lunedì 12 aprile 2010

Il gratta e vinci è l'oppio dei popoli

Il sabato mattina, quando di solito sono libero da impegni lavorativi e familiari, mi piace fare una passeggiata per il mio quartiere, specie se c'è bel tempo (bel tempo significa nuvoloso-piovoso, il sole lo schifo come la peste). Mi capita quindi di andare dal tabaccaio per le sigarette oppure qualche francobollo, oppure alla ricevitoria del lotto per ricaricare il cellulare. E puntualmente, ogni santo sabato dell'anno, trovo una torma di drogati intenti a grattare il loro pezzetto di carta argentata, nella speranza di vincere chissà quali ingenti somme, del tutto ignari che il calcolo delle probabilità pende nettamente a loro sfavore. E non si tratta certo di persone benestanti per le quali la perdita di 1,2,5, anche 10 euro non costituirebbe un problema, ma bensì di persone umili, per non dire povere (lo si intuisce dagli abiti e dalle calzature) ma che mai rinuncerebbero alle loro grattate quotidiane. Praticamente, può anche mancare il pane a tavola, ma la grattata si deve fare. E se si vince, specie una piccola somma, non si monetizza il guadagno, ma si investe in nuovi gratta e vinci, finchè non si perde. Ma ricordate la costituzione della Repubblica italiana, e cosa dice all'articolo 32? Ve lo dico io:

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti"

Non c 'è dubbio che i grattatori compulsivi siano dei malati (nello specifico, dei ludopatici), che quindi andrebbero aiutati nella loro disintossicazione. Invece è lo Stato che paradossalmente s'inventa ogni giorno nuovi giochi per spillare alle tasche degli italiani (evasori cronici, questo bisogna pur dirlo) tasse volontarie. Che schifo.

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