sabato 1 dicembre 2018

Primo

Il primo di qualcosa non si scorda mai. Che sia il primo amore, il primo sapore, il primo dolore, il primo rancore, il primo sentimento, il primo risentimento.
Ma non è vero per niente.
L'unica cosa che non si dimentica del primo è la paura che sia anche l'ultimo.
Che ciò che stringi tra le mani per forza di cose un giorno o l'altro è destinato a scapparti di mano, nelle migliori delle ipotesi, o a scomparire per sempre senza un perchè, nella peggiore.
Ecco davvero cosa non si scorda mai.

domenica 17 giugno 2018

L'offerta speciale

E fu così, per una serie di coincidenze che non sto qui ad elencare ma che potete facilmente immaginare (una serie di ejaculazioni dilatate nel tempo, in buona sostanza, che è tutto ciò che siamo essenzialmente) che un tiepido mattino di novembre mi trovai all'anagrafe a denunciare sia la morte di mio padre che la nascita del mio primogenito. Entrambi maschi, entrambi con lo stesso nome, entrambi con lo stesso cognome.
All'ufficio c'era già la fila, ancor prima dell'apertura c'era già il traffico dei numeretti fasulli imbandito da qualche utente particolarmente mattiniero, ansioso di possedere finalmente nel portafogli la sua nuova e scintillante carta d'identità elettronica, quella che oltre ad indicare le generalità, da qualche anno, serviva anche da fidelity card al supermercato e da tessera per l'assistenza in caso di indigenza economica.
Entrai alle nove, e la fila di circa quattordici utenti me la vidi scorrere sorseggiando un caffè in bicchiere biodegradabile ed addentando una brioche alla quinoa selvatica del Madagascar. I distributori degli esercizi pubblici erano sempre più all'avanguardia e sempre più ecosostenibili.
Arrivò finalmente il mio turno.
-Buongiorno, dovrei denunciare la nascita di mio figlio e la morte di mio padre.
-Beh questo è poco ma sicuro, indubbiamente il contrario non sarebbe stato possibile.
-Spiritoso. Comunque sarà facile trovarli sul computer, hanno lo stesso nome e lo stesso cognome.
-Poteva dirlo subito, in questo caso c'è l'offerta speciale comunale : una nascita ed una morte nello stesso giorno con lo stesso nome e lo stesso cognome nello stesso comune non comportano alcuna tassa di trascrizione. Si tratta di un'iniziativa comunale per favorire il lavoro di noi impiegati, che non dobbiamo creare un nuovo file per il nascituro ma semplicemente sostituire le date al morituro, risparmiando spazio sui server e tempo lavorativo. Che però se ne va lo stesso fornendo queste spiegazioni ai cittadini.
-E mi scusi, la posizione anagrafica di mio padre?
-Sarà come se non fosse mai esistito, sostituito da suo figlio. Si tratta di un'idea talmente geniale che c'è gente che appositamente uccide (o fa uccidere) il proprio padre il giorno della nascita del suo figlio solamente per approfittare dell'occasione. Se è questo il suo caso mi avvisi che chiamo subito la polizia e la denuncio per omicidio.
-No, non è il mio caso. Comunque procediamo perchè ho una certa fretta, ho un funerale da organizzare...
- Mi spiace ma non ci sarà nessun funerale. Come le ho già detto la posizione anagrafica di suo padre sarà completamente cancellata, e quindi un non nato non può nemmeno morire, e quindi nessun funerale. Il comune si occuperà della cremazione e dell'occultamento delle ceneri. Firmi qui.
Firmai il modulo e me ne andai. Mia moglie sarebbe rimasta contenta per quel risparmio di tempo, di spazio, di emozioni.

domenica 8 aprile 2018

Intorno a

Catalizzare, leggo sul dizionario, è un procedimento atto a velocizzare una determinata reazione chimica e/o processo. Fatto sta che per la maggior parte delle persone, me compreso, catalizzare ha a che fare con la marmitta catalitica che non si sa nemmeno che funzione ha. Però scotta. E di questo me ne accorsi quando mi fermai su un mucchietto di erbe secche per rispondere ad una telefonata, finita la quale mi accorsi che qualcosa alle mie spalle prendeva fuoco, o meglio c'era del fumo che usciva, appunto, da sotto la mia marmitta. ripartii ma già il fuoco si era sviluppato, e non avevo acqua con me. Prima di chiamare i vigili del fuoco cercai anche di pisciare sul fuoco, ma nel momento in cui mi accingevo ad abbassare la zip mi resi conto di essere già attorniato da una decina di persone, perdigiorno scansafatiche e disoccuppati. Ognuno con il loro consiglio, ognuno con la loro idea, solo uno con una bottiglia d'acqua di due litri che risolse all'istante la situazione. Alla mia proposta di riacquistargliela mi disse che tanto l'aveva appena riempita alla fontana e che ne aveva ancora altre con sè. Me ne andai, e pensai che solamente le disgrazie riescono a catalizzare qualcuno attorno a te, per fortuna, Oppure no?

domenica 25 febbraio 2018

Imma Colata

4° ed ultima parte.

E fu così che Biagio partì per una terra lontana e desolata, lontano da tutti gli affetti, da sua moglie e dalla sua amata figlia che intanto cresceva intelligente e giudiziosa, diventando ogni giorno di più la beniamina delle sue maestre per i suoi voti scolastici più che eccellenti.
Ma un brutto giorno di ottobre Biagio non fece più ritorno dalla miniera. Un'esplosione improvvisa fece morire lui e altri 6 colleghi italiani come lui, e per recuperare i corpi le autorità impiegarono giorni e giorni.
Una settimana dopo la notizia giunse anche al paesino, ed anche ad Imma che pianse per giorni interi, si ritirò da scuola ed andò a lavorare alla fabbrica di candele del paese, da cui appunto "Imma Colata", come la cera.

lunedì 22 gennaio 2018

Imma Colata

3° parte

Imma aveva ormai quasi sei anni, e sua madre disse a suo marito che era giunto il momento di iscriverla alla prima elementare, che loro figlia non doveva crescere ignorante come loro, che un pezzo di carta nella vita serve sempre, che al giorno d'oggi senza diploma non si va da nessuna parte, insomma tutti i discorsi che si sentivano alla televisione tutti i giorni, ma loro a casa la televisione non l'avevano. Però Biagio qualche volta, la sera all'osteria, la vedeva assieme ai suoi amici, e fu una di quelle sere che vide una pubblicità di una miniera che cercava operai da impiegare all'estero, in Belgio per la precisione. Biagio con l'aiuto di un professore che veniva lì ogni sera ad ubriacarsi si segnò l''indirizzo a cui mandare il curriculum, cosa di cui lui ignorava completamente non solo l'esistenza, ma anche il significato, mentre dentro di sì sapeva che un giorno l'avrebbe potuto fare semplicemente col computer, se mai la sua famiglia ne avrebbe avuto uno.
Tornò a casa quella sera tutto felice, comunicando alla moglie che presto sarebbe partito e avrebbero avuto un sacco di soldi, anche per mandare Imma a scuola.
La moglie di Biagio però era furba, e sapendo del numero chiuso aveva già iscritto Imma all'insaputa del padre, con i soldi avuti in regalo dai nonni, che poi erano i suoi genitori.
Così un bel mattino di pioggio, il primo ottobre per l'esattezza, Imma varcò l'ingresso della scuola elementare comunale, che non aveva un vero nome. Subito fu presa sotto l'ala protettiva della maestra che la mise al primo banco, vedendola spaventata e conoscendo la situazione familiare della piccola, essendo la maestra nipote del parroco.
Tornata a casa Imma raccontò tutto alla mamma, che ascoltò con attenzione mentre mangiavano, e al termine del pranzo comunicò alla figlia che il loro papà sarebbe stato via per un bel po'. Imma non si scompose, come sua natura, ma posò il tovagliolo che aveva sulle gambe ripiegandolo con cura sul tavolo, e scusandosi per la poco fame andò in camera sua a piangere. Sua madre si accorse dei suoi gemiti sommessi, e la andò a rincuorare, assicurandole che suo padre sarebbe stato via solo per il loro bene. Imma si calmò, poi si dedicò completamente ai compiti.

3/continua

domenica 31 dicembre 2017

Imma Colata

2° parte
Imma crebbe sana e pasciuta nonostante le ristrettezze economiche della famiglia. Essendo nata l'8 dicembre, a Natale aveva appena 17 giorni, troppo piccola quindi per ricevere regali, ma per papà Biagio non c'erano date che tenevano, quindi con la sua manualità le costruì un piccolo cavallo a dondolo intagliato nel legno della quercia secolare che si trovava nello spiazzo dinanzi casa. Ad Imma piacque molto quel regalo, a sua madre molto meno, poichè saggiamente sostenne che quel legno sarebbe bastato per scaldarli tutto l'inverno. Biagio, che era solitamente ed ingiustificatamente ottimista, disse che l'inverno quell'anno sarebbe durato poco, e difatti dopo qualche ora arrivò una nevicata che sommerse completamente il paese. In casa riuscirono a scaldarsi bruciando tavoli e sedie, rimanendo ovviamente sdraiati per terra. E tutto ciò faceva ridere Imma, e un po' meno sua madre.
Ma arrivò anche la primavera, anche Pasqua, giorno in cui Biagio decise di battezzare sua figlia. Don Nello non era d'accordo, poichè Pasqua a sua detta era il giorno del signore e quindi non si potevano fare battesimi, ma Biagio insistè poichè secondo lui quello era l'unico giorno dell'anno in cui si sarebbe lavato, e quindi meglio approfittarne. La cerimonia fu molto spartana, Imma non pianse affatto, nonostante l'acqua fosse gelida, e sua madre fu molto contenta per questo.
In estate Biagio fu costretto ad allontanarsi per motivi economici. Un suo amico pastore gli offrì dei soldi per condurre il suo gregge in Puglia per la transumanza e lui, povero e con una figlia ed una moglie da mantenere, accettò. Un mattino limpido di inizio luglio partì con la sua bisaccia colma di gallette verso l'ignoto, non aveva mai fatto il pastore ma gli dissero che avrebe imparato presto. Infatti non era un lavoro difficile, si trattava solamente di stare attenti ai cani che dovevano stare attenti alle pecore che dovevano  stare attente ai lupi etcetera etcetera. La vita bucolica lo rilassò molto, tanto che pian piano inziò a dimenticarsi di moglie e figlia e cominciò a scrivere poesie in stile arcadia su un libretto, poi si ricordò di essere analfabeta.
A settembre tornò a casa, e trovò la moglie abbronzata ed Imma cresciuta di parecchio, ormai quasi camminava. Con i soldi guadagnati ricomprò tavolo e sedie bruciati l'inverno precedente, e un lettino nuovo per Imma. Dalla contentezza provò anche a dare un fratellino o sorellina ad Imma, stavolta senza necessità di spiegazioni visto che aveva passato tutta l'estate ad osservare le pecore al pascolo.
2/continua

venerdì 8 dicembre 2017

Imma Colata

Tanto tempo fa, in un piccolo paesino di montagna, viveva un ragazzo semplice, cresciuto a pane e peperoni,un ragazzo alla buona insomma. Il suo nome era Biagio Colata. Biagio, come tutti i suoi amici e tutti i suoi parenti e tutta la sua famiglia e tutte le sue bestie da cortile e da stalla era analfabeta, ma ciò non gli impedì, allo scocco del primo grande conflitto mondiale, di essere chiamato sotto le armi assieme a tanti ragazzi analfabeti del suo paese e di quelli limitrofi. Sì, anche quelli che non conoscevano il significato di "limitrofo". Fu una guerra terribile, orribili carneficine si susseguivano numerose intervallate solamente da brevi pause in cui scambiare quattro chiacchiere con i pochi amici che, a cause delle ingenti perdite, diventavano ogni giorno più pochi. Fu in una limpida sera di luna passata a fare la guardia in trincea con un fidato amico che Biagio promise a se stesso, ed anche al suo amico, che se un giorno fosse riuscito a tornare a casa sano e salvo si sarebbe sposato con una brava ragazza ed avrebbe avuto una bimba da chiamare Imma,
Imma Colata come la Madonna di cui era tanto devoto. La guerra finì e fortunatamente Biagio riuscì a tornare a casa senza ferite, se non quelle nel suo cuore, che solamente un nuovo amore avrebbero potuto rimarginare. E il nuovo amore arrivò prima di quanto lui si aspettasse. Carolina, la figlia dei vicini che alla sua partenza per il fronte era poco più che una bambina, durante la sua assenza sbocciò come un fiore selvatico, fino a diventare una vera donna di sedici anni, più che vecchia per diventare moglie, ma Biagio essendone rimasto folgorato non se ne curò e decise di convolare con lei a giuste nozze. Don Nello, il vecchio parroco del paese che li aveva visti crescere e che a suo tempo li aveva battezzati, comunionati e cresimati fu felice di poterli unire nel sacro vincolo del matrimonio ed accettò con trasporto, nel senso che venne col suo calessino, l'invito al modesto banchetto che si tenne nella modesta aia della modesta famiglia di Carolina.
Biagio e Carolina si trasferirono nel modesto pezzetto di terra che lo stato gli aveva assegnato in quanto reduce di guerra, e con la forza del loro amore riuscirono a costruire una casetta semplice ma accogliente e una piccola stalla dove già riposavano mucca da latte, scrofa all'ingrasso e mulo da soma, che Carolina utilizzava anche come mezzo di trasporto quando aveva bisogno di spostarsi, oppure per partecipare ad eventi più mondani come visite al cimitero oppure sgravi di amiche/parenti/vitelli/scrofe. C'era anche una nutrita cova di galline e galli, e la felicità era a portata di mano, così come le uove raccolte tutte le mattine. Ma Biagio, come le galline appunto, covava anch'esso, ma non uova, bensì desideri, ed il primo e il più impellente era quello di avere presto la sua Imma accanto. Non aveva la più pallida idea di come si facessero i figli, nè sapeva a chi chiedere, anche perchè la prima ed unica volta che provò a parlarne con un suo mezzo cugino, una sera all'osteria mentre la tempesta fuori infuriava, ricavò poche e cofnfuse parole riguardanti
pesci e patate, che Biagio non capì ed addebitò allo stato confusionale indotto dall'alcool. Finì per confidarsi con don Nello, che gli disse di aspettare e che il signore prima o poi gli avrebbe fatto il tanto desiderato regalo, ma Biagio continuava a non capire di quale signore si trattasse, forse del sindaco visto che lì si denunciavano tutte le nascite. Provò quindi a rivolgersi al comune, ma alle sue richieste non ricevette altro che risate e battute cretine, più cretine di loro stessi. Fu così che disperato tornò a casa e Carolina, vedendolo con un muso lunghissimo gli chiese cosa lo tormentasse. Biagio gli spiegò tutto per filo e per segno, al chè Carolina lo abbracciò forte dandogli dello stupido, e piano piano, come con i bambini, spiegò a suo marito come funzionasse il magico atto della procreazione. Biagio non ne sapeva nulla, mentre Carolina, essendo cresciuta in una famiglia dove lei era l'ultima di quattro femmine, sapeva già tutto ed aveva una grande esperienza maturata tramite i dieci nipoti delle sue tre sorelle maggiori. E fu così che quella notte, un freddo otto marzo, provarono ad avere la loro Imma, mentre un vento settentrionale spazzava la mimosa nel cortile. L'esperimento andò a buon fine, e nove mesi dopo, esattamente il giorno dell'Immacolata, nacque la piccola Imma, che di cognome faceva appunto Colata.
Quando Biagio si recò al comune per la denuncia di nascita fu di nuovo preso in giro. Per gli impiegati era ridicolo chiamare una bambina Imma Colata nel giorno dell'Immacolata perdipiù, ma quello era il loro volere e doveva andare così.

1-continua