domenica 8 aprile 2018

Intorno a

Catalizzare, leggo sul dizionario, è un procedimento atto a velocizzare una determinata reazione chimica e/o processo. Fatto sta che per la maggior parte delle persone, me compreso, catalizzare ha a che fare con la marmitta catalitica che non si sa nemmeno che funzione ha. Però scotta. E di questo me ne accorsi quando mi fermai su un mucchietto di erbe secche per rispondere ad una telefonata, finita la quale mi accorsi che qualcosa alle mie spalle prendeva fuoco, o meglio c'era del fumo che usciva, appunto, da sotto la mia marmitta. ripartii ma già il fuoco si era sviluppato, e non avevo acqua con me. Prima di chiamare i vigili del fuoco cercai anche di pisciare sul fuoco, ma nel momento in cui mi accingevo ad abbassare la zip mi resi conto di essere già attorniato da una decina di persone, perdigiorno scansafatiche e disoccuppati. Ognuno con il loro consiglio, ognuno con la loro idea, solo uno con una bottiglia d'acqua di due litri che risolse all'istante la situazione. Alla mia proposta di riacquistargliela mi disse che tanto l'aveva appena riempita alla fontana e che ne aveva ancora altre con sè. Me ne andai, e pensai che solamente le disgrazie riescono a catalizzare qualcuno attorno a te, per fortuna, Oppure no?

domenica 25 febbraio 2018

Imma Colata

4° ed ultima parte.

E fu così che Biagio partì per una terra lontana e desolata, lontano da tutti gli affetti, da sua moglie e dalla sua amata figlia che intanto cresceva intelligente e giudiziosa, diventando ogni giorno di più la beniamina delle sue maestre per i suoi voti scolastici più che eccellenti.
Ma un brutto giorno di ottobre Biagio non fece più ritorno dalla miniera. Un'esplosione improvvisa fece morire lui e altri 6 colleghi italiani come lui, e per recuperare i corpi le autorità impiegarono giorni e giorni.
Una settimana dopo la notizia giunse anche al paesino, ed anche ad Imma che pianse per giorni interi, si ritirò da scuola ed andò a lavorare alla fabbrica di candele del paese, da cui appunto "Imma Colata", come la cera.

lunedì 22 gennaio 2018

Imma Colata

3° parte

Imma aveva ormai quasi sei anni, e sua madre disse a suo marito che era giunto il momento di iscriverla alla prima elementare, che loro figlia non doveva crescere ignorante come loro, che un pezzo di carta nella vita serve sempre, che al giorno d'oggi senza diploma non si va da nessuna parte, insomma tutti i discorsi che si sentivano alla televisione tutti i giorni, ma loro a casa la televisione non l'avevano. Però Biagio qualche volta, la sera all'osteria, la vedeva assieme ai suoi amici, e fu una di quelle sere che vide una pubblicità di una miniera che cercava operai da impiegare all'estero, in Belgio per la precisione. Biagio con l'aiuto di un professore che veniva lì ogni sera ad ubriacarsi si segnò l''indirizzo a cui mandare il curriculum, cosa di cui lui ignorava completamente non solo l'esistenza, ma anche il significato, mentre dentro di sì sapeva che un giorno l'avrebbe potuto fare semplicemente col computer, se mai la sua famiglia ne avrebbe avuto uno.
Tornò a casa quella sera tutto felice, comunicando alla moglie che presto sarebbe partito e avrebbero avuto un sacco di soldi, anche per mandare Imma a scuola.
La moglie di Biagio però era furba, e sapendo del numero chiuso aveva già iscritto Imma all'insaputa del padre, con i soldi avuti in regalo dai nonni, che poi erano i suoi genitori.
Così un bel mattino di pioggio, il primo ottobre per l'esattezza, Imma varcò l'ingresso della scuola elementare comunale, che non aveva un vero nome. Subito fu presa sotto l'ala protettiva della maestra che la mise al primo banco, vedendola spaventata e conoscendo la situazione familiare della piccola, essendo la maestra nipote del parroco.
Tornata a casa Imma raccontò tutto alla mamma, che ascoltò con attenzione mentre mangiavano, e al termine del pranzo comunicò alla figlia che il loro papà sarebbe stato via per un bel po'. Imma non si scompose, come sua natura, ma posò il tovagliolo che aveva sulle gambe ripiegandolo con cura sul tavolo, e scusandosi per la poco fame andò in camera sua a piangere. Sua madre si accorse dei suoi gemiti sommessi, e la andò a rincuorare, assicurandole che suo padre sarebbe stato via solo per il loro bene. Imma si calmò, poi si dedicò completamente ai compiti.

3/continua

domenica 31 dicembre 2017

Imma Colata

2° parte
Imma crebbe sana e pasciuta nonostante le ristrettezze economiche della famiglia. Essendo nata l'8 dicembre, a Natale aveva appena 17 giorni, troppo piccola quindi per ricevere regali, ma per papà Biagio non c'erano date che tenevano, quindi con la sua manualità le costruì un piccolo cavallo a dondolo intagliato nel legno della quercia secolare che si trovava nello spiazzo dinanzi casa. Ad Imma piacque molto quel regalo, a sua madre molto meno, poichè saggiamente sostenne che quel legno sarebbe bastato per scaldarli tutto l'inverno. Biagio, che era solitamente ed ingiustificatamente ottimista, disse che l'inverno quell'anno sarebbe durato poco, e difatti dopo qualche ora arrivò una nevicata che sommerse completamente il paese. In casa riuscirono a scaldarsi bruciando tavoli e sedie, rimanendo ovviamente sdraiati per terra. E tutto ciò faceva ridere Imma, e un po' meno sua madre.
Ma arrivò anche la primavera, anche Pasqua, giorno in cui Biagio decise di battezzare sua figlia. Don Nello non era d'accordo, poichè Pasqua a sua detta era il giorno del signore e quindi non si potevano fare battesimi, ma Biagio insistè poichè secondo lui quello era l'unico giorno dell'anno in cui si sarebbe lavato, e quindi meglio approfittarne. La cerimonia fu molto spartana, Imma non pianse affatto, nonostante l'acqua fosse gelida, e sua madre fu molto contenta per questo.
In estate Biagio fu costretto ad allontanarsi per motivi economici. Un suo amico pastore gli offrì dei soldi per condurre il suo gregge in Puglia per la transumanza e lui, povero e con una figlia ed una moglie da mantenere, accettò. Un mattino limpido di inizio luglio partì con la sua bisaccia colma di gallette verso l'ignoto, non aveva mai fatto il pastore ma gli dissero che avrebe imparato presto. Infatti non era un lavoro difficile, si trattava solamente di stare attenti ai cani che dovevano stare attenti alle pecore che dovevano  stare attente ai lupi etcetera etcetera. La vita bucolica lo rilassò molto, tanto che pian piano inziò a dimenticarsi di moglie e figlia e cominciò a scrivere poesie in stile arcadia su un libretto, poi si ricordò di essere analfabeta.
A settembre tornò a casa, e trovò la moglie abbronzata ed Imma cresciuta di parecchio, ormai quasi camminava. Con i soldi guadagnati ricomprò tavolo e sedie bruciati l'inverno precedente, e un lettino nuovo per Imma. Dalla contentezza provò anche a dare un fratellino o sorellina ad Imma, stavolta senza necessità di spiegazioni visto che aveva passato tutta l'estate ad osservare le pecore al pascolo.
2/continua

venerdì 8 dicembre 2017

Imma Colata

Tanto tempo fa, in un piccolo paesino di montagna, viveva un ragazzo semplice, cresciuto a pane e peperoni,un ragazzo alla buona insomma. Il suo nome era Biagio Colata. Biagio, come tutti i suoi amici e tutti i suoi parenti e tutta la sua famiglia e tutte le sue bestie da cortile e da stalla era analfabeta, ma ciò non gli impedì, allo scocco del primo grande conflitto mondiale, di essere chiamato sotto le armi assieme a tanti ragazzi analfabeti del suo paese e di quelli limitrofi. Sì, anche quelli che non conoscevano il significato di "limitrofo". Fu una guerra terribile, orribili carneficine si susseguivano numerose intervallate solamente da brevi pause in cui scambiare quattro chiacchiere con i pochi amici che, a cause delle ingenti perdite, diventavano ogni giorno più pochi. Fu in una limpida sera di luna passata a fare la guardia in trincea con un fidato amico che Biagio promise a se stesso, ed anche al suo amico, che se un giorno fosse riuscito a tornare a casa sano e salvo si sarebbe sposato con una brava ragazza ed avrebbe avuto una bimba da chiamare Imma,
Imma Colata come la Madonna di cui era tanto devoto. La guerra finì e fortunatamente Biagio riuscì a tornare a casa senza ferite, se non quelle nel suo cuore, che solamente un nuovo amore avrebbero potuto rimarginare. E il nuovo amore arrivò prima di quanto lui si aspettasse. Carolina, la figlia dei vicini che alla sua partenza per il fronte era poco più che una bambina, durante la sua assenza sbocciò come un fiore selvatico, fino a diventare una vera donna di sedici anni, più che vecchia per diventare moglie, ma Biagio essendone rimasto folgorato non se ne curò e decise di convolare con lei a giuste nozze. Don Nello, il vecchio parroco del paese che li aveva visti crescere e che a suo tempo li aveva battezzati, comunionati e cresimati fu felice di poterli unire nel sacro vincolo del matrimonio ed accettò con trasporto, nel senso che venne col suo calessino, l'invito al modesto banchetto che si tenne nella modesta aia della modesta famiglia di Carolina.
Biagio e Carolina si trasferirono nel modesto pezzetto di terra che lo stato gli aveva assegnato in quanto reduce di guerra, e con la forza del loro amore riuscirono a costruire una casetta semplice ma accogliente e una piccola stalla dove già riposavano mucca da latte, scrofa all'ingrasso e mulo da soma, che Carolina utilizzava anche come mezzo di trasporto quando aveva bisogno di spostarsi, oppure per partecipare ad eventi più mondani come visite al cimitero oppure sgravi di amiche/parenti/vitelli/scrofe. C'era anche una nutrita cova di galline e galli, e la felicità era a portata di mano, così come le uove raccolte tutte le mattine. Ma Biagio, come le galline appunto, covava anch'esso, ma non uova, bensì desideri, ed il primo e il più impellente era quello di avere presto la sua Imma accanto. Non aveva la più pallida idea di come si facessero i figli, nè sapeva a chi chiedere, anche perchè la prima ed unica volta che provò a parlarne con un suo mezzo cugino, una sera all'osteria mentre la tempesta fuori infuriava, ricavò poche e cofnfuse parole riguardanti
pesci e patate, che Biagio non capì ed addebitò allo stato confusionale indotto dall'alcool. Finì per confidarsi con don Nello, che gli disse di aspettare e che il signore prima o poi gli avrebbe fatto il tanto desiderato regalo, ma Biagio continuava a non capire di quale signore si trattasse, forse del sindaco visto che lì si denunciavano tutte le nascite. Provò quindi a rivolgersi al comune, ma alle sue richieste non ricevette altro che risate e battute cretine, più cretine di loro stessi. Fu così che disperato tornò a casa e Carolina, vedendolo con un muso lunghissimo gli chiese cosa lo tormentasse. Biagio gli spiegò tutto per filo e per segno, al chè Carolina lo abbracciò forte dandogli dello stupido, e piano piano, come con i bambini, spiegò a suo marito come funzionasse il magico atto della procreazione. Biagio non ne sapeva nulla, mentre Carolina, essendo cresciuta in una famiglia dove lei era l'ultima di quattro femmine, sapeva già tutto ed aveva una grande esperienza maturata tramite i dieci nipoti delle sue tre sorelle maggiori. E fu così che quella notte, un freddo otto marzo, provarono ad avere la loro Imma, mentre un vento settentrionale spazzava la mimosa nel cortile. L'esperimento andò a buon fine, e nove mesi dopo, esattamente il giorno dell'Immacolata, nacque la piccola Imma, che di cognome faceva appunto Colata.
Quando Biagio si recò al comune per la denuncia di nascita fu di nuovo preso in giro. Per gli impiegati era ridicolo chiamare una bambina Imma Colata nel giorno dell'Immacolata perdipiù, ma quello era il loro volere e doveva andare così.

1-continua

domenica 22 ottobre 2017

Alone

Tutti ridevano nel paese della gioia.
Qualcuno si fotografa il sorriso
in maniera spontanea
spontanea quanto l'azione del premere click.
Tutti mostravano i denti di mille colori
come i felini quando soffiano
e quindi perchè associare un sorriso a qualcosa di bello?
Tutti urlavano nel paese della gioia
solo per sovrastare e annullare il loro silenzio interiore
Tutti mangiavano nel paese della gioia
per riempire il loro vuoto abissale
Tutti avevano intorno un alone
ma non conoscevano il significato di quella parola in inglese.

sabato 19 agosto 2017

Le ferie d'agosto

Caldo, caldo nella norma, caldo africano.
Ai miei tempi (che non erano miei) il caldo era sempre lo stesso, non c'erano cicloni ed anticicloni e paracicloni.
Le mie ferie coincidono quasi sempre col picco del calore immenso. Non me ne curo perchè con l'aria condizionata, le tapparelle chiuse e tutto il vicinato che sa che io sono al paese dei miei, e le scorte alimentari per due settimane, e le pareti insonorizzate, e lo splitter posizionato in maniera strategica per non far rumore nè acqua, nessuno penserebbe che sono chiuso in casa.
E invece.
Da quando il demiurgo che regola le nostre vite dall'altro ha capito che i social network non ci distraevano e dividevano abbastanza ha deciso di creare le serie tv. E qui il campo d'azione si è allargato a dismisura.
Mi stendo sul divano e sul mio servizio di streaming mi accorgo che ho più episodi che ore di vita rimanenti.
Per inaugurare il periodo di festa ne scelgo una tutta nuova, di cui non ho letto niente e di cui probabilmente non conosco il finale.
La comincio di pomeriggio ma potrebbe anche essere sera, dopotutto da casa mia non si intende la differenza. Non mi prende più di tanto, la terza puntata parla di un ladro che approfittando dell'asenza del proprietario entra in una casa disabitata per derubarla. Anche in quella puntata è agosto, anche in quella puntata è tutto chiuso, anche in quella puntata il proprietario non è uscito realmente di casa, anche in quella puntata..ahia!
Mi sveglio dopo non so quanto tempo. Legato polsi e caviglie, con un gran mal di testa e presumibilmente un bel bernoccolo. Davanti a me, placido e tranquillo, quello che con ogni possibilità è la ladra che voleva rapinare casa mia. Stranamente è donna, o per fortuna, perchè se lo avessi raccontato o scritto sul mio blog mi avrebbero risposto che la cosa è altamente improbabile, e di consequenza più originale, però potrei essere tacciato di sessismo, così per prima cosa le chiedo :
-Sei donna?
-A te cosa  sembro?
Ok, la risposta è esatta. Solamente mi aspettavo un ladro maschio. Ma ormai c'è la parità e le quote rosa anche in questo settore, non penserai che le lotte degli anni 70 siano andate a farsi fottere?
In una certa misura...
-Ho sete, potresti darmi qualcosa da bere? Considerando che si tratta di roba mia...
-The freddo o limonata?
-Una cosa che unisca entrambi i sapori, the freddo al limone.
-Arriva subito.
Bevo dal bicchiere con la cannuccia, avendo le mani legate. Almeno la sete per un po' si è calmata.
Chiedo alla mia ospite improvvisa (ommioddio, cosa penserà di tutto questo disordine) perchè ha scelto proprio casa mia. Semplice, mi aveva studiato per bene, aveva parlato col portiere (figlio di puttana) fingendosi agente immobiliare, aveva raccolto informazioni sul vicinato che ovviamente le avevano detto sarei andato in vacanza dai miei. Almeno la mia bugia aveva funzionato, addirittura si era diffusa all'esterno del palazzo. E poi dicono che oggi non c'è dialogo.
-Allora, cosa vuoi rubare?
-Mah, non so, tu cosa hai da offrire?
-Se ti va per stasera avevo in mente pennette panna e salmone alla vodka, con un po' di sedano.
-Ma è una ricetta vecchia di secoli! Quando ho fatto l'alberghiero dieci anni fa era già fuori moda!
-Allora visto che sei esperta, cucina tu qualcosa...
-Non è un problema...
Se ha fatto dieci anni fa l'alberghiero ha tra i 24 e i 29 anni, salvo bocciature. Certo che se mi diceva "mi sono diplomata dieci anni fa" oppure "l'ho iniziato dieci anni fa" rendeva la comprensione più facile a me e a voi, ma tant'è.
-Almeno mi liberi le mani?
-Per cosa?
-Per mangiare...
-Ci sono altre cose che mi interessa fare, piuttosto che mangiare, ed una in particolare non ha bisogno di mani per essere compiuto, o almeno non delle tue...
La vedo avvicinarsi a me, sbottonandosi i pantaloni. Si, si tratta di sesso come avrete già capito. Pare che funzioni come catalizzatore dell'attenzione e così probabilmente arriverete alla fine della storia.
Rimane in canotta e slip, e una volta accanto a me si mette ad armeggiare col mio boxer, dal quale già fuoriusciva un membro più che discreto, stracciandolo e buttandolo via come uno straccio (quale era dopotutto, per fortuna che l'avevo messo pulito in mattinata). Senza nemmeno togliersi gli slip si autointroduce il mio pene dentro, chiudendo gli occhi e mugolando tra sè e sè. Non sapevo che alcune ladre unissero l'utile al dilettevole. Se ne va via appena raggiunto il suo orgasmo, lasciando il mio ben lontano dal venire (ahaha, hai fatto il doppio senso). Chiedo di essere liberato e lei acconsente. Vado in bagno, lei va nell'altro e dopo la mia e la sua doccia siamo in cucina. Lei armeggia ai fornelli, mi dice di rilassarmi, che ormai il colpo è andato male, e che non mi ruberà nulla. Io le dico che è il caso di brindare allora, e lei mi consiglia di far decantare un po' di rosso, che si addice al piatto che preparerà. Fortuna che ho un Montepulciano d'Abruzzo del 2015 in dispensa. Lo apro e lo verso nel decanter. La cena è già pronta. Farfalle al salmone e panna, senza vodka. Verso il vino alla mia ladra cuciniera. Lo beve d'un sorso.
-Tu non bevi?
-No, sto seguendo una cura che non mi permette l'uso di alcolici...
-Oddio non avrai mica una malattia?
-Me lo chiedi perchè lo abbiamo fatto senza protezioni?
-Certo.
-Tranquilla. Tu piuttosto come stai?
-Bene.
-Sicura?
Il veleno per topi che avevo messo nel vino ci metteva un po' a fare effetto, ma prima o poi ce l'avrebbe fatta ad ammazzare la mia ladra. La vidi dapprima con la vista annebbiata, poi senza forze nemmeno per chiedermi cosa stesse succedendo, poi la vidi stramazzare col viso nella pasta al salmone.
La rialzai, le ripulii il bel viso con la lingua, assaporando così un altro po' di condimento che era davvero buono, la presi in braccio, la portai sul mio letto e la spogliai. Era ancora calda. Mi sarei preso l'orgasmo che mi aveva negato, anche al costo di essere tacciato di necrofilia. La scopai così senza pietà, arrivandole copiosamente dentro. Dopotutto il rischio di una gravidanza indesiderata probabilmente non si poneva più.
A pensarci bene la vita reale poteva essere più interessante di una serie tv.