lunedì 4 agosto 2008

In Memoria Di Aleksandr

Ieri, 3 agosto 2008, è morto a Mosca lo scrittore Aleksandr Isaevič Solženicyn

La prima volta che conobbi Solzenicyn tramite il suo capolavoro “Arcipelago Gulag” mi chiesi subito come mai sei milioni di ebrei, zingari, omosessuali e dissidenti politici sterminati dai nazisti nei lager pesassero di più di cinquantacinque milioni di contadini, intellettuali dissidenti e altre minoranze etniche, oltre ai politici entrati in collisione col partito centrale, mandati a morire nei gulag da Stalin. Col tempo mi sono risposto che il vecchio motto “la storia la scrivono i vincitori” si era applicato con successo anche a questo caso, complice anche una certa simpatia verso la russia comunista di ampie frange della sinistra italiana e non solo. Le descrizioni dell'aberrante sistema di sterminio russo e delle cosiddette purghe staliniane valsero a Solzenicyn l'espulsione dalla Russia, oltre che il premio Nobel, anche se ora due para-dittatori come Gorbaciov e Putin si sperticano nel tesserne le lodi (come fece d'altronde berlusconi con Enzo Biagi), dimentichi del fatto che il loro partito lo avrebbe tranquillamente eliminato. E' significativo riflettere sulla libertà di espressione nei paesi sotto dittatura comunista proprio alla vigilia di quelle che saranno ricordate come le olimpiadi più tristi e contestate della storia, quelle di Pechino. Il regime più sanguinario del momento, secondo solamente agli stati uniti per le violazioni nel rispetto dei diritti umani e nella libertà d'espressione, ha predisposto un ingente servizio d'ordine per fare in modo che nulla devii dall'ortodossia maoista, vietando l'introduzione di libri anche leggermente critici verso il regime, bandiere nazionali ed oscurando centinaia di siti internet malvisti dal governo. Per chi contravverrà a queste semplici norme è previsto l'arresto fino ad otto giorni, senza l'obbligo di avvertire il consolato di appartenenza del reo, e senza neppure offrire consulenza legale. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno approvato una nuova legge che consente il sequestro di libri, computer e qualsiasi altro documento a chi si recherà in visita nella terrà della libertà e della democrazia, sempre in nome della sacra guerra al terrorismo. Se è vero che oggi la casa natale di George Orwell è circondata da ben trentaquattro telecamere di sorveglianza, anche gli scrittori russi come Zamjatin, Bulgakov e SolzenIcyn sono stati ben troppo ottimisti nel prevedere la deriva autoritaria e sanguinaria di un regime che fondava la sua esistenza sulla promessa di portare benessere, libertà ed uguaglianza per tutti. Il boicottaggio delle olimpiadi di Pechino sarebbe stato un duro monito verso il regime cinese, ma se prendo in mano il piccolo asus eeepcc dal quale vi scrivo, e leggo come sempre “made in china”, tutti i miei dubbi sulle politiche transnazionali svaniscono.

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