differenti e distanti dalle nostre (il bello è che ad essere razzisti sono proprio gli italiani, coloro che non solo hanno invaso ogni angolo di mondo con le pezze al culo, ma hanno esportato delle cose carine come mafia, camorra ed 'ndrangheta in tutto il pianeta o quasi), ma di un nostro intimo vuoto culturale. In assenza di precisi riferimenti storico/culturali, tendiamo a vedere tutto ciò che ci circonda come una minaccia al nostro vivere quotidiano. Ci spaventano i musulmani con la loro fede incrollabile, i cinesi con la loro maniacale dedizione al lavoro e la loro intraprendenza imprenditoriale, le donne dell'est che si accontentano di fare lavori che noi italiani non faremmo manco morti (fondamentalmente, prendersi cura di chi ha generato). Siamo razzisti perchè invidiosi. Perchè oltre alla nazionale, al Grande Fratello ed ai siparietti dei politici in tv non c'è rimasto nulla per il quale dirsi italiani.

martedì 13 dicembre 2011

La spesa

Domani comprerò tante scatole colorate
così ci metterò dentro tutti i miei momenti tristi
e quelli meno tristi
ed un giorno le aprirò per valutarli con la giusta distanza emotiva.
Domani comprerò una bilancia
così potrò pesarci le persone che mi stanno accanto
e capire fino a che punto possono ferirmi,
qual è il loro peso specifico nella mia vita.
Domani comprerò del cellophane
per impacchettarmi per bene il cuore
per non fargli prendere di nuovo freddo
e per non lasciarlo sanguinare inutilmente.
Domani entrerò in un cinema
e cercherò di vedere un film divertente
per non essere ancora più triste di adesso.
Domani, domani, domani...
ma oggi?

lunedì 12 dicembre 2011

Vieni a ballare a Fuorigrotta

Dal disimpegno più totale de "I Cani" ad un concerto
che definire politico è alquanto riduttivo. L'ipertricotico
cantautore molfettese atterra con il suo pirotecnico
show al Palapartenope di Napoli, che per l'occasione si
riempie di circa tremila fans. Il concerto inizia in maniera
svizzera alle 21.40, dalle 21.30 previste, ed è un vero spettacolo
non solo per le orecchie, ma anche per gli occhi. Ogni canzone è preceduta
da un siparietto multicolore dove Michele e la sua variegata band introducono
il pezzo che di lì a poco andranno ad eseguire. Molti sono i pezzi
tratti dall'ultima fatica discografica (Kevin Spacey, Sono il tuo sogno eretico, Il dito
medio di Galileo, La fine di Gaia, la reggaegiante Legalize the premier, etc. etc.), ma
non mancano le incursioni nel penultimo disco "Le dimensioni del mio caos" (la super-hit "Vieni
a ballare in Puglia", Abiura di me, Cacca nello spazio, Eroe). Breve incursione in "Habemus Capa"
con "Inno Verdano" ed "Epocalisse", così come "Verità Supposte" con l'inno antirazzista
"Vengo dalla Luna" e "Iodellavitanonhocapitouncazzo". Da fan sicuramente sono
rimasto deluso per l'estromissione dalla scaletta di pezzi come "Ilaria condizionata", "La
Grande Opera", "Giuda Me" (fondamentale se ti trovi a Napoli), ma d'altronde è meglio
così. Capa non ha mai voluto essere intrappolato nel clichè del cantante-tormentone,
quindi ad un suo spettacolo difficilmente si sentirà più "Fuori dal Tunnell", canzone
che fu profondamente fraintesa diventando paradossalmente inno di quel divertimento cazzaro
che in realtà voleva stigmatizzare. Un buon spettacolo, a conti fatti, forse un pò breve
e dall'acustica scadente, ma la colpa è solamente da addebitare alla tensotruttura del Palapartenope.
Mi piacque di più quando lo vidi a Salerno in piazza, ad essere onesti.

martedì 6 dicembre 2011

Quella sera di un giorno da "I Cani"



Tutti ne parlano, o quantomeno ne hanno parlato. Dopo i primi singoli lanciati in rete più di
un anno fa, a giugno finalmente "I Cani" pubblicano il loro disco, intitolato ironicamenente
"Il Sorprendente Album D'esordio Dei Cani". C'è si spella le mani in applausi, chi li bolla
semplicemente come l'ennesima bufala del mercato discografico (ma di quale mercato parliamo,
quello di Emule & co.?), chi li osanna come la voce degli anni '10, etc. etc. Insomma, se
volevano solamente far rumore ci sono riusciti in pieno. E non solo musicalmente parlando
(una miscela micidiale di scarne basi elettroniche miste a sfuriate pop-punk, sulle quali
imbastire storie più o meno improbabili di hipster e ragazzini protofascisti della capitale),
ma sfruttando abilmente i social network e un modo particolare di porsi, sono riusciti
ad ottenere al MEI il premio come band rivelazione dell'anno. Meritato? Non meritato? C'è
un solo modo per capirlo, e cioè vederli dal vivo in occasione della loro prima data partenopea
alla Galleria 19 di via san Sebastiano. Parto con un discreto anticipo, ma faccio in tempo
a rimanere imbottigliato fra Torre del Greco e Portici per un incidente, probabilmente
causato dalla pioggia che nel frattempo comincia a cadere copiosa. Alle 9 e mezza arrivo,
grazie al mio navigatore, nei pressi della via suddetta, ma avevo dimenticato di inserire
la modalità De Magistris : le cose sono cambiate nei pressi di Piazza Dante e zone limitrofe,
così mi becco qualche occhiata indiscreta dai varchi elettronici. Pagherò qualche multa?
Lo scopriremo solo vivendo. Ormai è tardi, "I Cani" con il loro sorprendente show d'esordio
mi aspettano. Mi riduco a parcheggiare dalle parti della questura centrale, un kekab ed una
birra al volo giusto per non pogare a stomaco vuoto, ed entro nel locale. Piccolo, carino,
molto curato ed accogliente, ma dentro fa così caldo che bisogna stare a mezze maniche.
Pazienza, tanto ho addosso la maglietta dei Crystal Castles venuta direttamente dal Canada
che stasera, oltre ad inzupparsi completamente, farà la sua porca figura. Prendo la mia consumazione gratuita (una pessima capiroska, fatta con lo sciroppo invece che con le fragole) e mi avvicino a fumare nei pressi del palco, dove scopro con piacere che non sono l'unico ad andare
ai concerti da solo. Dicevo, faccio la conoscenza di una simpatica indie-girl con la quale mi
intrattengo per il resto della serata. Manca poco all'inizio del concerto, "I Cani" entrano in
scena e cominciano a sparare i loro pezzi negli amplificatori. Niccolò, il frontman, in occhiali
neri e maglietta azzurra, se ne sta sulla destra invece che al centro del palco. "I Pariolini di 18 anni", "Le Coppie", "Wes Anderson", "Post Punk", una ad una il gruppo ripropone i loro successi,
fino ad una inattesa "Con un deca" degli 883, che manda il pubblico in corto circuito generazionale. Mi guardo intorno ed infatti sono pochissimi i giovanissimi, appunto, a conoscerla. E mi rendo conto, definitivamente, di quanto sono vecchio. Chiusura col botto con la hit "Velleità", con la bella sorpresa del tastierista che prende il mano il mio cellulare per continuare le riprese (cfr. il video qui sopra).
Concerto bellissimo, senza se e senza ma. Non saranno una band tecnicamente eccellente e dai
testi impegnati e profondi, ma il loro porco dovere di intrattenitori (farti sudare fino al midollo)
lo fanno egregiamente. Lunga vita a "I Cani".

giovedì 1 dicembre 2011

La morte dell'elettronica di consumo salernitana

Ho sempre amato in maniera particolare la tecnologia fin da bambino, ma se debbo
dire qual'è il mi primo ricordo di un'acquisto legato a quel mondo credo che
la mia memoria debba fare fast forward fino al 1994, quando a 14 anni mi comprarono
il mio primo hi-fi come regalo per la promozione all'esame di 3° media. Ricordo chiaramente
il Philips che mi fu comprato da Picciotti, che all'epoca aveva ben tre negozi (uno di
elettronica, uno di arredamento, uno di abbigliamento). Poi da un giorno all'altro
il suo imperò scomparì, si seppe poi travolto da un'imponente mole di debiti. Non fu nè
il primo nè l'ultimo negozio di elettronica a chiudere a Salerno, ma oggi ci ripensavo
poichè, tra pochi giorni, con la definitiva chiusura di Siniscalchi, l'elettronica di
consumo a Salerno smetterà di parlare salernitano. Non so se già lo sapete, ma al suo
posto arriverà il colosso tedesco dell'elettronica Mediamarket, titolare dei negozi
ad insegna Mediaworld e Saturn. E questo non è nulla. A breve, nei pressi del forte la Carnale,
aprirà un nuovo negozio della catena Tufano, molto famosi per il bombardamento mediatico
su tutte le emittenti locali. E non è certo il primo caso in cui il capitale napoletano
prende possesso del nostro territorio. Rimanendo a via Wenner, Euronics, già Spadaro (famiglia
di Sant'Anastasia) poi fallito, ha lasciato il posto ad Expert, della famiglia Somma, sempre
del napoletano. Stesso discorso per il Trony della galleria Mediterranea, della famiglia
Falco di Striano, e di Expert Parente, sempre di quelle parti. Casertani, di Orta di Atella
per la precisione, sono i Damiano proprietari del marchio Eldo, in cattive acque in questo
momento, per usare un eufemismo. Forse i miei lettori sono troppo piccoli per ricordarlo,
ma fino a qualche anno fa c'erano negozi come Tambone e Baggiano & Cavaliere, ora il nulla,
in pratica. Che l'imprenditoria salernitana non sia più in grado di investire in questo
settore chiave dell'economia (basti pensare all'exploit della telefonia e della fotografia
degli ultimi dieci anni, i margini di guadagno ci sarebbero eccome), e che pensi ad investire
solamente in outlet, bar e centri scommesse? Oppure dietro all'invasione del capitale
napo/casertano c'è qualcosa che non è del tutto chiara?

mercoledì 30 novembre 2011

La canzone del parco

Sarà che oggi mi sento molto platano, la stò ascoltando ad libitum. Indubbiamente la più bella dei Baustelle, e sicuramente una delle più belle canzonzi sul non-amore.



Brano tratto da "I Baustelle mistici dell'Occidente", di P. Jachia e D. Pilla, Ancora editore
pag. 15
La voce di Rachele diventa protagonista nella canzone successiva, la bellissima e struggente "La canzone del parco". Su una base quasi interamente elettronica, viene cantata la storia di due giovani innamorati che si incontrano nel parco. Il ritmo della canzone è molto frammentato, le parole vengono letteralmente spezzettate. All'inizio il punto di vista è quello dei due amanti che incidono le iniziali dei loro nomi sul tronco di un albero. Gradualmente musica e testo vanno in
crescendo, raggiungendo l'apice del climax nel momento in cui diventa il
parco in persona a parlarci dei due innamorati "penso che ho di nuovo i brividi e mi lascio prendere da domande inutili da poeti poveri sui miei rami umidi sulle foglie ultime a che cosa pensano questi umani fragili a che cosa servono i miei rami stupidi a che cosa servono se mi lascio prendere da pensieri inutili posso solo esistere In eterno vivere senza avere gli attimi degli amanti giovani degli amori giovani a che cosa pensano questi umani fragili a che cosa servono i miei rami stupidi a che cosa servono se mi lascio prendere da pensieri inutili a che cosa?".
Il parco quindi da un lato, coi suoibrividi e le sue tormentate domande, è partecipe e complice dell'amore dei due giovani, ma prevalentemente sembra osservarli come uno spettatore esterno,
come una sorta di filosofo che non riesce fino in fondo a immedesimarsi nelle passioni umane perchè troppo preso da "domande inutili da poeti poveri", meditando sulla fugacità dell'esistenza umana ben rappresentata dai due giovani e contrapposta all'eternità della natura. Il tema è, anche, leopardiano : potremmo ricordare un famoso incipit : "Lungi dal proprio ramo, povera foglia frale, dove vai tu?" (da "Imitazione"). Ma forse potremmo anche dire, con le parole di De Andrè in Khorakhanè, che quello del parco è "il punto di vista di Dio" (e spia testuale di questo sonoi versi "posso solo esistere In eterno vivere senza avere gli attimi degli amanti giovani degli amori giovani").

martedì 29 novembre 2011

La moda del lento

Ho più freddo adesso Di quando tanti anni fa La neve bianca mi gelò La giacca a vento
So che tornerà fra 100.525 anni La moda del lento - F.Bianconi

Brutta cosa le abitudini. Ti fanno perdere contatto con la realtà e con le esperienze di coloro che ti circondano. In parole povere, ti fanno perdere l'empatia. Salerno sarà anche piccola e industrialmente insignificante, ma la sua cosiddetta "zona industriale" (che sarebbe più corretto definire "commerciale") se percorsa a piedi sembra enorme. Un pò come la storiella della luna che quando sei bambino ti sembra più lontana. Tutto è relativo, diceva Einsten. E quindi. Mi trovavo stamattina in questa landa desolata che ricalcava abbastanza la brughiera de "Il Mastino di Baskerville" di Conan Doyle, tra lupi e nebbie, per forza di cose, in pratica per la revisione obbligatoria della mia vettura, ultimamente messa a dura prova per degli estenuanti tour tra i monti picentini. E quindi. Lasciata la mia fiestarella in officina me ne vado bel bello in direzione della fermata del bus, che guarda caso è sempre troppo lontana (ma questa legge Murphy non l'aveva mica scritta!), e qui mi rendo conto che percorrere una strada a 100 all'ora è un pò diverso rispetto all'andare a piedi, ma giusto leggermente, eh. Se non altro ho avuto tutto il tempo per riflettere, e 3/4 d'ora dopo, salito sul bus, scrivere sulla mia fida agenda quello che state leggendo ora. Che poi, tutto sommato, non so manco cosa volevo dire, ma essendo una persona sola avevo bisogno di sfogarmi, se non altro sfogarmi adesso. Vabbè, comunque devo trovare la giustificazione per il titolo del post. Riappropriamoci dei nostri tempi, non corriamo, non è necessario fare 100 o 150 chilometri in una sera, anche stare fermi in un parcheggio a chiacchierare e fumare, se ci si vuole bene, può essere davvero bello.

domenica 27 novembre 2011

Quello che non ti ho detto

Mangia.
Ma vai piano.
Non sai che per preparare questa cena ho preso due ore di permesso dal lavoro. Volevo che fosse tutto perfetto, che tu ti accorgessi di quanto mi sono impegnata per te. Ma a quanto pare ciò che c'è a tavola ti piace, e non hai nemmeno il tempo per guardarmi negli occhi. Se tu lo facessi, almeno per un attimo, ti direi quanto amore ho messo nel piatto che adesso stai mangiando.
Baciami.
Ma vai piano.
Sapessi quanto ho aspettato questo momento. Mi sei piaciuto dal primo momento che t'ho visto, e ho pensato che tra noi potesse funzionare, che il mio cuore sarebbe tornato a battere come una volta. Se per un attimo le nostre labbra si staccassero ti direi che tu sei tutto ciò di cui ho bisogno adesso. Chiamami stupida, ma io ci credo ancora.
Entrami dentro.
Ma vai piano.
Ti desidero come non ho mai desiderato un altro uomo, ma tu sei troppo impegnato a raggiungere il tuo piacere per capirlo. Ti dirai che adesso sono felice, che vorrei che quest'attimo durasse per sempre.
Vestiti.
Ma vai piano.
Se tu non avessi fretta di tornare a casa ti direi che è stato tutto bellissimo e come l'avevo immaginato nella mia testa, ma evidentemente il tempo che hai da dedicarmi è troppo poco.
Parti.
Ma vai piano.
Ora che ti osservo dalla mia finestra mi accorgo che avevo tante cose da dirti, ma non c'è mai tempo in questa vita che ci regala qualche emozione a volte ed un mare di noia il resto dei giorni.
Ora dormo. Nel mio letto c'è ancora il profumo del tuo dopobarba e del tuo sudore. Mi addormento felice sapendo che prima o poi ti dirò cosa sei tu per me.
Ma il tempo per dormire è sempre troppo poco. La sveglia suona e mi ritrovo allo specchio ridendo felice perchè penso a te. Se tu mi chiamassi ora, ti direi quanto ti amo. Ma il telefono è muto, ed è già ora di uscire. Ho freddo, ma il mio cuore è caldo perchè sono innamorata di te. Non vedo l'ora che quest'altra giornata inutile passi, per poterti rivedere. Ma qualcuno lassù, se c'è, ha deciso che non è il caso. Il traffico del mattino è sempre caotico, tutti vanno di fretta, e una macchina troppo veloce non ha coscienza di quanto avrei voluto dirti. Ora che ti ho lasciato solo su questo freddo pianeta, ho il solo rimpianto di ciò che non ti ho detto.

p.s.: non ho mai indicato la morale di un mio racconto, ma questa volta voglio dirla. Se avete qualcosa da dire ad una persona cui tenete particolarmente, fatelo adesso, senza alcuna paura di sentirvi inadatti e/o ridicoli. Domani potrebbe essere troppo tardi.

giovedì 24 novembre 2011

Padri e figli

Premessa : visto che oggi l'interesse per il mio blog è palpabile, dedico 5 minuti a scrivere due cacchiate. Enjoy (the silence, of course).

Spero mi perdoni Ivan Sergeevič Turgenev (figuratevi se sapevo scriverne il nome, l'ho copiato da Wikipedia) se prendo in prestito il titolo di un suo celeberrimo tomo per una riflessione che parte dall'osservazione di un involucro di un profilattico.
Domenica scorsa, come quasi tutte le domeniche, mi trovavo in quel ridente borgo marinaro etc. etc. dove non si trova mai parcheggio, se non nella parte alta dove c'è una famosa fontana e dove fino a poco tempo fa funzionava a pieno regime un parcheggio multipiano, ora sequestrato (aleè :D).
Dicevo, dopo aver posteggiato mi appropinquavo a scendere il dolce declivio (aahaha, ma come scrivo?) che conduce alla marina, quando un pezzetto di plastica argentea attira la mia attenzione. Si, si trattava propriamente di un involucro di un profilattico, segno evidente di un coito avvenuto presumibilmente la sera precedente. E quindi il mio cervello è partito in questa solipsistica riflessione. Ma perchè due ragazzi, nel pieno delle loro energie sentimentali e sessuali, debbono ridursi ad appartarsi in una vettura, esposti al freddo delle loro terga e delle loro pubenda, quando potrebbero tranquillamente starsene in casa ad amoreggiare, senza esporsi a rischi inutili e pericolosissimi di cui le nostre cronache sono purtroppo latrici?
Perchè, semplicemente, le loro case sono occupate nella migliore delle ipotesi da due coppie di genitori che molto probabilmente non copulano da tempo immemore, e che passano il sabato sera o qualsiasi altra sera della settimana davanti alla tv, mentre i propri figli rischiano la propria incolumità per la cosa più bella che c'è al mondo, l'amore. Chissà se codesti genitori sono a conoscenza di tale fenomeno, oppure, come dice il proverbio, fanno la parte del peggior cieco che lo è solamente perchè non vuole vedere. Inutile poi piangere lacrime di coccodrillo a cose fatte. Un consiglio per tutti i genitori : siate più aperti e costruttivi con i vostri figli, e lasciategli la casa libera qualche volta. Tanto a voi cosa costa? Al massimo vi perdete un talk show o un varietà con Fiorello che non fa nemmeno più ridere.
p.s.: casualmente, poco fa, durante il tragitto tra il tabaccaio e le poste, ho notato un anziano appartato in macchina con una donna dell'est (oggi è giovedì) nel parcheggio del mercato di Torrione. Anche lui, evidentemente, non sapeva dove andare.

martedì 15 novembre 2011

La glaciazione

L'autunno mi piace tanto, ma tanto tanto. Non solo per le castagne ed il castagnaccio, ed i melograni che brondianamente possono sembrare dele bombe a mano per pacifisti, ma perchè al suo interno racchiude tutt'e quattro le stagioni. Da metà settembre a metà novembre si può passare da una torrida estate che non ti fa nè dormire nè respirare, ad un freddo inverno spazzato da venti di grecale e maestrale, col cielo terso che si staglia su di te.
Quella sera da Tiffany's ero a mezze maniche (tu invece, perchè mettesti il gilet?) e tu notasti divertita i tacchetti laterali delle mie l.a. trainer. Anche quella sera si parlava di aggiornamenti di Android, proprio come oggi. Ti mostrai come controllare la presenza di aggiornamenti sul tuo telefono, e ti scappò un : ops!
Per me è ancora tutto fermo a quella sera....uso ancora Gingerbread.
Anche se ora fa freddo dentro e fuori, e sto col piumino.
Ma quando arriva Ice Cream Sandwich?
Andrebbe bene anche il solito cono a Capaccio, a pensarci bene.

martedì 8 novembre 2011

Luci ed ombre

Roberto Saviano scrisse una volta che, proponendo al noto critico Goffredo Fofi un racconto dal tono fantastico, gli fu risposto che sarebbe stato meglio per lui affacciarsi al balcone e scrivere ciò che vedeva. Il resto è storia (letteraria) recente. Voglio seguire anch'io il consiglio di Fofi, e parlare del mio quartiere stavolta, mettendo per un attimo da parte le mie velleità di scrittore artistoide. Abito da più o meno trent'anni a Torrione, quartiere movimentato e popoloso, situato al centro esatto della città di Salerno. Ho il presentimento che, presto o tardi, Torrione diventerà un quartiere a prevalenza cinese. Le prime avvisaglie già si possono avvertire (tre negozi di cianfrusaglie a pochi centesimi, e due ristoranti cinesi), d'altronde via Paolo Sarpi a Milano mica è nata in un giorno, no?
Comunque, Torrione è sì un quartiere popoloso pieno di bar e centri scommesse, ma la sua vera anima la svela il sabato mattina, quando il mercato rionale di via Robertelli riesce a paralizzare un intero quartiere. Ed è proprio presso questo mercato che è possibile toccare con mano il peso della crisi economica e sociale di questi tempi. Accanto all'edicola che espone in maniera (presumo) abusiva i personaggi della Looney Tunes sulla sua insegna, c'è una signora anziana che cerca di sbolognare un'insieme di merce presumibilmente racimolata dando fondo ai suoi cassetti o alla sua cantina (se ce l'ha). La signora in questione vende di tutto, cravatte, scatole di biscotti, libri, cartoline, qualsiasi cosa vi venga in mente lei ce l'ha. Fa davvero una pena infinita vedere una persona di quell'età che, chissà per quali motivi, è costretta ad elemosinare in tale maniera qualche spicciolo. Tutto ciò mentre il nostro munifico comune butta al vento 5 (dicasi cinque) milioni di euro per gli obbrobri d'artista, dette anche luci, spinti dalla grancassa mediatica della tv di regime che non si può nemmeno lontanamente paragonare all'istituto Luce (almeno loro avevano una dizione ed una proprietà di linguaggio adatte alla diffusione al pubblico). E meno male che il sindaco De Luca si atteggia a comunista cantando in un noto video "Bella Ciao" accompagnato dalla chitarra, mentre i nostri anziani arrancano e non hanno i soldi per pagare medicine, bollette ed affitti. Sindaco, ma vaffanculo va.

domenica 6 novembre 2011

Crudele*

Ho una macchina tutta mia.
Un lavoro a tempo indeterminato.
Tanti libri che forse non leggerò mai. Tanti cd che forse non ascolterò mai. E tanti vestiti che non ho il tempo di indossare.
Ho addirittura una casa tutta mia.
E, più o meno, ho anche la salute. Ho capacità di discernere il bene dal male, e sono anche discretamente simpatico.
Ma mi manca l'amore.
Più vai avanti, e più ti rendi conto che solo quello è ciò che conta.
Ma non l'amore a perdita di tempo, quello che si cerca solamente perchè arrivate le 6 e mezza di sera non sai che fare e come passare il tempo se non sei iscritto in palestra. No, io intendo l'amore che ti completa, quello che ti fa anche soffrire, per intenderci. Mai avrei pensato che una canzone di Emma Marrone potesse rappresentarmi, al momento, ma la frase di "Sarò libera" che fa "Perchè ogni cosa bella ti fa sempre stare male" mi calza a pennello.
Ho voglia di soffrire, ho voglia di legami, ho voglia di catene. Perchè di tutta stà cazzo di libertà non so che farmene.

*solo mi farai felice se sarai crudele con me, e se sono prigioniero io mi sento libero.

martedì 1 novembre 2011

Once upon a time

Se ci penso. Un tempo il forte "La Carnale", simbolo del quartiere Torrione e tralaltro motivo per il quale il quartiere si chiama così, non era altro che una fortezza abbandonata, tenuta in pessime condizioni come quasi tutto il resto del patrimonio culturale italiano. Ma c'era uan differenza sostanziale, in quella mitica metà dei mitici anni 90. E cioè che il forte era nostro. All'epoca io ed i miei amici, che mi onoro di frequentare tuttora, salivamo sulla fortezza per rubare le lampadine che ornavano il perimetro che si affacciava sul mare durante il periodo natalizio, e prima di conoscere la teoria delle luci messe in serie non capivano perchè svitandone una tutte le altre si spegnevano. Ora cos'è diventato il forte? Una piccolissima discoteca dove ho passato la notte di Halloween facendomi truccare per la prima volta in vita mia, un catino dove si balla stretti stretti e la selezione musicale è francamente pietosa, tant'è che non ho mosso un piede. Ma stì dj tutti cd-r e lettori Pioneer dove hanno studiato, se hanno mai studiato? Mah!
Aridatece il forte!

sabato 22 ottobre 2011

Tranne me

Che poi la colpa è tutta di Amazon. Da quando sul famoso sito non ci sono più gli sconti del 40% non c'è più sfizio a comprare libri online. E' vero, ci sarebbe ancora un allettante 15% e la consegna gratuita dopo i 20 euro di spesa, ma i benefit appena descritti non equivalgono il piacere di avere un libro tra le mani subito dopo averlo pagato. I feticisti della carta stampata mi capiranno. E quindi, la capatina del sabato mattina tra le discrete ed intellettualmente stimolanti pareti della Feltrinelli di Salerno è d'obbligo. Solo che, nonostante i miei camuffamenti (occhiali da sole e lettore mp3 a manetta) c'è sempre qualcuno delle tue vite precedenti che ti riconosce e ti fa domande più o meno di circostanza. Domande volte al passato naturalmente, del quale mi interessa una beneamata. Ma dov'erano queste persone quando avevo bisogno io di loro? Dov'erano quando soffrivo, e come d'altronde soffro ancora? Dov'erano quando, insomma, avevo bisogno non dico di aiuto, ma quantomeno di conforto? Ma andatevene tutti a fanculo, come dicevano i Zen Circus. Sono sulla pericolosa china della misantropia, ma non è che me ne freghi più di tanto. Chè d'altronde si tratta di scelte : o si accetta il loro modello, sbagliato su più fronti, oppure il mio, che è sbagliato lo stesso, probabilmente. Adesso è sabato sera, quando tutti si divertono ed inseguono la loro fallace idea di felicità. Tutti, tranne me.

lunedì 17 ottobre 2011

Tu non lo sai

Tu non lo sai che non ti vedo soffro.
Tu non lo sai che solo tra le tue braccia per un attimo penso che il mondo lì fuori non ci sia più.
Tu non lo sai che solo la forza del tuo sorriso mi rende felice.
Tu non lo sai che mi manchi in ogni singolo momento che non ci sei.
Tu non lo sai che sei il mio primo pensiero quando mi sveglio, e l'ultimo quando vado a dormire.
Tu non lo sai che conto i secondi che mi allontanano da te, e quelli che passo insieme a te sembrano sempre troppo pochi.
Tu non lo sai che se potessi mi toglierei il cuore dal petto per donartelo.
Tu non lo sai quanto soffro per te.
L'amore è la cosa che dà più gioia e più dolore allo stesso tempo.

martedì 11 ottobre 2011

La lunga estate caldissima

Premessa : ora che il caldo sembra quasi finito possiamo ragionarne a mente sgombra.

Luigi aveva novant'anni. Una vita passata nelle ferrovie dello stato come capostazione, un lavoro massacrante portato avanti con dedizione e passione. Al freddo e con la neve, col caldo e con il solleone. Ma il caldo dei suoi anni era diverso, però. Luigi non ricorda di aver mai vissuto un'estate così. Un caldo allucinante sin dalle prime ore del mattino, coi telegiornali e i bollettini della protezione civile ad amplificare la sensazione di oppressione. Ma non ce n'è bisogno. Il caldo c'è, a luglio come ad agosto, anzi all'ultima settimana di agosto, che di solito è più fresca, è in arrivo la famigerata bolla africana. Che poi cosa sarebbe stà bolla africana, Lugi sa solo che sono le nove, bisogna scendere a fare la spesa e fa già così caldo che la camicia si attacca alla schiena. Alla sua età non è più il caso di portare i pantaloncini. Chè per lui sono sempre stati sinonimo di gioventù, quell'attimo della vita che si fugge tuttavia, e che per lui è fuggita da un pezzo. I figli sono ancora in villeggiatura chissà dove, non è che le destinazioni di Easyjet si capiscano così bene al telefono. Pazienza, un altro agosto passato da solo, come sempre da quand'è vedovo. Ma non faceva tutto stò caldo quando ancora poteva passare qualche giorno ad Acciaroli con sua moglie Assunta, che il cancro gli ha portato via dieci anni fa. Luigi va al mercato, compra tanta frutta come dice il telegiornale, e beve almeno due litri d'acqua, anche se non ha sete. Così ha detto la televisione, che a differenza dei figli non ti lascia mai solo anche ad agosto. A pranzo un pò di pomodori all'insalata, giusto un pò di cipolla, tanto chi ci fa caso all'alito di un novantenne. Giusto il tempo di riordinare la tavola, e Luigi si mette a letto a riposare. Ma fa troppo caldo, il sonno non arriva e la casa sembra un forno. Ed allora perchè il telegiornale dice di non uscire nelle ore più calde, se a casa fa così caldo? E se facesse come dice il governo ed andasse a rinfrescarsi al centro commerciale? Già, e come arrivarci senza nessuno che ti accompagna? Pazienza, meglio cercare di riposarsi, stendersi a pancia in su e pensare a quando andava a mare con la moglie e i bambini piccoli, e l'acqua, anche se era agosto, era sempre fredda chè il piede esitava sempre un pò ad entrare dentro. Ma ora è tutto lontano. Luigi sente che non ce la fa. E' un attimo, l'ultimo respiro è esalato. Muore solo sul suo letto, Assunta l'aspetta in quello che forse si chiama paradiso, chissà. Forse i vicini sentiranno la puzza.

Questo post, tragico come sempre, è dedicato a tutti gli anziani ed a tutti quelli che giustamente soffrono il caldo. Solo dei coglioni inutili e debosciati possono amare il caldo, il sole, il mare e tutta la prosopopea del cazzo che ci rende ultimi fra gli ultimi. In finale, un grande vaffanculo a tutti i governi della nostra storia repubblicana che non hanno mai fatto nulla per alleviare le nostre sofferenze estive.

lunedì 3 ottobre 2011

.....

A volte cerchi di trovare le parole per descrivere come ti senti, ma poi ti accorgi che c'è uan canzone che lo fa meglio di te....


venerdì 23 settembre 2011

Everybody Hurts*

Prima legge dei rapporti interpersonali : tutti fanno del male al prossimo, a seconda delle loro capacità, senza distinzione di lingua, sesso razza o religione.
Corollario alla legge : è meglio un pugno in pieno viso, che ci rimani steso, ma domani passerà (Syria docet).
Ricordate quando da bambini guardavamo al mondo degli adulti, immaginandoli come degli stronzi egoisti ed arrivisti, intenti solo a perseguire il proprio tornaconto personale, totalmente estraneri al concetto di altruismo ed al mantenimento della parola data? Beh, è davvero così! Almeno io ho sempre guardato agli adulti in questo modo, ed adesso, essendo adulto in senso lato, cioè solamente in maniera anagrafica, mi rendo conto che, se possibile, la situazione è peggiorata. Forse sono solamente io il cretino che ancora crede nella parola data, che mantiene le promesse etc. etc., ma sicuramente non mi lascerò contagiare dall'ondata montante di aridità che mi circonda. Il mio cuore non l'avrete mai.

*il titolo del post l'ho pensato prima che circolasse la notizia dello scioglimento dei R.E.M. Grazie ancora per la musica che ci avete dato in trent'anni di onorata carriera.

giovedì 15 settembre 2011

L'autostrada delle pummarole

Non è così semplice. Quando ci si siede ad un tavolo e si ordina una pizza, quel pomodoro, prima di finire sul nostro disco di pasta passato nel forno a legna, ha fatto tanti chilometri tra un campo di Foggia ed un'industria conserviera di Nocera Inferiore. Lo sapeva bene Aldo, che quella strada la faceva almeno due volte al giorno nel periodo caldo della raccolta, fra agosto e settembre, quando il caldo torrido non dà tregua e fa tremare l'aria che si alza dall'autostrada. E quando sei arrivato a casa la sera, sei talmente stanco che nemmeno puoi portare tua moglie e i tuoi figli a mangiare la pizza, che senza di te forse non potrebbero nemmeno condirla. L'autostrada A16 fra Candela ed Avellino Est sembra quasi una montagna russa, il cartello verde lo dice chiaramente d'altronde "Inizio tratto appenninico. Moderate la velocità". Ma l'industria del pomodoro non conosce l'orografia dei comuni della Baronia, nè tantomeno cosa significhi ridurre la velocità. Bisogna correre, far presto, che gli stagionali sono già stati chiamati, e le catene fumanti di barattoli e vapore aspettano l'oro rosso da lavorare, mentre il Sarno puzza ancora di più e l'aria fra Nocera Superiore e Castellammare di Stabia si fa irrespirabile. Irrespirabile come le notti afose di agosto, quando Aldo non riesce a prendere sonno per il caldo e per i debiti, e per la pizza che sua moglie vorrebbe provare, magari anche un panuozzo, che a Gragnano li fanno così buoni. Quattro, al massimo cinque ore di sonno e Aldo è già pronto per caricare il suo tir, assicurare i cassoni con le funi e ripartire, tanti chilometri da macinare e solamente il baracchino a farti compagnia. La Polstrada è sempre in agguato a controllare cronotachigrafi e bolle d'accompagnamento, ma oggi sembra non vedersene tanta in giro, c'è solo l'asfalto e qualche cantiere fra Vallata e Grottaminarda, e tanto sonno arretrato. Quel sonno che si acuisce verso le due, dopo pranzo, quando lo stomaco lavora per digerire il mezzo panino trangugiato sempre in moto, che di tempo per fermarsi non ce n'è. E' un attimo, le palpebre di Aldo si chiudono proprio in una curva a gomito, il tir salta i new jersey che fanno da spartitraffico fra le due corsie, e finisce la sua corsa contro un muro di contenimento. Per fortuna non veniva nessuno in senso contrario. La strada si riempe di pomodoro, il cranio di Aldo si apre e riempie di sangue l'abitacolo. D'altronde il cartello lo diceva di andare piano.

giovedì 8 settembre 2011

Quel persistente dolore al petto

Da quando sono tornato dalle ferie, cioè circa due settimane fa, sto accusando un lieve ma fastidioso dolore al pettorale sinistro, più o meno profondo, e che a volte sembra corrispondere anche alla porzione di schiena ad esso immediatamente prospiciente. Inizialmente, ho addebitato il tutto ad un dolore intercostale, al quale sono purtroppo soggetto spesso, a causa del massiccio uso di ventilatore ed aria condizionata. Ma non è mica colpa mia se fa caldo! Finora ancora non sono stato dal medico, ma quando ne ho parlato a mia madre le ho detto : ho il tumore al polmone. Così, giusto per tranquillizzarla. In questi giorni, invece, sto pensando che si tratti di qualche disfunzione cardiaca, chissà che a 31 anni non muoia d'infarto. E visto che comunque la morte è l'unica certezza che ho, mi rendo conto che ancora non ho fatto testamento. Vabbè, non è che me ne fotta un granchè. Spartitevi le mie ricchezze terrene come meglio credete, a me non sono servite, le ho comprate solo per colmare un vuoto che comunque è rimasto tale. Ma non v'appiccicate, eh, che poi dall'aldilà vi vedo e vi sputo in testa. Su una cosa però mi preme dare disposizioni, i miei amati libri. I libri sono fatti per essere letti, e non per prendere polvere ammassati chissà dove. Quindi, in caso di una mia prematura dipartita, voglio che i miei libri siano donati alla biblioteca di via Laspro a Salerno. Inoltre, voglio che ad essi sia dedicata una saletta intitolata al mio nome, che dev'essere così approntata : tappeti rossi a fantasia, sulle pareti poster dei Kraftwerk, Baustelle, Daft Punk, Gianfranco Marziano, Clash, New Order, Aphex Twin e per ora basta così. E silenzio, se possibile.

domenica 4 settembre 2011

Pasticceria Zuca Zuca/4

Sempre più decisa nel suo intento di lasciare definitivamente la pasticceria Gargiulo, Elena volle comunque dimostrare a se stessa ed al signor Gargiulo che il panettone col capitone come lo preparava lei non lo preparava nessuno. Si spogliò degli abiti usati per fare la spesa, indossò una comoda tuta che aveva imparato ad usare dopo averla notata come abito passepartout dalle donne napoletane tutto lardo, e sopra di essa mise il suo candido grembiule con la scritta "il panettone col capitone è la fine del mondo". Per lei che veniva da un luogo dove i Maya erano molto di più che un lontano popolo ormai estinto, l'espressione fine del mondo non aveva la stessa connotazione che gli affibiavano i napoletani, ma poi con calma le spiegarono che stava ad indicare qualcosa di estremamente positivo. Prese la pasta di farina, burro e canditi dall'impastatrice, poi la pose negli stampi a forma di panettone da porre nel forno. Il capitone, che necessitava di un tempo di cottura molto breve, andava aggiunto solamente in un secondo tempo. Era questa una concessione alla modernità ed alla praticità operata dai Gargiulo figli rispetto al Gargiulo padre, che invece cuoceva tutt'insieme. Durante l'attesa fra la cottura della pasta e l'aggiunta del capitone, Elena si occupava della pulizia e del taglio del pesce, nonchè della sua uccisione, naturalmente. Era un'operazione molto semplice, eppure quel giorno qualcosa l'agitava. Più volte aveva rischiato di tagliarsi con l'affilatissimo coltello giapponese, ed un'ansia montante le cresceva nel petto. Così, quando sentì suonare il campanello della porta d'ingresso, nonostante la pasticceria fosse chiusa per la pausa pranzo, sobbalzò più del normale. Si fece strada dal retrobottega intenta a ricacciare lo scocciatore, dicendogli semplicemente che l'esercizio era chiuso, ma non ebbe nemmeno il tempo di pronunciare una singola parola che si ritrovò la punta di un coltello sul collo. Era un rapinatore, uno di quelli che ammazzavano se non trovavano nulla in cassa o nelle tasche dei rapinati. Un tossico di via Baku o via Labriola, per intenderci. Elena ribattè che non aveva nulla in cassa, che la pasticceria era chiusa e che il padrone aveva portato via l'incasso della mattinata, ma la rota era troppo forte per lui, che prese il coltello e lo spinse prendendo in pieno la giugulare che cominciò a zampillare come una fontana. Elena morì pochissimi secondo dopo, con i suoi sogni d'indipendenza economica completamente intatti. 4/fine.

giovedì 1 settembre 2011

Pasticceria Zuca Zuca/3

Elena stava per scendere dall'autobus, ma sentiva che la sua borsa si era impigliata. Al principio pensò che si trattasse delle porte che si stavano per chiudere, ma poi si rese conto che un vecchietto era attaccato alla sua Vuitton falsa. L'ottuagenario si difese dicendo di essersi appoggiato per non cadere in seguito alla frenata violenta dell'autobus, ma era palese che stava mentendo e che in realtà quello era il suo modo di arrotondare la pensione. Poco male, pensò Elena, sono a Napoli e queste cose fanno parte del folklore. Scese dall'autobus e si scusò col vecchietto, che aveva già ripreso a cercare qual'altra borsa da scippare o svuotare. Il mercato del pesce la invase con le sue urla ed i suoi odori. C'erano circa una ventina di vasche che offrivano alla sua vista guizzanti capitoni, ancora vivi, che erano alla base della famigerata preparazione della pasticceria Gargiulo. Scelse dopo circa un'oretta di contrattazione 10 chili di capitoni ad un prezzo tutto sommato ragionevole, 5 euro al chilo. Pagò, prese il suo fagotto e decise di tornare alla pasticceria, a piedi stavolta. Era troppo pensierosa per prendere un autobus e per resistere alle avances di scippatori e rattusi vari. Il suo pensiero particolare, in quel momento, era quello di mettersi in proprio. Era da giorni che ci pensava, ed aveva già pensato al nome della sua pasticceria. "Pasticceria Zuca Zuca", questo era il nome che voleva dare alla sua creatura. Senza però pensare che in italiano l'abbreviazione del suo cognome non aveva niente di dolce, ma piuttosto si riferiva ad un modo volgare di chiamare la fellatio. Ma queste cose non la preoccupavano, almeno per ora. Pensando pensando, e camminando camminando, si rese conto di essere già arrivata in pasticceria. Fece un respiro profondo ed entrò, convinta che quella sarebbe stata una delle ultime volte che avrebbe messo posto in quel laboratorio dove si preparava quella schifezza, che veniva spacciata per prelibatezza. 3/continua

venerdì 26 agosto 2011

Pasticceria Zuca Zuca/2

Nonostante l'insieme di pesce e pasta per panettone fosse un'idea quantomeno bislacca, il panettone ebbe un certo successo nel quartiere, e dopo l'internamento del signor Gargiulo i figli (quattordici, come ogni famiglia napoletana che si rispetti, benchè non tutti operanti all'interno della pasticceria : per questo era stata assunta Elena) continuarono la produzione diventando davvero ricchi, riuscendo anche ad esportare la leccornia all'estero, specie verso i mercati dove erano presenti immigrati napoletani. Elena, nonostante si guardasse bene dal degustare tale abominio dolciario, lavorava di buona lena alla sua preparazione, ed essendo entrata nelle grazie di Gargiulo Salvatore, colui che di fatto dirigeva i lavori nel laboratorio pasticciero, fu incaricata in breve tempo dell'acquisto dei capitoni, un compito, come capirete, di enorme responsabilità. La mattina del 12 dicembre quindi, Elena si incamminava in una Napoli cupa e fredda verso il mercato del pesce di porta Nolana per comprare quindici chili di capitoni, ancora vivi, come vuole la tradizione. Prese l'autobus, e non fu importunata per la sua bruttezza congenita, ma ebbe comunque modo di assistere a due tentati scippi, un tossico che vomitava la colazione, e altri due vecchi che si picchiavano con gli ombrelli. Un'ottima full immersion di vita partenopea. 2/continua

giovedì 25 agosto 2011

Pasticceria Zuca Zuca

Premessa : quando mi addormento, oppure quando mi sto per svegliare, mi vengono in mente delle storie assurde con personaggi dai nomi altrettanti assurdi. Raramente me ne ricordo fino al risveglio, anche se non riesco mai a capire quand'è che sono sveglio e quando dormo, e viceversa. Comunque, se ne capite di elettronica, saprete che alcune delle tracce pi ù belel di Aphex Twin sono nate proprio in quella fase del sonno. Quindi, andiamoci a leggere la storia di Elena Azucar, titolare della Pasticceria Zuca Zuca (non ancora premiata).

Nomen omen, dicevano i latini. Il destino sta nel nome. Quando Elena lascio il Guatemala carica di belle speranze per arrivare a Napoli, con il suo cognome, azucar, che da noi significa appunto zucchero, sapevas già che il suo destino sarebbe stato quello di dare dolcezza al prossimo. E non potendo fare la prostituta, per bruttezza congenita che le proveniva dalla madre che era uno scherzo della natura, decise di mettersi a lavorare nella famigerata, e premiata (ma da chi? c'è qualcuno che conosce un campionato per pasticcerie?) pasticceria Gargiulo, al corso Secondigliano. C'era arrivata tramite la raccomandazione dell'associazione "Amici del Guatemala", che tra gli scopi fondativi, oltre a rubare i fondi per l'integrazione dei popoli stanziati dal comune, cercava di trovare lavoro agli immigrati più o meno regolari. Il tutto per la modica cifra di tre stipendi. Anticipati ovviamente. Com'è come non è, Elena cominciò a lavorare il giorno dopo l'Immacolata (scrivo così solo perhè mi scocciavo di scrivere 9 dicembre) quando la premiata pasticceria Gargiulo preparava la sua delizia, il panettone al capitone. Era la specialità della casa, una schifezza gastronomica partorita dalla mente malata di Gennaro Gargiulo, il fondatore della pasticceria, che dopo la registrazione di tale invenzione fu internato direttamente al Frullone. Ma, come ogni stronzata, o novità che dir si voglia, il panettone al capitone ebbe un insperato successo e fior fior di critici de "La Sera", il quotidiano più famoso in città, ne cominciarono a tessere le lodi, definendola la pietanza dell'unione fra nord e sud italia, fra la tradizione meneghina e quella partenopea, etc etc. Fatto sta che al signor Gennaro Gargiulo tutta sta prosopopea sull'unità d'Italia non l'aveva proprio calcolata, semplicemente non ci stava tanto bene con la testa ed il panettone con il capitone lo inventò per caso, scambiando il capitone per un rotolo di cioccolata. 1/continua

domenica 21 agosto 2011

Vuoi più bene a mamma o a papà?

Ho 6 anni e tutti mi fanno questa domanda sciocca. Non capisco che vuol dire, francamente. Non so nemmeno che significa la parola francamente, in realtà. Ed in realtà a 6 anni non so scrivere ancora, figuriamoci se so usare un computer. Comunque non lo so a chi voglio più bene. So che non voglio male a nessuno, ma è ancora presto per decidere. So che un giorno, quando avrò trentun'anni e magari qualche problema legato alla mia infanzia, dovrò ripensare ad ora che ho appena 6 anni. Ma per adesso è presto, e quando qualche idiota mi fa questa domanda rispondo : uguale. Che non significa niente, esattamente come la domanda.

sabato 30 luglio 2011

Di notte

Di notte si può.
Correre a 150 all'ora con l'ultimo degli Underworld a palla sulla Salerno-Reggio, in discesa frenando poco prima che l'autovelox ti immortali.
Fermarsi all'autogrill giusto per pisciare, tre birre sono davvero troppe per tenere la vescica vuota tutta la sera.
Spararsi un vodaka lemon in un solo sorso, ghiaccio compreso.
Fumare l'impossibile fino ad avere le pupille rosse.
Di notte si può questo ed altro.
Anche morire, di notte è anche meglio.

giovedì 14 luglio 2011

Il cane a due dimensioni

Ti lascio qui.
E ti lego al guard-rail, così non rischi di finire in mezzo alla strada come tutti quei cani che vedo sempre quando guido. Ma dove ce l'hanno il cuore quei padroni, non lo sanno che un cane abbandonato per strada rischia di essere investito se non lo si lega da qualche parte?
Stà tranquillo e non abbiare, che fa pure tanto caldo, anche se siamo in alto, sulla superstrada sopraelevata che si chiama Asse Mediano. Casoria, Afragola, Melito, che ne sai tu di questi brutti nomi e di questi brutti paesi, cresciuti a cazzo senza nessuna bellezza? Quasi mi dispiace a lasciarti qui, ma le vacanze arrivano solo una volta all'anno, e noi dobbiamo partire. Quelli della pensione sono stati chiari : niente animali in stanza. E io che dovevo fare, rinunciare alle vacanze? E poi mia moglie e i bambini chi li sente? Come a Natale, quando mi hanno chiesto il cucciolo e sei arrivato tu, che mi sei costato pure tanti soldi. Un pò mi spiace abbandonarti anche per questo, chissà se ti lascio un biglietto al collo col mio indirizzo e chi ti trova mi manda un assegno, d'altronde non sei come gli altri cani, sei pure di razza col pedigree. Spero che non mi veda nessuno, mentre ti lego qui su questa piazzola piena di munnezza, copertoni e siringhe. Tu stai seduto, e stai fermo altrimenti ti pungi. E non leccarmi la mano mentre ti lego, che non ho nemmeno una salvietta imbevuta per pulirmi. Ecco fatto, un paio di nodi e vado via. Ciao e buona fortuna, ci siamo voluti bene. Salgo in macchina, e ti vedo dallo specchietto che salti, abbai e tiri troppo la corda, finchè si spezza, e tu corri in mezzo alla strada mentre un camion dell'Asia che se ne va a Caivano ti prende in pieno e ti riduce ad un cane a due dimensioni. Ma questo i bambini per fortuna non l'hanno visto.

domenica 26 giugno 2011

Nessuna certezza

Fa caldo.
E certo che fa caldo. E' metà luglio fra le campagne pugliesi, fra le distese dorate di grano e covoni di fieno già raccolti, che chissà come non prendono fuoco per il caldo che c'è. Ma il caldo non penetra nell'Audi A3 con il climatizzatore regolato sui 25 gradi fissi, così i due viaggiano tranquilli guardando la campagna bruciare nell'arsura delle 4 del pomeriggio. La giornata passata al mare è stata bellissima, il Gargano gliel'avevano consigliato tutti, spiagge bianche e mare pulitissimo. Ma è ormai ora di tornare a casa, e per fortuna che c'è il condizionatore acceso, altrimenti si rischia di bruciare vivi. Per la strada non c'è nemmeno un'anima, qualche camion di passaggio che romba sopra i 100 all'ora, d'altronde è ancora mercoledì e tutti lavorano ancora. Tranne loro due nell'Audi A3, loro non hanno bisogno di lavorare, e quindi possono girare in lungo ed in largo a scoprire le spiagge più belle, prima di prendere l'aereo per la Tunisia ad Agosto. Che c'è stata anche la rivoluzione, e la situazione politica è ancora incandescente, ma le spiagge ed il mare sono quello che sono, eh. Chissà se anche in Tunisia c'è qualcuno che lascia cadere chiodi appuntiti per strada, come succede in Puglia. E l'Audi A3, guarda caso, con la strada così larga, finisce con la ruota anteriore sinistra proprio su un chiodo da 9 pollici. Ironia della sorte, quel chiodo da nove pollici si conficca nel pneumatico proprio mentre nello stereo gira un pezzo della band di Trent Reznor che si chiama proprio così. Anche se viaggiano a 110 all'ora non sbandano, giusto il tempo di accorgersi che la ruota è sgonfia e frenare, accostare sotto al ponte di un cavalcavia, e fermarsi a due metri da una puttana russa con i capelli rosso fuoco. Chissà come dev'essere per lei battere tutti i giorni con quel caldo soffocante, lei che viene dalla provincia ghiacciata di San Pietroburgo, e che il caldo della Capitanata non riusciva nemmeno ad immaginarlo. Lui scende incazzato dall'Audi, pensa che questa non ci voleva, nemmeno il tempo di aprire il portabagagli per prendere la ruota di scorta ed il crick ed è già sudato zuppo. Eppure fino a trenta secondi prima era tranquillo in macchina con la sua ragazza, con 25 gradi costanti, appagato da una giornata di mare, con la schiena asciutta, un mensile passato da papà ed un bella e potente macchina con cui godersi la vita. Ma la vita verà ti mette alla prova, foss'anche in forma di un chiodo da nove pollici. Prende il ruotino di scorta, con il quale non si possono superare gli 80 chilometri all'ora e non si possono percorrere più di 80 chilometri, e con questo caldo lo troverà un gommista che gli ripara il pneumatico? La puttana lo guarda curiosa, fuma la sua quindicesima Merit e pensa che tutto sommato quello è un diversivo nella sua monotona giornata. Lei, ancora in macchina a godersi gli ultimi spasmi del climatizzatore ormai comatoso dopo che il motore si è spento, osserva la puttana e pensa come dev'essere prendere ogni giorno decine e decine di cazzi diversi, di persone che sicuramente non hanno una perfetta igiene intima, e di sicuro non sono belli come il suo lui. Che adesso armeggia attorno alla ruota, bestemmiando buona parte del calendario perchè il suo gommista di fiducia, quando gli ha montato il nuovo treno, ha stretto i dadi troppo forte. Certo, che ci vuole, coll'avvitatore ad aria compressa è un attimo, come si vede ai pit stop di Formula Uno, trac trac trac e puoi ripartire. Ma la Formula Uno non si corre in provincia di Foggia, e le supercar non si cambiano col crick. E per questo lui bestemmia, e più bestemmia e più suda, e più suda, e più suda e più s'incazza, e più s'incazza e più bestemmia, in un circolo vizioso impossibile da spezzare. Lei seduta in macchina si sente in colpa, dopotutto l'ha scelta lei la spiaggia, e di colpo le viene in mente che alla scuola guida le hanno detto che in caso di avaria in strada, ma anche se si buca una ruota e si scende dalal vettura per sostituirla, bisogna indossare il gilet arancione. Ma lui non l'ha messo, così cercando di essere utile, lei lo prende dal cruscotto e scende dalla macchina per portarglielo. Lui la prende molto male, e nervoso e cerca solamente qualcuno o qualcosa per sfogare la sua rabbia. Con una forza sovraumana la spinge dietro di sè, senza accorgersi che in quel momento sopraggiunge un Tir che la aggangia per la vita al suo enorme radiatore, e che quando frena la scaraventa cinquanta metri più in là. Dalla sua testa esce solamente un rivolo di sangue rosso, che si asciuga molto in fretta. D'altronde, con questo caldo...

martedì 21 giugno 2011

Fatto 30, facciamo pure 31

8 giorni fa ho compiuto 31 anni. Come sempre, da quando sono nato sotto la fantasia dei miei genitori, il giorno del mio compleanno è anche quello del mio onomastico. Tutto sommato è una cosa positiva, non c'è una cosa che odio di più dei giorni di festa, e quindi gli auguri me li prendo solo una volta. Anche se era un giorno lavorativo ho preferito non andare a lavorare in virtù del fatto che, come ho detto prima, avendo un nome più diffuso della radioattività a Fukushima, qualcuno ricordando vagamente il mio nome avrebbe avuto la brillante idea di farmi gli auguri. Ed io avrei ipocritamente ringraziato, anche perchè probabilmente erano auguri sinceri, e non si può fare sempre i distaccati. Sta di fatto che odio il mio compleanno, non tanto per gli anni che passano (anzi, con l'avanzare degli anni divento più bello ed intelligente), ma per il periodo in cui cade. Fa troppo caldo, e quando fa caldo non c'è proprio nulla da festeggiare. Quindi, da oggi il mio compleanno indietreggia di 5 mesi al 13 gennaio, quando si può stare tranquillamente in mezze maniche senza bestemmiare marzianamente tutto il calendario (beninteso : io non bestemmio mai).

sabato 14 maggio 2011

Ora

La felicità, tutto sommato, è una piccola cosa. Mi pare lo dicesse tempo fa Trilussa,
nella storiella dell'ape. A me capita raramente di essere felice, o per lo meno non infelice. Uno di questi momenti è quello che precede di poco il risveglio,quando stranamente mi sento parecchio creativo, le parole e le idee mi si affastellano nella mente rapidamente, e per pochissimo tempo, in pratica prima di prendere nuovamente coscienza di chi sono, e cosa ci faccio su questo pianeta in questo determinato momento storico, non penso a tutto quello che mi angoscia. Ma è una sensazione che passa in fretta : subito dopo comincio ad elencare tutti i miei guai, e quelli di quelli che mi stanno accanto. Perchè tutto sommato, le relazioni umane non sono altro che ulteriori preoccupazioni che ti alimentano l'ansia. E quindi passo dal mio stato di semi-incoscienza al pensiero della persona cara che si trova in coma, all'amico con la gamba rotta, a quelli che tra un pò mi lasceranno per sempre, agli acciacchi dell'età, alla paura della morte, ed a tante altre cose. Ma non è sempre così. Se da un lato mi angoscio spessissimo, mi capita anche, a volte in maniera improvvisa, di fermarmi a riflettere, a fare un piccolo bilancio, ed a dire "Adesso va tutto bene". Che non è la felicità, ma quasi. Ed a quel punto mi capita di cantare "Spanish Bombs" dei Clash, che non è propriamente una canzone allegra. Provateci anche voi, fermatevi, e dite a voi stessi (e ad eventuali accompagnatori)"Ora sto bene". Per un pò funziona. Potete anche cambiare canzone se volete.

sabato 16 aprile 2011

Should i wake up, or should i just keep empty bladder?

Tipico dilemma mattutino, quando si è ancora a letto ma si sente l'impellente bisogno di pisciare. Parafrasi dalla celebre canzone di Adele.

domenica 10 aprile 2011

Indeterminato

Proprio adesso che i precari scendono in piazza per manifestare, mi ritrovo per la prima volta nella mia vita con un contratto a tempo indeterminato. Dopo circa 8 anni di lavoro più o meno precario, ma sempre regolare. E adesso che me ne faccio? Posso accendere un mutuo, ottenere un prestito, insomma indebitarmi. Mi sento più o meno come quando a scuola divenni maggiorenne e potevo firmarmi le giustifiche da solo. E qui veniamo al secondo significato della parola indeterminato : anch'io adesso mi sento così. Così come non ebbi mai bisogno di firmarmi le giustifiche da solo (mi bastava semplicemente dire : oggi non sono andato a scuola), ora non sento il bisogno di indebitarmi per qualcosa. Vorrei solamente una casa solo per me, ma solo per mettere ordine alla mia libreria ed al mio armadio. Ho scritto tre volte "solo" in un periodo, e non è una cosa casuale. Boh, forse non lo so nemmeno io cosa volevo scrivere, avevo solo voglio di sfogarmi un pò.

lunedì 7 marzo 2011

Signore

Quand'è che si passa dallo status di ragazzo a quello di signore? Credo che non ci sia un momento ben definito, ma ieri mattina al supermercato mi è stato riconosciuto il titolo di "signore". Siccome era carnevale, c'erano due bimbi piccoli stranamente immobili di fronte allo scaffale dei superalcolici, che mi ostruivano il passaggio. Il padre dei pargoli, vedendomi in attesa di passare, chiama a sè i figli dicendogli "Fate passare il signore". Ed eccomi qua, un signore con la spesa in mano mentre i bambini si mascherano in una fredda mattinata di marzo.

mercoledì 12 gennaio 2011

Stare bene con se stessi

Mi piacerebbe tanto conoscere chi è stato quello che ha messo in circolo la frase "Bisogna star bene con se stessi" che poi fa il paio con "Bisogna pensare prima a se stessi". Sarò io che sò strano, ma non riesco a stare bene con me stesso se non sto bene con gli altri. E' una condizione imprenscibile, sicuramente dovuta alla mia abissale carenza d'affetto.