lunedì 15 novembre 2010

La mia prima volta in curva sud

Domenica 7 novembre. Non ero mai stato nella curva sud dello stasio Arechi, ma per una volta mi son fatto convincere dai miei amici a seguire la partita della Salernitana contro il Verona. Che le cose sarebbero andate abbastanza male era divenuto abbastanza chiaro a partire dal venerdì precedente, quando girando per tutti i tabaccai abilitati all'emissione dei biglietti io e i miei amici ci eravamo resi conto che le linee erano intasate (bah?). Sabato mattina riesco a fare il biglietto, e così domenica pomeriggio, tutto emozionato, mi reco allo stadio vestito come il mio amico Manu mi aveva consigliato, cioè con felpa con cappuccio e fibbia pesante alla cintura (il cappuccio per non farsi riconoscere, la fibbia per menarla in faccia agli avversari : non che io e i miei amici siamo tipi violenti, era solo per entrare nel mood della partita). Prima della partita, ci concediamo un caffè al chioschetto sul lungomare, dove bivaccano gli irriducibili ultrà con facce da ora d'aria di Poggioreale. Fin qui tutto bene, mi ripeto. I porblemi iniziano all'ingresso in curva. Sarà stata la maestosità dell'impianto, saranno stati gli echi lontani degli scontri tra tifosi, fatto stà che cominciano gli attacchi di panico, non forti come quelli che ormai mi impediscono di prendere l'aereo, ma comunque abbastanza preoccupanti. Fischio d'inizio, e ci posizioniamo nella parte alta della curva sud, subito dietro il bestemmiatore in maglione azzurro. Il primo tempo si caratterizzerà per il gol della Salernitana e per la protesta degli ultrà contro l'arresto dei tifosi rei della sassaiola contro i veronesi, ultrà che abbandonano la curva sud uscendo fuori dai cancelli. Inoltre, da sottolineare l'arrivo in campo di un paio di fumogeni sparati da qualche agente con scarsa mira. Secondo tempo, giusto il tempo di assaporare il mio primo borghetti con sigaretta e decidiamo di scendere giù. Ed è qui che avviene la mia metamorfosi da uomo pensante a tifoso, colui che annulla il proprio pensiero e la propria volontà per diluirla negli sciocchi e razzisti (ma al contempo liberatori) inni da stadio. E con la metarmorfosi vanno via anche gli attacchi di panico, mi diverto a saltare e urlare frasi contro i tifosi dell'altra curva, fino all'arrivo del secondo gol su rigore. Perchè sutto la sud siamo tutti fratelli, anche quelli che come me odiano il calcio (che poi mica tanto).

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