lunedì 12 maggio 2008

Capre, l'isola della lana

Spinofftopic production presenta:

Capre, l'isola della lana

Maria è una giovane veterinaria milanese che, studiando su degli
antichi papiri egiziani, viene a sapere che sull'isola di Capre vi è
ancora una popolazione che discende appunto dalle capre, e che una
volta all'anno produce sul ventre una lana simile a quella ovina. Per
far contento il direttore della clinica veterinaria presso la quale
lavora decide di partire alla volta dell'isola, anche per far far
dimenticare al suo capo il piccolo incidente durante il quale ha
causato la morte del suo adorato cane, Pinky. Così, armata di tutte
le buone intenzioni e delle migliori forbici da cardatura, approda
all'isola di Capre, l'isola del sogno, dell'amore e della lana.
Trovandosi in provincia di Napoli, sente appena approdata l'esigenza
di togliere la giacca, che gentilmente le viene presa da due giovani
e pittoreschi abitanti del luogo. Peccato che il loro non è un gesto
di accoglienza, ma il modo di procurarsi il pranzo. Maria, ancora
stordita dall'accaduto, si reca presso la pensione "Mariastella"
prenotata tempo prima tramite internet, con vista sul mare,
idromassaggio e cromoterapia compresa nel prezzo. La camera si rivela
invece per quello che è, e cioè lo stanzino delle scope della signora
Mariastella, addobbato con due arazzi di pura lana caprese e una
brandina da campeggio. Maria è però forte, e senza perdersi d'animo
sistema le sue cose e parte subito alla volta dell'antico borgo
collinare dell'isola, Analcapre, del quale scoprirà solo più tardi
l'etimo. Qui trova riuniti in piazza gli anziani del luogo, a pancia
scoperta, a mostrare la produzione laniera dell'anno, cerimonia
segreta a cui nessun forestiero può assistere. Maria capendo la
gravità del momento e le conseguenze che potrebbe subire una volta
scoperta si nasconde dietro una colonna ionica per fotografare
l'avvenimento, quando ad un tratto viene notata da alcuni giuvinastri
che la prendono per i capelli e la trascinano in piazza al cospetto
del consiglio dei 13 anziani lanosi, le sequestrano la macchina
fotografica e la rinchiudono nella fortezza della lana caprese. Qui,
dopo due giorni passati ad acqua e zuppa di capra, capisce di essere
al centro di un terribile complotto isolano volto al mantenimento
dello stato di clandestinità del popolo caprese. Tramite alcuni
geroglifici impressi sui muri della cella capisce che in passato gli
abitanti di analcapre erano stati decimati da un commando di pastori
sardi e neozelandesi i quali, capendo che la loro lana era nettamente
inferiore rispetto a quella prodotta dagli isolani, giunsero in armi
sull'isola per uccidere tutte le donne in modo che non sarebbe più
nato nessun analcaprese originale. Riuscirono dopo aspri scontri a
raggiungere il loro intento, così in tutta analcapre non rimane
alcuna donna. Ma vi erano ancora le capre, e agli analcapresi venne
in mente di imitare i sardi nei loro rapporti d'amore con le capre,
scoprendo così che le capre partorivano dei perfetti essere umani,
con una qualità di lana ancora migliore della loro, e dando nome alla
località dove vivenano, Analcapre, dedicandosi anche alla sodomia
verso le piccole ed indifese capre. Ancora stordita dal come aveva
fatto a capire tutte queste cose da quattro scarabocchi letti sul
muro, Maria non capisce che in realtà a raccontarle tutto è un
vecchio anziano del luogo, cieco e zoppo, entrato di soppiatto nella
cella con l'intenzione di accoppiarsi con Maria. Ma Maria è troppo
furba, vede la porta spalancata e riesce a scappare, correndo a
perdifiato fino a al porto dove riesce a prendere il primo traghetto
per Napoli, e a prendersi una multa per non avere il biglietto.

Se credete che questa trama sia stupida ed inconcludente, provate ad
analizzare quella di "Capri" su Raiuno...

1 commento:

Anonimo ha detto...

Mi chiedo perche’ anche tu debba cercare un senso logico un insegnamento a tutti i costi,anche in una ficton come quella di Capri. Non e’ piu’ semplice,e forse meno umano,dare spazio alle emozioni ai sogni.In questo mondo che ci bombarda di delusioni,sofferenze,ingiustizie,bugie,tutte create da un uomini saccenti,di senso logico,acculturati,pronti a mettersi in mostra con sinonimi e contrari.ma il risultato di tutto qst qual’e’stato? Il vuoto assoluto.Bisogna dimostrare sempre di sapere,ma perche’ a cosa serve?
Io invece spegnerei il cervello e coltiverei l’anima che ultimamente e’ diventata arida sterile ed in via di estinzione.
Con la gioia dell'anima ti saluto...