martedì 20 maggio 2008

Gomorra

La prima volta che lessi "Gomorra" fu nel luglio del 2006, e la sua lettura costituì per me la pillola che inghiotte Neo di Matrix per entrare nel mondo reale. Fino ad allora frequentavo pochissimo Napoli e la sua provincia, qualche volta a fare spese sul Rettifilo, a Pompei a benedire la macchina nuova, a Terzigno a trovare i parenti, e basta così. Credevo insomma che si trattasse di una città normale, con tanti problemi, ma con la presenza costante dello Stato. Poi, il famigerato libro da una parte, e l'inizio sempre in quel periodo di un lavoro che mi ha portato in lungo e in largo in tutta la Campania, mi hanno spalancato gli occhi su di una realtà che vedevo lontana e folkloristica, sebbene abitassi a soli 54 chilometri dalla città partenopea. Da ateo, non credevo all'esistenza dell'inferno, ma visitando posti come la statale domiziana nei pressi di Mondragone, o il parco verde di Caivano, o la 167 a Secondigliano, mi sono persuaso che si tratta di cose che gli vanno abbastanza vicine. Il libro di Saviano finora l'ho letto 4 volte, e prestato a 5 persone, ed ogni volta c'è qualcosa di nuovo che scorgo nella narrazione serrata e cruda dello scrittore. Deluso troppo spesso dalle trasposizioni cinematografiche dei più bei libri che ho letto nella mia vita, mi sono accomodato al cinema senza troppe aspettative, ma per fortuna stavolta non è andata così. Il film arrivo diretto come un cazzotto nello stomaco, ed estrapola dal libro 4 storie di vita quotidiana in terra di camorra, l'educazione criminale di un ragazzino di Scampia sullo sfondo della nascita della faida di Secondigliano, il sarto dalle mani d'oro conteso fra imprenditori dell'hinterland napoletano e cinesi, i due ragazzi di Casal Di Principe che giocano a fare i boss scimmiottando Pacino di Scarface, per poi finire brutalmente assassinati dal boss locale, e lo stakeholder (interpretato dall'ottimo Servillo) che cerca nelle terre dell'ex Campania felix buchi per scaricare i rifiuti tossici delle industrie settentrionali. La regia è asciutta e veloce, i dialoghi sottitolati per i non campani e l'utilizzo di attori non protagonisti conferisce al film uan veridicità ancora maggiore. C'è solamente da chiedersi a cosa servirà questo film, se davvero il nuovo governo avrà il coraggio, o forse almeno la volontà, di estirpare il cancro che impedisce a questa terra di vivere felice.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Un film bellissimo ma il libro lo e'ancora di piu'.Grazie Antonio

peppe ha detto...

il libro è più utile che bello, secondo me. molto, molto utile.
sicuramente più del film, che è crudo, verosimile, ma non reale. la mia non è una critica al film in sè per sè, ma al mezzo di comunicazione-cinema.